Strage di Amendolara, la difesa: ''Movente personale, non caporalato''. Il 4 luglio la Cei ad Amendolara
24/06/2026
Al Tribunale del riesame di Catanzaro, gli avvocati Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli, difensori di Safeer Ahmed e Ali Raza, hanno chiesto una diversa lettura dei fatti e un’attenuazione delle misure cautelari. I due 31enni pakistani sono detenuti con l’accusa di aver ucciso quattro braccianti bruciati vivi il primo giugno ad Amendolara: Waseem Khan (29), Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27), tutti tra Pakistan e Afghanistan. Secondo la difesa, il movente non sarebbe legato al caporalato o allo sfruttamento lavorativo, come sostenuto dalla Procura di Castrovillari, che ha invece chiesto la conferma della detenzione e delle aggravanti. Gli avvocati parlano di una ricostruzione alternativa basata su contrasti personali e un violento alterco avvenuto prima dei fatti, con lanci di pietre e bottiglie. I giudici si sono riservati la decisione. Nel frattempo, il territorio si prepara a una risposta istituzionale contro il caporalato: il 4 luglio ad Amendolara si terrà l’incontro “Per un lavoro libero, dignitoso e sicuro”, promosso dalla Conferenza episcopale calabra e dalla Chiesa locale. L’iniziativa, che prevede momenti di commemorazione e confronto, vedrà la partecipazione di rappresentanti della Chiesa, delle istituzioni e del mondo sociale per riflettere sulla tutela dei lavoratori più vulnerabili.
Non con i miei soldi. Non con i nostri soldi di don Marcello Cozzi
Parlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua