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| ''Il problema non sono gli errori, ma l’inadeguatezza'': La Grotta rompe il silenzio sugli arbitri |
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5/10/2026
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| Tacere, continuare a collaborare dietro le quinte e non esternare agli organi di stampa, ai tifosi e agli appassionati di sport le problematiche che ormai si ripetono domenica dopo domenica a seguito delle direzioni arbitrali non mi è più possibile. Dopo diversi anni di silenzio mantenuto con rispetto nei confronti di quella che un tempo è stata anche la mia associazione, ritengo doveroso espormi e porre fine a quella che viene definita “collaborazione costruttiva”. Sia chiaro, l’ultimo posto in classifica non ha nulla a che vedere con queste dichiarazioni. Due anni fa ci siamo salvati ai play-out e, nonostante le difficoltà, non ho mai utilizzato gli arbitri come alibi né ho portato all’esterno delle sedi competenti le mie rimostranze. Prima di essere preparatore atletico e allenatore, sono stato arbitro per oltre quindici anni. So perfettamente quanto sia necessario accettare l’errore tecnico di una terna arbitrale, esattamente come si deve accettare quello di un proprio calciatore. Quello che non posso più accettare però, è ciò che ritengo essere un problema ben più grave, l’inadeguatezza, accompagnata troppo spesso da atteggiamenti di supponenza che a mio avviso si riscontra ormai con una frequenza preoccupante. Nel calcio lucano tutti conoscono le difficoltà che il movimento arbitrale sta attraversando e sono sempre più numerose le società che manifestano perplessità sul livello delle direzioni di gara. La situazione è arrivata a un punto paradossale dove a fine partita, in diverse occasioni, sono persino le società che hanno vinto a dover rincuorare quelle sconfitte per gli episodi arbitrali subiti. Per chi come me ha indossato quella divisa per tanti anni, tutto questo è mortificante e svilente. Mi chiedo allora, per essere rispettati e considerati bisogna necessariamente affrontare un campionato di Promozione con calciatori esperti, magari provenienti da altre regioni o da altri Paesi, capaci di esercitare una maggiore pressione sulla terna arbitrale? Noi affrontiamo il campionato con ragazzi giovani, molti dei quali vivono il calcio come una passione e non come una professione ma evidentemente ha ragione chi afferma che in questo modo è impossibile garantirsi delle eque direzioni di gara. Eppure siamo appena all’inizio di ottobre e le società affrontate fino a oggi non hanno mai creato particolari problemi, anzi devo ammettere che ho apprezzato molto la sportività dei dirigenti e calciatori avversari. Nonostante questo, troppo spesso assistiamo a terne arbitrali che sembrano andare in difficoltà anche in situazioni che dovrebbero essere gestite con normalità. Come mai? Semplice, perché quando in ogni ambito lavorativo si dà un po’ di lustro a qualcuno che non lo merita ma soltanto perché si è obbligati, ci si ritrova con delle persone che invece di sfruttare questa possibilità a loro concessa, si monta la testa e si crede anche di aver meritato quell'incarico. Proprio per questo motivo ritengo che sia arrivato il momento di parlare apertamente. Abbiamo segnalato situazioni documentate, anche attraverso fotografie e video, al presidente del CRA Basilicata, Musolino. Ci è stato assicurato che in presenza di documentazione certa, sarebbero stati presi provvedimenti. Eppure, in seguito, abbiamo continuato a vedere alcuni degli stessi arbitri scendere regolarmente in campo, sia nel campionato di Promozione sia in quello di Eccellenza. A questo punto è legittimo chiedersi quale sia l'utilità delle segnalazioni e del confronto se, davanti a episodi documentati, non si percepisce alcuna conseguenza. Non parlo soltanto di rigori concessi o non concessi, di espulsioni o di errori tecnici. Gli errori fanno parte dello sport e, come ho già detto, sono il primo a riconoscerlo. Parlo di episodi che riguardano il comportamento e l'interpretazione del ruolo. Arbitri che con la mano in tasca e addirittura il taccuino preso in mano per dare un ammonizione salvo poi reiterarla perché il calciatore era stato già ammonito e quindi non se l'è sentita di espellerlo (documentato e inviato), assistenti arbitrali che hanno risposto a tifosi e rivolto loro gesti o parole minacciose, un episodio nel quale, all'interno degli spogliatoi, un arbitro mi ha spinto mettendomi le mani addosso mentre ero entrato esclusivamente per cercare di calmare alcuni miei dirigenti che intendevano consegnare una richiesta scritta e che si erano visti rifiutare tale consegna (cosa vietata) e potrei continuare. Abbiamo anche incontrato situazioni nelle quali un direttore di gara, non conoscendo o non applicando correttamente una determinata procedura regolamentare, ci chiedeva di attendere la telefonata ai propri dirigenti per poter consultarsi. Non sono questi, a mio avviso, episodi che possono essere liquidati semplicemente come “errori arbitrali”. Non cerco risposte dall'associazione arbitrale, perché conosco bene il sistema e so che si finirà ancora una volta per difendere il proprio operato. Ma una domanda credo sia doveroso porla. Se gli arbitri disponibili non sono sufficienti e, fatta eccezione per pochi, pochissimi elementi di assoluto valore, non esiste un numero adeguato di direttori di gara e assistenti, in grado di dirigere questi campionati, perché non si dice semplicemente la verità? Perché non si affronta il problema con chiarezza? Se fosse necessario aumentare i costi a carico delle società per poter utilizzare arbitri provenienti da altre regioni, si potrebbe discutere anche di questa soluzione. Basta parlare con le società che disputano il campionato di Eccellenza quando ogni settimana attendono con la speranza di trovare nella designazione quei due arbitri provenienti da fuori regione previsti dal regolamento, piuttosto che affidarsi esclusivamente alla disponibilità locale. Qualcuno potrebbe obiettare che anche gli arbitri lucani sono preparati e capaci. Perfetto. Ma allora una domanda rimane: se abbiamo tanti arbitri validi, perché alla domenica sono sempre gli stessi a scendere in campo? Se dietro una designazione non c'è esclusivamente il merito ma una scelta dettata dalla necessità e dalla disponibilità, allora lo si dica apertamente. Le società ne prenderanno atto e con chiarezza, si potrà affrontare il problema. D’altronde i calciatori che non meritano vanno in panchina o tribuna e gli allenatori nel caso vengono esonerati. A questo punto, paradossalmente, preferirei vedere in campo ragazzi alla loro prima esperienza. Potrebbero sbagliare, certamente ma gli errori di chi sta imparando possono essere compresi e accettati. Quello che diventa molto più difficile da accettare è l'atteggiamento di chi, secondo quanto abbiamo riscontrato in diverse occasioni, sembra dimenticare che il ruolo dell'arbitro non è quello di esercitare un potere ma quello di garantire che una partita venga disputata nel rispetto delle regole, con equilibrio, autorevolezza e soprattutto rispetto per tutti.
Carlino La Grotta
Allenatore ACS 09 |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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