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Attentato a Sigfrido Ranucci, indagato Valter Lavitola come presunto mandante

6/07/2026



C'è un nuovo indagato nell'inchiesta sull'attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto nell'ottobre 2025 a Pomezia, alle porte di Roma. La Procura della Capitale ha iscritto nel registro degli indagati l'imprenditore ed ex editore Valter Lavitola, per metà originario della Basilicata perchè suo padre era di Noepoli, paese nel quale anche lui ha avuto la residenza per un po' di anni; è ritenuto dagli investigatori il presunto mandante dell'azione dinamitarda compiuta all'esterno della villetta in cui il conduttore di Report vive con la propria famiglia. Nei giorni scorsi, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati hanno eseguito una perquisizione nell'abitazione di Lavitola. Durante l'operazione sono stati sequestrati il telefono cellulare e il computer dell'indagato, dispositivi che gli inquirenti stanno analizzando alla ricerca di elementi utili a ricostruire il movente dell'attentato. Al momento, infatti, resta ancora da chiarire cosa abbia spinto i presunti responsabili a organizzare il blitz. Secondo gli investigatori, Lavitola avrebbe avuto un ruolo nell'organizzazione dell'attacco, ma il quadro relativo alle motivazioni è ancora oggetto di approfondimento. Lavitola è indagato insieme ai quattro presunti esecutori materiali dell'attentato, raggiunti la scorsa settimana da un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Roma. A tutti vengono contestati, in concorso, i reati di detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di ordigno esplosivo, oltre a minaccia e danneggiamento, con l'aggravante del metodo mafioso. Nel corso delle indagini è emerso anche un precedente rapporto tra Lavitola e Ranucci: nel 2023 il quotidiano Il Riformista aveva pubblicato una fotografia che ritraeva i due insieme nel ristorante romano dell'imprenditore. Secondo quanto ricostruito dalla Procura, il gruppo incaricato di eseguire l'attentato sarebbe stato reclutato attraverso un intermediario. Nelle intercettazioni ambientali riportate nell'ordinanza del gip, i componenti della banda fanno riferimento a un misterioso "quello", la persona che avrebbe promesso e versato alcune migliaia di euro per portare a termine l'azione.


I quattro arrestati sono stati rintracciati tra le province di Napoli e Avellino. Si tratta di Pellegrino D'Avino, residente ad Avella, della moglie Marika De Filippi, posta agli arresti domiciliari, di Saverio Mutone, residente a Sperone, e di Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano e ritenuto dagli investigatori uno dei capi del gruppo. Per il giudice, nei loro confronti sussistono "elementi gravi, precisi e concordanti" che dimostrerebbero la partecipazione di ciascuno all'attentato, con ruoli differenti ma determinanti, in cambio di un compenso economico.


Secondo gli atti dell'inchiesta, sarebbe stato D'Avino a mantenere i contatti con l'intermediario. Le carte dell'indagine riferiscono inoltre che il referente del gruppo avrebbe preso contatti con "un soggetto terzo, evidentemente il mandante o chi agiva per suo conto", il quale, dopo l'attentato, si sarebbe reso disponibile a favorire la fuga temporanea degli esecutori, mettendo a disposizione denaro, carte di pagamento ricaricabili e modalità operative utili a eludere le investigazioni. Dopo gli arresti, Sigfrido Ranucci è stato ascoltato in Procura come persona informata sui fatti. Al termine dell'audizione, il giornalista ha spiegato che gli investigatori stanno seguendo ogni possibile pista. «Al momento gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi e stanno lavorando a 360 gradi», ha dichiarato Ranucci. «Mi hanno chiesto innanzitutto se conoscessi le persone arrestate e abbiamo ripercorso alcune delle vecchie inchieste di Report che hanno riguardato l'area geografica in cui vivevano i componenti della banda».




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