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Alta velocità Napoli-Bari, mazzette e regali di lusso: 20 misure cautelari nell’inchiesta

29/09/2026



Un sistema di presunti favori e utilità, dai contanti nascosti nei pacchi natalizi fino a Porsche, orologi di lusso, vacanze e telefoni cellulari. È quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Napoli sui lavori dell’Alta velocità Napoli-Bari, che ha portato all’esecuzione di 20 misure cautelari: dieci persone sono finite agli arresti domiciliari.
Al centro dell’indagine, condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, ci sono le tratte Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo-Vitulano. Complessivamente sono 49 le persone indagate, a vario titolo, per ipotesi di corruzione, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, emissione di fatture per operazioni inesistenti e favoreggiamento personale. Secondo la ricostruzione della Procura, alcuni imprenditori avrebbero ottenuto agevolazioni nella gestione delle commesse, nella contabilizzazione dei lavori, nei controlli e nei pagamenti attraverso denaro e altre utilità destinate a pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio. Tra le presunte tangenti figurano 10mila e 4mila euro trovati nascosti in due confezioni natalizie, un bonifico da 18.300 euro, orologi per quasi 20mila euro, un iPhone, soggiorni, vacanze e persino l’utilizzo di una Porsche Macan.
L’inchiesta riguarda anche presunti episodi di sfruttamento di lavoratori extracomunitari. Nel cantiere di Grottaminarda sarebbero stati impiegati 34 lavoratori egiziani con turni fino a 20 ore, riposi ridotti e retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali. Un ulteriore filone riguarda la qualità del calcestruzzo utilizzato nelle opere. Alcuni carotaggi avrebbero evidenziato valori di resistenza inferiori a quelli previsti, provocando in un caso il blocco dei lavori. Contestata anche la gestione dei materiali di scavo, con la presenza di tracce di amianto, e un presunto sistema di fatture per operazioni inesistenti finalizzato a creare disponibilità di contante.
L’aggravante mafiosa contestata dalla Procura per presunti rapporti con il clan Belforte non è stata invece riconosciuta dal gip Federica Girardi. Due settimane fa gli interrogatori preventivi sulle richieste cautelari, all’esito dei quali la giudice ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti di 10 indagati e l’obbligo di dimora nel comune di residenza, congiuntamente all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria tre volte alla settimana, nei confronti di 5 indagati. Le stesse misure con l’aggiunta della sospensione dall’esercizio del pubblico servizio per un anno sono state disposte nei confronti di 2 indagati e la sospensione dall’esercizio del pubblico servizio per un anno nei confronti di 3 indagati.




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