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Sanità, stop alle prestazioni SSN nel Vulture–Alto Bradano: l’allarme dell’Unione Sanità Convenzionata

3/01/2026



Con il fermo delle attività di Polimedica di Melfi, l’interruzione delle prestazioni sanitarie in regime di Servizio Sanitario Nazionale nel territorio del Vulture–Alto Bradano non è più una possibilità astratta, ma una realtà già in atto. A denunciarlo è l’Unione Sanità Convenzionata, che parla apertamente di un’emergenza sanitaria e sociale che sta colpendo cittadini, lavoratori e operatori sanitari. Secondo l’Unione, quando la sanità si interrompe non si fermano soltanto le agende e le prenotazioni, ma si spezzano percorsi di cura, viene meno la continuità assistenziale e aumentano le rinunce alle cure, con conseguenze sanitarie ed economiche che ricadono sempre sulle fasce più fragili della popolazione. Non si tratta, sottolinea l’organizzazione, di una controversia amministrativa o di un confronto tra documenti, ma di una crisi che incide direttamente sulla vita quotidiana delle persone e sull’equilibrio di un intero territorio. In questo quadro, l’Unione Sanità Convenzionata richiama il dovere istituzionale del Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, a intervenire e ad ascoltare il territorio. Il Sindaco di Melfi ha già richiesto un confronto ufficiale, così come le parti coinvolte nella vicenda, mentre cresce la mobilitazione dei cittadini, testimoniata da una petizione che si avvicina alle cinquemila firme. Nonostante ciò, l’emergenza continua ad avanzare e l’interruzione concreta delle prestazioni SSN è già una realtà, con un arretramento dei diritti che si consuma giorno dopo giorno. Per l’Unione è ormai indispensabile un confronto vero e immediato, capace di riportare la vicenda nel perimetro della responsabilità istituzionale e di superare confusione e inerzia. Viene chiesta la convocazione urgente di un tavolo ufficiale che coinvolga Regione, amministrazione comunale, azienda sanitaria, strutture accreditate, parti sociali e rappresentanti del territorio, con tempi certi, trasparenza e atti pubblici. L’opacità, viene sottolineato, produce solo sfiducia e quando la sfiducia riguarda la sanità si trasforma rapidamente in disgregazione e tensione sociale.


L’Unione Sanità Convenzionata critica inoltre un metodo che, a suo giudizio, sta spingendo verso una frattura profonda, basata su un aut-aut che non può trovare spazio nella gestione di un servizio pubblico essenziale. La sanità, affermano, non si governa con l’intimidazione né mettendo un territorio, le imprese sanitarie e i pazienti con le spalle al muro.


Quando un servizio pubblico si interrompe, l’effetto non è mai neutro: chi può permetterselo paga di tasca propria, chi non può rinuncia alle cure, mentre le disuguaglianze si accentuano. Secondo l’Unione, questo è il momento in cui le istituzioni possono dimostrare di saper stare dalla parte della comunità, perché non esiste neutralità quando le cure si fermano e nessuna narrazione alternativa può cancellare una emergenza già in atto. Il Presidente della Regione, viene ribadito, ha ancora la possibilità di assumere direttamente la gestione della crisi ed evitare che la situazione si risolva in modo irreversibile, con danni profondi per cittadini, lavoratori e imprese. La richiesta che arriva dal territorio non è più un semplice appello, ma una domanda di responsabilità e di decisioni trasparenti, verificabili e tempestive. Il Vulture–Alto Bradano, conclude l’Unione Sanità Convenzionata, non può diventare una periferia abbandonata e la cura non può essere trattata come un privilegio o una concessione. È un diritto, e quando un diritto si interrompe l’urgenza non si discute, si affronta. Intanto, assicurano i promotori, l’impegno civico continuerà in modo civile e determinato, perché in gioco non c’è la polemica, ma la vita reale delle persone.




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