L’incontro promosso a Castelluccio Inferiore dall’”Osservatorio Ambientale Valle del Mercure” ha avuto, ancora una volta, lo scopo, ampiamente previsto, di avallare su presunte basi scientifiche – ma il termine è tanto esagerato, quanto fuori posto- la compatibilità ambientale della Centrale del Mercure, la cui attività sarebbe risultata del tutto ininfluente sulla qualità dell’aria della valle. Dati inattendibili e autoreferenzialità, che con la scienza, quella vera, non hanno nulla a che spartire. C’è da aspettarsi che si arriverà a certificare che gli inquinanti inevitabilmente emessi dalla combustione di 350.000 tonnellate l’anno di alberi – particolato, metalli pesanti, VOC, ecc. -, impossibili da bloccare, viste le loro dimensioni, da parte di filtri industriali, quell’aria la migliorano addirittura. Senza dimenticare i gas di scarico dei TIR che trasportano la biomassa. La scienza è però una cosa che mal si presta a questo “gioco delle tre carte”. Infatti, un criterio preliminare e fondamentale per l’attendibilità di dati che vengano presentati o pubblicati è quello dell’assenza di conflitto di interessi.
Chi, cioè, li offre a pubbliche valutazioni, non dovrebbe avere utilità/interesse a dimostrare tesi preconcette. E qui il conflitto di interesse è grande come una casa, anzi, come un palazzo, essendo l’Osservatorio finanziato, fin dalla sua creazione, dai proprietari della Centrale e gestito da rappresentanti di amministrazioni che, sempre dai proprietari della Centrale, hanno ricevuto, negli anni, milioni di euro.
Già questo dovrebbe chiudere ogni discorso. Almeno di natura scientifica. E’ poi solo il caso di ricordare, per l’ennesima volta, che anche le modalità di raccolta dei dati, a cominciare dai siti di posizionamento delle centraline, sono del tutto inattendibili, non essendo state precedute da alcuno studio serio sul microclima della valle, a cui si è sostituito, a suo tempo, quello relativo alla…valle di Latronico! Ma di che parliamo, anzi, di che parlano! Si tratta piuttosto di interessi economici che costringono il Parco e chi lo abita a subire un grave e pericoloso arbitrio, che confligge anche con uno sviluppo economico-occupazionale basato sulla naturale vocazione dell’area protetta più grande e bella d’Italia.
Forum “Stefano Gioia” delle Associazioni e Comitati Calabresi e Lucani per la tutela della Legalità e del Territorio