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La voce della Politica

Amatucci: “Sanità nel Senisese, serve una svolta”

12/09/2026

Con Delibera della Giunta Regionale n. 26 del 6 febbraio 2026, recante “Approvazione della proposta di Piano Socio-sanitario regionale 2026-2030, ai sensi della L.R 39/2001 art. 38 e della L.R 4/2007 art. 15 da sottoporre al Consiglio Regionale”, la Giunta Regionale ha adottato la proposta di Piano Regionale Integrato della salute e dei servizi alla persona ed alla comunità 2026-2030 ed i suoi allegati, che ha trasmesso al Consiglio Regionale per “ l’adozione definitiva”, che è di competenza dell’Organo Consiliare.
Trattasi di un documento molto atteso, preceduto da un lungo dibattito culturale e politico, che si è consumato attraverso anni di discussioni e confronti, considerato che l’ultimo Piano Sanitario Regionale (2012-2015) è stato approvato circa 15 anni fa e che, in ottemperanza alle disposizioni della L.R n. 39/2001 e soprattutto della L.R n. 2/2017, la Regione Basilicata, da tempo, era obbligata all’approvazione di un nuovo Piano, che tenesse conto della evoluzione della materia giuridica a livello nazionale e delle indicazioni del D.M n. 70/2015 e del più recente D.M n. 77/2022.
Il Piano, peraltro, è stato preceduto da una corretta impostazione metodologica, dettata con la D.G.R n. 70/2025, con la individuazione degli obiettivi generali, e con un dibattito politico serrato, anche all’interno della maggioranza, che aveva fatto affermare al Presidente della 4^ Commissione Consiliare Morea
“Il sistema sanitario regionale va riscritto” ( Il Quotidiano del Sud 14.6.2025) ed allo stesso Presidente del Consiglio Regionale Marcello Pittella, già Presidente della Giunta Regionale, che la L.R. n. 2/2017, da lui fortemente voluta, non aveva risolto i problemi della sanità lucana e bisognava andare al suo superamento.
Insomma sembrava fossero presenti tutti i presupposti per la rivisitazione della L.R n. 2/2017, fortemente avversata dal Centro Destra durante la campagna elettorale del 2019, che è una delle cause della mancata risposta politica alla emergenza sanitaria in Basilicata.
Il nuovo Piano, contemperando i precetti del D.M n. 70/2015 e del D.M n. 77/2022, avrebbe dovuto riformulare la programmazione sanitaria nella Regione Basilicata, proponendo, da una parte, una nuova, più organica organizzazione dell’assetto ospedaliero e , programmando, dall’altra, “ la definizione dei nuovi modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale”.
Invece, il Piano adottato, contrariamente ad ogni aspettativa, non interviene sull’assetto organizzativo della rete ospedaliera, che abbiamo individuato quale causa del fallimento della L.R n. 2/2017, e punta, ma solo sul piano concettuale e filosofico, alla prevenzione, alle cronicità, all’invecchiamento attivo, alla salute mentale, senza, allo stato, indicare mezzi e strumenti organizzativi ed operativi.
Tralasciamo, in questa sede, l’esame della proposta di Piano, peraltro ancora oggetto di discussione nella competente Commissione Consiliare Regionale, su cui bisognerà tornare in maniera organica in altra occasione, per focalizzare la nostra attenzione sulla organizzazione della sanità nel territorio del Senisese, che appare il più penalizzato dall’attuale quadro programmatico sanitario regionale e per il quale sarebbe auspicabile un’assunzione di responsabilità da parte della intera classe politica regionale, sia di maggioranza che di opposizione, per porre rimedio a quella che, nel tempo, è stata una vera e propria opera di demolizione dei servizi sanitari del territorio e che oggi è tra le concause più conclamate del fenomeno dello spopolamento e della inadeguatezza della risposta della politica alla offerta di garanzie, che pure la Costituzione offre a tutela e nei confronti di tutti i cittadini italiani.
Diciamo subito che il depotenziamento della sanità del Senisese ha origini antiche, per cui non può essere ascritto solo all’attuale gestione politica regionale, dalla quale, tuttavia, in virtù della delicatezza della materia, costituzionalmente garantita e della mancata risposta alle emergenze socio-sanitarie del territorio, era lecito attendersi come obiettivo il riequilibrio territoriale, che passasse attraverso una riprogrammazione, con la finalità di perseguire equità e giustizia sociale e civile tra i cittadini delle varie aree della regione.
