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Ecogiustizia subito a Potenza per sollecitare la bonifica del SIN di Tito

21/01/2026



Da oltre vent’anni dall’istituzione del Sito di Interesse Nazionale (SIN) dell’area industriale di Tito scalo (PZ) – comprendente le aree ex Liquichimica ed ex Daramic – la sua bonifica e riconversione industriale restano ferme sulla carta, ostaggio di lentezze, ritardi e promesse mancate. Suoli e falde sotterranee continuano ad essere contaminati da fosfogessi, residui di concimi, fanghi di depurazione, scorie industriali, amianto e composti organici clorurati, a scapito della salute dei cittadini e dei lavoratori delle 18 realtà produttive ancora presenti.


Questa mattina, allo scopo di chiedere “Ecogiustizia subito”, denunciare l’immobilismo delle istituzioni e sollecitare un’azione decisa, le associazioni ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera hanno organizzato un flashmob in piazza Prefettura a Potenza. L’iniziativa si inserisce nella seconda tappa della II edizione della campagna nazionale “Ecogiustizia Subito – In nome del popolo inquinato”, che attraversa i luoghi simbolo dell’Italia segnata da inquinamento e ingiustizia ambientale e sociale. Il flashmob ha trasformato la piazza in una “fermata dell’ecogiustizia” per rappresentare l’attesa di oltre 20 anni. I partecipanti hanno mostrato i “justice ticket” con la data 2002 (anno di perimetrazione del SIN di Tito), mentre un controllore ha chiesto i titoli di viaggio, tentando di multare chi ne era sprovvisto. Ma la domanda centrale – perché la bonifica non è mai arrivata? – ha spiazzato il controllore, che si è poi unito alla richiesta di ecogiustizia.


All’azione simbolica seguirà nel pomeriggio (ore 16:00) presso il “Cecilia – Centro per la creatività” di Tito (PZ) la presentazione del “Patto di Comunità”, con sei priorità di intervento indicate dalle associazioni per restituire un futuro al “popolo inquinato”:
1) Rendere immediatamente operativa la sorveglianza sanitaria per i lavoratori e i residenti (il sito dista a soli 4,5 km dal centro abitato) con programmi di prevenzione, screening e informazione pubblica.
2) Completare le attività di caratterizzazionemessa in sicurezza e bonifica, con risorse economiche dedicate, prevenendo l’ulteriore diffusione degli inquinanti e garantendo trasparenza sui dati, monitoraggi ambientali continui e accessibili alle comunità locali.
3) Promuovere la riconversione industriale del SIN puntando su produzioni pulite, sicure, innovative, coerenti con la transizione ecologica e digitale (prediligendo settori come la meccatronica, l’automazione industriale, la componentistica per la mobilità sostenibile, le rinnovabili, il recupero/riciclo dei materiali e la gestione sostenibile dei rifiuti industriali non pericolosi).
4) Tradurre bonifica e riconversione in lavoro stabile e di qualità, con clausole sociali vincolanti e percorsi di formazione rivolti ai lavoratori locali e agli ex addetti delle attività industriali dismesse.
5) Creare una governance unitaria e stabile tra Stato, Regione, enti locali, ISPRA/ARPA e parti sociali, con tempi certi e una visione condivisa, per una riconversione industriale sostenibile che tuteli la salute e permetta lo sviluppo territoriale.
6) Promuovere la partecipazione attiva di cittadini, associazioni e imprese, per essere protagonisti nella progettazione e realizzazione di bonifica, tutela della salute e riconversione industriale.


“I 57 ettari contaminati del SIN di Tito, di cui non risulta completata nessuna bonifica né dei suoli né della falda (dati MASE, marzo 2025), devono trasformarsi da piaga nazionale in laboratorio di sviluppo sostenibile, ambientale, sociale ed economico territoriale  spiegano le associazioni –.  Ci sono voluti oltre vent’anni affinché si arrivasse alla firma di un protocollo d'intesa per l'istituzione di un tavolo tecnico permanente per il coordinamento delle procedure di bonifica del sito, ora non se ne aspettino ulteriori e si risolva una grave emergenza ambientale e sanitaria della Basilicata e del Paese intero. Si proceda con urgenza all’attuazione degli interventi, a partire dalle sei priorità individuate, utilizzando anzitutto i 12 milioni di euro stanziati dal MASE nel dicembre 2024. Sia la bonifica del SIN l'occasione per attivare nuove politiche industriali nell'ottica della transizione ecologica per vincere insieme la sfida ambientale e sociale”.


