"I tragici fatti di Amendolara, oltre ad essere di una atrocità e disumanità inaudita, sono l'ennesima dimostrazione di come il caporalato nel Metapontino sia strutturato e radicato. I braccianti bruciati dai caporali con sede a Villapiana erano impiegati nelle campagne di Scanzano e della costa ionica lucana, un territorio dove le maglie dell'illegalità sono sempre più intricate tra organizzazioni criminali locali e quelle delle regioni limitrofe, come Puglia e Calabria. Per questo motivo chiediamo la convocazione urgente in prefettura del tavolo della Sicurezza e del caporalato. Serve un'azione congiunta di organizzazioni datoriali, istituzioni regionali, sindacati e forze dell'ordine affinché episodi del genere non si verifichino più".
Lo afferma il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega. "Il fatto che le atrocità di Amendolara si siano verificate a ridosso dell'80esimo anniversario della Repubblica italiana, quella stessa Repubblica fondata sul lavoro - continua Mega - rende ancora più stridente la retorica sul lavoro e sull'aumento dell'occupazione al Sud. Nel Mezzogiorno siamo tornati al 1800, alla pre-industrializzazione. Il lavoro nero, specie in agricoltura, resta una piaga sociale che va assolutamente estirpata e che può essere sconfitta solo prendendo atto che le politiche di prevenzione fino a questo momento utilizzate sono deboli e inappropriate. Il lavoro nel nostro Paese è sempre più precario e sfruttato, fino a vere e proprie forme di nuova schiavitù. Bisogna dire basta a questa disumanizzazione del lavoro e andare oltre l'indignazione, squarciando quel velo di omertà che riguarda tutti: politica, istituzioni e imprese.
Per questo è necessaria una presa di coscienza anche delle imprese agricole, la maggioranza delle quali ricorre a manodopera straniera. Bisogna che le organizzazioni datoriali siano in prima linea per contrastare lo sfruttamento della manodopera in agricoltura, che danneggia tutto il territorio lucano a partire dalle stesse imprese agricole che vivono nel rispetto della legalità. Me c'è dell'altro.
I tragici fatti di Amendolara oggi, la strage dei braccianti pakistani lo scorso ottobre, quando persero la vita in un incidente sulla fondovalle dell'Agri, ammassati in dieci in una multipla omologata per sette, e i recenti arresti tra la Val d'Agri e il Metapontino, con decine di braccianti trovati in condizioni disumane e salari da fame, ancora una volta mettono in evidenza come il cosiddetto Decreto Flussi per l’ingresso di lavoratrici e lavoratori stranieri oltre ad essere palesemente inefficace continua a produrre irregolarità e ingiustizie. Non è mai stato uno strumento per garantire ingressi legali e sicuri perché si basa sull’incrocio tra domanda e offerta di lavoro a distanza. La mancanza di trasparenza e l’opacità dei meccanismi di intermediazione continuano a lasciare migliaia di persone nelle mani di sfruttatori e soggetti senza scrupoli, come dimostrato dai terribili fatti degli ultimi mesi".
foto di repertorio su operazioni contro il caporalato