Ciao Renato,
ora che sei volato via da ogni tua età e da ogni luogo nel quale ti riconoscevi per rinascere nel tempo e nello spazio infiniti, cercherò di vestire di parole le emozioni – tante- che mi stanno attraversando da questa mattina. Mi consola che molte delle cose belle che ho sempre pensato di te io sia riuscita a dirtele durante le nostre ultime telefonate a maggio; durante quelle nostre ultime chiacchierate in cui non avevo idea della tempesta che, da lì a pochi giorni, avrebbe travolto te, la tua amata famiglia e i tanti amici che ora accompagnano queste ore con smarrimento e profondo dolore.
Caro Renato, cercherò di non commettere l'errore di parlare di me per ricordarti ma, sai, potrebbe essere un peccato perdonabile perchè dimostrerebbe una verità semplice quanto illuminante: non siamo isole, esistiamo in virtù delle relazioni che intessiamo con le persone che incontriamo.
E, per te, Renato, questa è una doppia verità: le persone non le hai solo incontrate, non le hai solo amate e con tanti non hai solo costruito rapporti straordinari di amicizia, amore, fratellanza vera; le persone tu le hai raccontate, le hai spostate dal cono d'ombra nel quale spesso si trovavano e hai dato loro voce. Lo hai fatto con i tuoi ''Lucani Altrove'' e lo hai fatto con i tanti lucani ''qui, ora'' con le battaglie di una terra che non hai mai smesso di scoprire, di amare, di comprendere.
E' stato uno dei tuoi grandi insegnamenti: le storie prima di tutto.
E per il cronista, lo scrittore: un passo indietro. Ancora: tanto studio; la conoscenza al primo posto. La pratica, le suole consumate delle scarpe, la verifica, perchè una telefonata in più non guasta mai; meglio un falso allarme che una negligenza. Raccontavi sempre l'importanza della lettura. «Quando qualcuno viene da me con un libro che ha scritto la prima cosa che chiedo è ''qual è l'ultimo libro che hai letto?''. Ci sono troppi scrittori che leggono poco. Ma non si può imparare a correre prima di imparare a camminare» dicevi.
Quanti insegnamenti ci hai lasciato, caro Renato. Sei stato il mio punto di riferimento per le nostre ''lezioni private'' di deontologia. Attraversando stagioni in cui il giornalismo è cambiato in maniera repentina fino ad arrivare a oggi, alla comunicazione usa e getta dei social, alle notizie sacrificate sull'altare dei like e delle views, alle fake news diventate vangelo e agli opinionisti che ''squittiscono ad ogni ora un nuovo vero'', hai insegnato l'importanza, quando occorre, del diritto all'oblio. E, con più fermezza e costanza, la necessità del dovere di non abbandonare le storie all'oblio.
''Oblio'': quanto abbiamo ragionato su questa parola!
Accanto a me c'è una luna di cartapesta. E' stata mia madre a ricordami di averla ancora. La realizzammo nel 2019, l'anno in cui la Basilicata, con Matera, fu al centro dell'Europa. Tu macinavi chilometri per presentare il tuo nuovo libro dedicato a Rocco Petrone, a 50 anni dall'allunaggio. Ti ospitammo anche a Senise.
Sotto la luna gibbosa calante di questa sera di inizio luglio, avvolti da un cielo calmo, io ti immagino con Rocco, in orbita, a soddisfare qualche curiosità rimasta finora senza risposta. Dalla terra alla luna. E ancora più in alto.
Grazie, caro Renato. Grazie per tante cose, una su tutte: per quello che hai fatto per il mio paese. Nel momento più buio tu eri qui, 40 anni fa. Ed eri qui anche 20 anni fa, con quella straordinaria diretta a vent'anni dalla tragedia di collina Timpone. Saresti stato qui ancora.
Non dimenticherò mai la passione, la curiosità, la discrezione, la sensibilità e la competenza con la quale hai sempre accompagnato le storie. Con la professionalità di un grande giornalista; con la perizia narrativa di un grande scrittore; con l'empatia di un grande uomo.
Mariapaola Vergallito