In realtà è con la L.R 1/07/2008 n. 12, che integra e modifica la L.R 31.08.2001 n. 39, che inizia l’azione di depauperamento della sanità nelle aree interne della regione, attraverso la riorganizzazione dell’assetto organizzativo, finalizzato ad accentrare la gestione sanitaria nei centri di Potenza e di Matera, con l’abrogazione delle vecchie USL territoriali, che avevano consentito la gestione della sanità nelle aree periferiche attraverso una classe dirigente che, per conoscenza diretta dei problemi e la vicinanza ai territori aveva dato, fino a quell’epoca, risposte immediate e positive.
L’Azienda Sanitaria di Potenza succede alle tre USL esistenti nel potentino, poste in liquidazione, tra cui l’Aziensa USL n.3 di Lagonegro, così come in provincia di Matera, l’Azienda Provinciale di Matera succede alle USL di Matera e Montalbano.
Con la stessa riorganizzazione, inoltre, per effetto dell’art. 4 della citata legge, le Aziende Provinciali di Potenza e Matera vengono articolate in Distretti Territoriali, denominati Distretti della Salute, corrispondenti ad aree omogenee, coincidenti con gli ambiti socio-territoriali della rete integrata dei servizi alla persona e, con atto aziendale, per quel che riguarda il Lagonegrese vengono istituiti i Distretti di Lauria e Senise.
Inizia, invece, il progressivo depotenziamento dell’ Ospedale di Chiaromonte, in attesa della costruzione dell’Ospedale Unico di Lagonegro, di fatto mai realizzato.
Con il DM 2/04/2015 n. 70 che detta il “Regolamento recante la definizione degli standard quantitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”, la Giunta del Presidente Marcello Pittella, stretta da esigenze di bilancio e dalla volontà e necessità politiche di salvare tutte le strutture ospedaliere esistenti della Regione Basilicata, dopo aver nominato un Comitato Tecnico per la formalizzazione di una proposta di riorganizzazione della rete ospedaliera alla luce della novella disposizione, approva la Deliberazione di Giunta Regionale n. 876 del 29/07/2016 con cui tutti gli Ospedali della provincia di Potenza,già sedi di Pronto Soccorso, Melfi, Villa d’Agri e Lagonegro, vengono attestati all’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo DEA di 2° Livello, di cui diventano plessi in una unica struttura ospedaliera, mentre il DEA di 1° Livello Ospedale Madonna delle Grazie di Matera e l’Ospedale di Policoro, già sede di Pronto Soccorso, vengono attestati all’Azienda Sanitaria di Matera, insieme ai cosidetti POD di Tinchi, Stigliano e Tricarico, tutti , pertanto, funzionalmente sottoposti ad un'unica regia, individuata nella Azienda Sanitaria di Matera.
In provincia di Potenza i POD ( Presidi Ospedalieri Distrettuali) di Pescopagano, Venosa, Lauria, Maratea e Chiaromonte vengono attestati all’Azienda Sanitaria di Potenza, sganciati dal San Carlo e dalle sue articolazioni territoriali.
Ma la delibera di Giunta Regionale n. 876/201 fa di più, i cosidetti POD vengono identificati “con la specifica vocazione alla Lungodegenza ed alla Riabilitazione e diventano sede elettiva di sperimentazione di forme integrate ospedale-territorio, dove si realizza solo la presa in carica di pazienti cronici o che versano in condizioni di fragilità”.
Per fortuna viene fatto salvo il CROB di Rionero, che mantiene la sua autonomia e con essa la sua eccellenza.
Con Legge Regionale 12.01.2017 n. 2 la Deliberazione di Giunta n. 876/ 2016 è sostanzialmente recepita e viene approvato il nuovo assetto delle Aziende del Servizio Sanitario Regionale.
E’ la fine degli Ospedali minori, che privati del Pronto Soccorso, diventano Punti di 1° Intervento con autoambulanze non medicalizzate e perdono anche la connotazione di Ospedali, perché la classificazione di POD non ha riscontro nell’attuale normativa nazionale; essi diventano, secondo la Bozza di Atto Aziendale, pag. 34,fino a qualche tempo fa pubblicata sul sito dell’Azienda Sanitaria di Potenza, “ strutture polivalenti con degenza in regime di post acuzie e/o residenzialità, nonché PTS (Punti Territoriali di Soccorso) e attività ambulatoriale specialistica” pertanto, strutture sanitarie periferiche dedicate, che mantengono alcuni servizi esistenti, cui si aggiungono per iniziative del politico di turno interessato attività ambulatoriali specialistiche, che spesso hanno il carattere della straordinarietà e della temporaneità.