L’impatto sanitario. Nel primo rapporto SENTIERI sul SIN di Tito Scalo erano stati osservati eccessi di mortalità per malattie respiratorie nella popolazione maschile e per tumore del colon-retto in quella femminile. Il sesto e ultimo rapporto conferma invece un aumento di mortalità per tumore del colon-retto negli uomini e un incremento dei ricoveri tra le donne, patologia associata a esposizioni chimiche ambientali. Il tumore del fegato, patologia associata con la presenza di discariche, è invece in eccesso sia nella mortalità sia nei ricoveri della popolazione maschile. 


Un patrimonio da cui ripartire. Secondo le associazioni, la storia del SIN di Tito (PZ) può essere riscritta puntando su rigenerazione economica, ecologica e sociale, valorizzando competenze ed esperienze già presenti sul territorio. Un ruolo centrale è svolto dal Terzo Settore locale, con 17 organizzazioni iscritte al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, attive nel sostegno ai più fragili, nella promozione culturale, nell’educazione ambientale e nella partecipazione civica. Accanto a questo tessuto sociale crescono iniziative di agricoltura sociale, percorsi educativi e ambientali, sperimentazioni di green jobs e Comunità Energetiche Rinnovabili, insieme a progetti strategici per la transizione ecologica, come l’idrogeno verde e l’autoproduzione energetica da fonti rinnovabili.


 


Il SIN dell’area industriale di Tito Scalo, inserito nel Programma Nazionale di Bonifica nel 2001 e perimetrato nel 2002, è stato ridotto da circa 430 a 57 ettari dopo successive riperimetrazioni (l’ultima nel 2023). Parzialmente interessato dal Torrente Tora lungo il margine settentrionale, l’area presenta una lunga storia industriale avviata alla fine degli anni Sessanta con la Chimica Meridionale S.p.A. che, al momento dell’inclusione nel SIN, risultava in gran parte dismessa, in stato di abbandono e con presenza diffusa di rifiuti. All’interno del SIN ricadono l’area ex Liquichimica, già destinata alla produzione di fertilizzanti fosfatici, e l’area ex Daramic, in passato adibita alla produzione di separatori per batterie. Quest’ultima è protagonista di un rilevante procedimento giudiziario, responsabile di una grave contaminazione della falda da tricloroetilene e altre sostanze cancerogene; dopo la chiusura, l’area è passata nel 2014 alla Step One S.r.l., che non ha avviato alcuna bonifica prima del fallimento (la procedura fallimentare ad oggi non è ancora conclusa) lasciando incompleti gli interventi nonostante i fondi pubblici stanziati. Nel giugno 2025 la Procura di Potenza ha disposto il sequestro preventivo del sito nell’ambito di un’indagine per inquinamento ambientale. Secondo l’accusa, le sostanze pericolose non sarebbero mai state rimosse, causando una contaminazione della falda oltre i limiti di legge. Sono indagate 13 persone, tra dirigenti delle società coinvolte e funzionari pubblici, per omissioni negli obblighi di bonifica e tutela ambientale e per il reato di disastro ambientale. Tornando al SIN, durante l’attività industriale, parte di questo è stata utilizzata come discarica di fosfogessi, che hanno dato origine a un banco gessoso esteso per circa 3 ettari e spesso fino a 4 metri; inoltre, tra il 1987 e il 1990 sono state realizzate trincee per lo stoccaggio di circa 17.000 m³ di fanghi di depurazione. Infine, sono presenti nel SIN strutture e serbatoi dismessi, capannoni con coperture in cemento-amianto in avanzato degrado, materiali dispersi.


Prossime tappe: Dopo le prime due tappe a Piombino (Toscana) il 26 novembre e quella odierna in Basilicata, la II edizione di “Ecogiustizia subito, in nome del popolo inquinato” prosegue il suo viaggio per affermare la giustizia ambientale nei SIN, chiedendo bonifiche con tempi certi, l’applicazione del principio di “chi inquina paga”, il diritto alla salute e una transizione ecologica a tutela dello sviluppo dei territori. Le prossime tappe: in Sardegna (Sulcis-Iglesiente-Guspinese) il 24 febbraio, in Umbria (Terni-Papignano) l’11 marzo, nel Lazio (bacino del fiume Sacco) il 15 aprile e in Friuli-Venezia Giulia (Caffaro di Torviscosa) il 14 maggio.




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