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Dazi Usa: Cia, la Basilicata rischia il 18% dell’export agro-alimentare

2/04/2025



L’agroalimentare “made in Basilicata” rischia di subire un duro colpo dall’introduzione dei nuovi dazi USA voluti da Trump. Con l’export agroalimentare lucano che incide per il 18% sul totale e punte del 25% per pasta e prodotti da forno. la Cia Basilicata lancia un allarme export agro-alimentare in una nota che riportiamo di seguito.
Nella guerra commerciale che rischia di aprirsi con l’arrivo dei dazi di Trump ci sono prodotti dell’agroalimentare “made in Basilicata” in pericolo: l’export agroalimentare lucano negli Usa incide per il 18% di quello totale con pasta e prodotti da forno al 25% e vini e bevande al 24%. Sono dati diffusi dalla Cia-Agricoltori (presentati in occasione della X Conferenza Economica) sottolineando che la nuova situazione ha un peso sulla performance delle vendite delle nostre produzioni alimentari all’estero (certificate dall’Istat) che ha segnato a fine 2024 un più 18,7% rispetto al 2023. Un anno d’oro per l’alimentare “made in Basilicata” proiettato verso nuovi mercati esteri. Altro dato positivo strettamente intrecciato è l’export di prodotti agricoli con il 3,5% in un anno. E’ l’agroalimentare lucano – sottolinea la Presidenza Cia Potenza-Matera – che ha consentito un margine di recupero rispetto al tonfo dell’export delle auto prodotte a Melfi che registrano il meno 63,4% in un anno. Cia evidenzia che la regione si distingue per una varietà di prodotti certificati che contribuiscono non solo alla sua economia, ma anche al patrimonio culturale ed enogastronomico italiano. In particolare, si contano 19 prodotti riconosciuti, tra cui 13 alimentari e 6 vini, che posizionano la Basilicata al diciannovesimo posto tra le regioni italiane per numero e valore di produzioni DOP e IGP certificate dall’Unione Europea. Il comparto agroalimentare specifico, che comprende i prodotti DOP e IGP, è valutato 2,5 milioni di euro, mentre quello vitivinicolo, incluso i vini DOC (Denominazione di Origine Controllata), DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) e IGT (Indicazione Geografica Tipica), raggiunge i 13 milioni di euro. La rete di operatori interessati è composta da 728 soggetti, suddivisi tra 448 nel settore vinicolo e 280 in quello alimentare. Con una distribuzione settoriale che vede l’84% dedicato al vino, il 13% ai formaggi, il 2% agli ortaggi e lo 0,6% all’olio, la Basilicata si conferma una regione dalla forte vocazione agricola e vinicola. A questi si sommano tre specialità tradizionali garantite (STG) nazionali e due Bevande Spiritose IGP regionali, per un totale di 24 indicazioni geografiche.
“Serve un’azione diplomatica forte per trovare una soluzione e non compromettere i traguardi raggiunti finora - dichiara il presidente nazionale Cia Cristiano Fini - l’export agroalimentare negli Usa è cresciuto del +158% in dieci anni e oggi gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato di riferimento mondiale per cibo e vino made in Italy con 7,8 miliardi di euro messi a segno nel 2024”. Secondo Fini, “l’Italia può e deve essere capofila in Europa nell’apertura di un negoziato con Trump, visto che abbiamo anche più da perdere. Gli Usa, infatti, valgono quasi il 12% di tutto il nostro export agroalimentare globale, mettendoci in testa alla classifica dei Paesi Ue, molto prima di Germania (2,5%), Spagna (4,7%) e Francia (6,7%)”. Ecco perché “bisogna agire e fare di tutto per contrastare l’effetto deflagrante dei dazi Usa alle porte, tra danni enormi a imprese e cittadini, dilagare dell’Italian Sounding e spazi di mercato a rischio occupazione da parte di altri competitor. A partire proprio dai prodotti e dalle regioni più esposti verso Washington”, conclude Fini.

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