E’ il caso dell’iniziativa meritevole assunta da Franco Cupparo per le visite specialistiche oncologiche, che
per effetto dell’Accordo di collaborazione tra l’IRCCS di Rionero e l’Azienda Sanitaria di Potenza per l’attività di oncologia transmurale , dopo l’Atto Aziendale n. 421 del 30.04.2026 del Direttore Generale dovrebbero iniziare a metà settembre presso l’ex Ospedale di Chiaromonte. A Cupparo va dato merito per questo interessamento, ma è chiaro che non si tratta di un potenziamento dell’Ospedale, che non esiste più in quanto tale, ma di un agognata attività specialistica che viene offerta in una struttura sanitaria periferica, per la quale bisognerà, invece, ridisegnare un ruolo e una funzione che le ridia centralità nella organizzazione della sanità territoriale e giustifichi anche le ingenti risorse spese per la sua costruzione, comprese quelle da spendere rivenienti dall’art. 20 della L. n. 67/88 1^ fase, revocate con Decreto MDS-DG PROGS-194 del 22.08.2024 e riassegnate alla Regione Basilicata per il rifacimento della copertura ed il completamento del V Piano, di cui alla DGR n. 143 del 02.04.2026.
Diversa cosa sono i Centri specialistici extra ospedalieri dei Disturbi Alimentari e l’Early Stuart per l’autismo (spesso volutamente confusi per servizi ospedalieri) gestiti dalla Stella Maris Mediterraneo, ormai una eccellenza nel firmamento socio-sanitario nazionale, per la cui valorizzazione bisognerebbe proporre la trasformazione della Fondazione Stella Maris Mediterraneo in IRCCS.
La L.R n. 2/2017, che non è un nuovo Piano Sanitario Regionale, ma che adotta norme di adeguamento dell’assetto organizzativo del Servizio Sanitario Regionale agli standard qualitativi imposti dal DM n. 70/2015, dunque, non ha risolto i problemi della sanità regionale, anzi, per molti aspetti, li ha aggravati collassando l’intero sistema ospedaliero, soprattutto in provincia di Potenza.
Con il DM 23.05.2022 n. 77 dettante “ Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale”, la Regione è stata chiamata ad una nuova sfida, con la quale avrebbe dovuto programmare le attività distrettuali, la pianificazione,il rafforzamento e la valorizzazione dei servizi territoriali, attraverso strutture di prossimità, come le Case di Comunità, gli Ospedali di Comunità ed una nuova definizione delle funzioni e degli standard organizzativi dei Distretti della Salute.
Con DGR n. 948 del 30.12.2022, con cui è stato adottato il Provvedimento Generale di Programmazione, ai sensi dell’art. 1, comma 2, del DM n. 77/2022 sono stati ridefiniti territorialmente i Distretti e il Distretto di Senise è stato soppresso ed inglobato nel Distretto n. 4 Lagonegrese-Pollino, con sede in Lauria.
A tal proposito, giova ricordare che benché il più volte citato DM n . 77 preveda per l’individuazione del Distretto una popolazione di 100.000 abitanti , lo stesso decreto rinvia, ad una popolazione minima di 60.000 abitante, salvo che la regione,”in considerazione delle caratteristiche geomorfologiche del territorio o della bassa densità della popolazione, disponga diversamente”, facendo così salve le previsioni dell’art. 3-quater, comma 1, del D. Lgs.n. 502/1992.
La Regione, cioè, facendo una valutazione oggettiva circa le caratteristiche del territorio del Senisese, della sua orografia, della mancanza di infrastrutture viarie e della densità della popolazione, avrebbe potuto applicare la deroga per il Senisese, cosa non irrilevante anche ai fini anche della individuazione della tipologia della Casa di Comunità da istituire nel territorio distrettuale.
E’ prescritto, infatti, che in ogni Distretto della Salute deve essere organizzata almeno una Casa di Comunità Hub, pertanto, se fosse stato mantenuto il Distretto di Senise, la Casa di Comunità istituita a Senise avrebbe dovuto essere una Casa di Comunità Hub.
Con la DGR n. 600 del 17.10.2024 sono state definite le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e le Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) nella Regione.
Con Atto Aziendale n. 1059 del 4.12.2024 sono state individuate le sedi e le tipologie delle Case di Comunità e degli Ospedali di Comunità;
nel Distretto Lagonegre-Pollino sono state individuate la Casa di Comunità Hub a Lagonegro e quelle Spoke a Viggianello, Maratea e Senise, oltre all’Ospedale di Comunità a Maratea.
