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| Monte Sirino: rilanciare la grande montagna lucana tra natura, storia e futuro |
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23/01/2026 |
|  Nel cuore dell’inverno, quando la neve copre le vette e l’aria di montagna porta un senso di silenzio e purezza, il Monte Sirino si conferma una delle montagne più iconiche del Sud Italia. Incastrato tra il massiccio del Pollino e l’Appennino lucano, il Sirino è “la montagna dell’acqua”: da qui nascono il fiume Noce e il fiume Sinni, insieme a numerosi torrenti. Dalla vetta, nelle giornate limpide, si apre un balcone sul Mar Tirreno, mentre ai piedi delle grandi vette giace, di inverno, il lago ghiacciato più a sud del Mediterraneo. Negli anni, il Sirino ha conosciuto tentativi di valorizzazione, come quelli promossi dal compianto Fabio Limongi, cui è stata dedicata una vetta, e la costruzione di alcune strutture oggi chiuse o degradate. Tuttavia, la volontà di rilanciare la montagna non si è spenta. È un grido che arriva da chi, come Antonio Cirigliano, operatore locale, crede nel futuro del Sirino e propone azioni concrete: «Il Monte Sirino non è solo sci – afferma Cirigliano – È escursionismo, trekking, ciaspolate, albe e tramonti in quota, attività per famiglie e scuole, eventi culturali, sportivi e naturalistici. Un turismo lento, sostenibile e rispettoso».
Negli ultimi mesi sono state promosse escursioni guidate, iniziative per valorizzare il Lago Laudemio e proposte per una fruizione reale del territorio durante tutto l’anno. «Non prometto miracoli – aggiunge Cirigliano – ma ho una direzione chiara: ridare vita, dignità e futuro al Monte Sirino, coinvolgendo persone, idee ed energie sane. Una montagna abbandonata muore lentamente. Io ci credo ancora e continuerò a camminarci sopra, a parlarne, a difenderla, passo dopo passo, per chi verrà dopo di noi». Il Monte Sirino non cerca salvatori, ma custodi capaci di rispettarlo, viverlo e investire nella sua valorizzazione: un invito ad amare la montagna non solo come paesaggio, ma come risorsa viva e condivisa.
lasiritide.it

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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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