La comunità di Senise, oggi, ha avuto un risveglio tragico. In un terribile incidente sul lavoro è morto Salvatore Terracina, 58 anni, conosciuto da tutti, amato e apprezzato per la sua professionalità e, ancora di più, per la sua profonda umanità. Lo vogliamo ricordare con una riflessione di Giuseppe Panaino. Alla sua famiglia, alla moglie e ai bambini, arrivi tutto il nostro profondo affetto.
È difficile trovare le parole giuste che possano raccontare la bella persona che eri, in questo momento così tragico per un’intera comunità che ti ha conosciuto.
Te ne sei andato nella maniera più brutta, e questo ci fa molto male, perché tu non meritavi questo. Ci dicono spesso che, quando succede una tragedia come questa, ci sia sempre una motivazione, che dobbiamo trovare dentro di essa qualcosa che possa darci un senso. Beh, si fa fatica. Eri una persona gentile, educata, un grande lavoratore. Mai fuori dalle righe. Eri più grande di noi, ma noi ti abbiamo conosciuto soprattutto per la tua grande passione per il calcio.
La tua era la giusta interpretazione del calcio di quartiere: mai con i più forti, ma con la voglia di dimostrare il proprio valore giocando con i più deboli. E allora sfidavi i tuoi coetanei e chiamavi noi a giocare con te: tu, i ragazzini, contro i tuoi coetanei.
Da lì ti chiamavano “il Maestro”. Poi siamo cresciuti insieme, nella giovinezza e nei tanti gruppi che abbiamo condiviso. Quanti ricordi ci legano a te. Poi la vita si fa più dura, il tempo si stringe, arrivano altre scelte e le strade si separano. E poi gli incontri improvvisati, i ricordi, i problemi e il futuro, sempre con quella cordialità e quella gentilezza che ti hanno sempre distinto. Non eri cambiato di una virgola.
Sempre il Maestro. Sempre quella bella persona, forgiata da un mondo che oggi si fa fatica a vedere: un mondo fatto di sacrifici, passioni, amore, educazione e gentilezza.
Non ti ricordo neanche una volta violento, né ricordo che tu abbia mai alzato la voce. E, se pure capitava, si vedeva che non c’era mai cattiveria, mai violenza. Il mio ricordo di te è questo. E sono sicuro che sarà anche il ricordo di un’intera generazione di ragazzini che chiamasti a giocare con te, nella sfida di fare meglio degli altri, ma rispettando sempre l’avversario. Perché alla fine, se si perdeva, almeno ci avevamo provato.
Arrivederci, Maestro.
Giuseppe Panaino