Con DGR n. 824 del 30.12.2024 la Giunta Regionale ha approvato e fatto proprio l’Atto Aziendale del Direttore Generale n. 1059 del 4.12.2024.
Di recente, non essendo possibile mantenere la previsione della Casa di Comunità Hub a Lagonegro, con un “Documento di Presentazione della Casa di Comunità Hub di Maratea”, il Direttore Generale ha disposto la “temporanea” destinazione della Casa di Comunità Hub a Maratea,( già individuata anche come sede dell’Ospedale di Comunità), che dovrebbe garantire la presa in carico integrata della popolazione del Distretto Lagonegrese-Pollino, pertanto anche la popolazione abitante nei territori dei comuni di Terranova di Pollino e Carbone, esercitando tutte le funzioni di coordinamento dei moduli clinico-assistenziali con la Centrale Operativa Territoriale e con le Case di Comunità Spoke individuate a Viggianello e Senise.
Invero, l’Atto Aziendale di “ Presentazione della casa di Comunità di Maratea” è un atto amministrativo che si caratterizza per totale assenza di motivazione, ma soprattutto per illogicità, perché costringerebbe i cittadini della periferia del Lagonegrese a far capo al comune più distante e più difficilmente raggiungibile, con assenza di mezzi pubblici di collegamento e con tempi di percorrenza che in moltissimi casi si avvicinano alle due ore.
Ove,poi, si pensi che la popolazione dell’AFT n. 1, che è quella di riferimento di Maratea , conta 16.536 ab. e che il resto della popolazione delle AFT n. 2 e 3 appartenenti al Distretto di Lauria conta circa 45.000 ab. , si comprende non solo la irrazionalità dell’Atto di individuazione di Maratea quale Casa di Comunità Hub, ma anche che le motivazioni della scelta sottendono altre valutazioni non condivisibili.
In sostanza nel Senisese, che non ha più un proprio Ospedale di riferimento , in quanto il POD di Chiaromonte è individuato, a pag. 34 della Bozza di Atto Aziendale, quale “struttura sanitaria polivalente con degenza in regime di post-acuzie e residenzialità, nonché Punto Territoriale di Soccorso (PTS) ed attività specialistiche” in regime di convenzione tra l’ASP ed il San Carlo ovvero il CROB, più alcuni preesistenti servizi quali il Servizio di Dialisi ed Oculistica, oltre la Lungodegenza,venuto meno il Distretto di Senise, viene individuata solo la Casa di Comunità Spoke a Senise.
Appare evidente, allora, come il territorio del Senisese, già fortemente penalizzato dalla Riforma Sanitaria di cui alla L.R n. 12/2008 ed alla riorganizzazione della rete ospedaliera di cui alla L.R n. 2/2017, sia diventato la cenerentola del sistema sanitario regionale, ove si consideri che il nuovo Ospedale per acuti di Lagonegro, presentato come l’Ospedale di riferimento del territorio, ancora oggi, a distanza di 20 anni non è stato realizzato, e quello esistente soffre di endemica crisi, soprattutto dopo essere diventato un plesso dell’Ospedale San Carlo di Potenza, da cui dipende organizzativamente e funzionalmente.
Il Senisese è l’area più marginale ed interna della Regione Basilicata, con insufficienti infrastrutture, complesso dal punto di vista orografico, caratterizzato da spopolamento inarrestabile, (con comuni come San Paolo, Cersosimo, Carbone, Terranova di Pollino, Noepoli che nell’ultimo decennio hanno raggiunto percentuali di decremento della popolazione vicine al 20%), una popolazione anziana vicina al 31% del totale degli abitanti oggi vicini ai 20000 abitanti. La particolare orografia del territorio e la presenza di una rete viaria, soprattutto nei territori dei comuni più interni, al limite della sicurezza allunga i tempi di percorrenza per raggiungere già l’Ospedale di Lagonegro superando abbondantemente l’ora di percorso, che raggiunge quasi le due ore per la casa della Comunità Hub di Maratea.
In questa situazione, purtroppo,con il nuovo Piano adottato dalla Giunta Regionale, si cristallizza la funzione del già Ospedale di Chiaromonte , senza prevederne una reale valorizzazione e una funzione centrale nella medicina territoriale e si individua la Casa di Comunità Hub a Maratea, già individuata come sede dell’Ospedale di Comunità, prevedendo per l’intero territorio del Senisese la Casa di Comunità Spoke a Senise, costata circa 6.640.000 euro, l’investimento più rilevante tra le Case della Comunità dell’intera Regione Basilicata.
Disporre in un territorio articolato e problematico come il Senisese di una Casa di Comunità Hub o Spoke non è la stessa cosa, basta leggere il punto 5 del DM n. 77/2022 per comprendere che trattasi di due strutture dalle funzioni e dalle competenze diverse, non solo per la presenza di servizi obbligatori e non, a seconda che si tratti dell’una o dell’altra, e della differenza oraria delle prestazioni h. 24 7/7 gg nelle Case di Comunità Hub, h. 12 6/7 gg nelle case di Comunità Spoke, ma per la stessa diversa funzione nell’articolazione funzionale della medicina territoriale.
La Casa di Comunità Hub garantisce “la presa in carico integrata attraverso l’erogazione coordinata di cure primarie”, mentra la Casa di Comunità Spoke “esercita prevalentemente una funzione di prossimità finalizzata ad intercettare i bisogni assistenziali, attivando i percorsi di presa in carico” presso la casa di Comunità Hub.
Le transizioni assistenziali, poi, avvengono tramite il raccordo della COT.
Affermare che c’è una sostanziale equiparazione tra le due strutture, almeno sul piano giuridico, non corrisponde al vero, né si può rinviare un problema organizzativo di tale portata a scelte temporanee, legate alla valutazione personale del Direttore Generale di turno.
E’ un problema questo che tutte le Amministrazioni del territorio dovrebbero far proprio, perché è una scelta di civiltà che attiene a diritti garantiti dalla costituzione. Non è la battaglia di un un singolo comune, ma di un comprensorio, che dovrebbe vedere tutti i rappresentanti delle popolazioni uniti per un obiettivo comune, a salvaguardia del diritto alla salute dei propri cittadini.
In questo quadro, anche per il cosiddetto POD di Chiaromonte, con univoca battaglia, bisognerebbe richiedere la valorizzazione e una ritrovata dimensione territoriale, proprio in presenza della organizzazione
della medicina territoriale.
La organizzazione della sanità territoriale non può prescindere dalla presenza dell’Ospedale; il Ministro Schillaci nella Relazione di accompagnamento al Ddl delega n. 1825 approvato il 12.01.2026 dal Consiglio dei Ministri puntualizza la necessità dell’integrazione tra ospedale e territorio e i modelli di presa in carico.
Nel caso del POD di Chiaromonte è indispensabile ridisegnare un ruolo di centralità, riempendolo di contenuti ed ovviamente di servizi.
E’ irrinunciabile, intanto, la presenza di un Pronto Soccorso con la disponibilità dei necessari mezzi di supporto,presidiato da un organico medico dedicato all’Emergenza-Urgenza, inquadrato nella disciplina specifica prevista dal DM 30.01.98, integrato con un Ospedale HUB che potrebbero essere all’occorrenza sia Lagonegro, che Policoro e per casi più complessi i DEA di 1° e 2° Livello collegabili, per casi complessi, tramite il servizio di Elisoccorso, ove possibile.
A legislazione nazionale invariata la soluzione ottimale sarebbe perseguire il suo riconoscimento quale “Presidio Ospedaliero di area particolarmente disagiata” di cui al punto 9.2.2 del DM 70/2015, con il mantenimento degli attuali servizi e l’integrazione di quelli previsti nella citata norma, anche se questa ipotesi presupporrebbe la rivisitazione della DGR n. 876/2016.
Nell’ambito, invece, delle decisioni già assunte dalla Regione, sulla base di una seria indagine epidemiologica sul territorio dell’Area Sud della Basilicata, senza stravolgere l’attuale legislazione ed i servizi esistenti, trasformare il Presidio in un grande Polo Regionale della Prevenzione, strutturato ed organizzato attraverso una serie di Professionalità ed Attività Specialistiche, impegnate nell’ Azione di prevenzione , da collegare con gli Hub di riferimento, compresi i DEA ed il CROB di Rionero.
Ma di questo si parlerà in una prossima iniziativa, in corso di preparazione, che speriamo possa coinvolgere la politica e favorire una riflessione costruttiva per il futuro di questo territorio.
In questo senso bisognerà coinvolgere soprattutto il Presidente Bardi, che in più di una occasione, quando investito personalmente, ha dimostrato, più di tutti,maggiore sensibilità e vicinanza alle popolazioni, vedi il caso del post -Covid,con la creazione dei 20 posti letto a Chiaromonte, che è stata una decisione sua personale utile a dare risposte alle popolazioni del territorio in un momento di grave emergenza regionale.
Francavilla in Sinni, li 10 settembre 2026


Antonio Amatucci
Già Sindaco di Francavilla in Sinni



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