Una donna è deceduta all’ospedale di Melfi subito dopo aver dato alla luce il proprio bambino. Il neonato è vivo e in buone condizioni di salute.
Sull’accaduto è stata disposta un’indagine interna per chiarire la dinamica dei fatti. Il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e l’assessore regionale alla Salute e alle Politiche della Persona, Cosimo Latronico, hanno espresso “profondo cordoglio” per la scomparsa della giovane madre e hanno annunciato l’avvio immediato di verifiche interne per ricostruire con precisione quanto accaduto. “In questo momento di immenso dolore – hanno dichiarato – ci stringiamo con affetto e commozione attorno al marito, al neonato e a tutta la famiglia.
Non ci sono parole adeguate di fronte a una tragedia così grande che colpisce l’intera comunità lucana”. Secondo una prima ricostruzione, la paziente sarebbe stata assistita da un’équipe medica multidisciplinare durante il parto, che si è concluso positivamente con la nascita del bambino. Poco dopo, tuttavia, si sarebbe verificato un improvviso e grave peggioramento delle condizioni cliniche della neomamma, le cui cause sono ancora in fase di accertamento.
La Regione ha chiesto all’Azienda Ospedaliera Regionale “San Carlo” di Potenza, cui fa capo il presidio di Melfi, di avviare tutte le verifiche necessarie per chiarire ogni fase dell’evento e accertare eventuali responsabilità o criticità. “Abbiamo chiesto piena luce e assoluta chiarezza su ogni istante di questa drammatica vicenda – hanno aggiunto Bardi e Latronico –. È un atto doveroso nei confronti della memoria della madre e del dolore dei suoi familiari, a cui dobbiamo risposte precise e tempestive”.
Sulla tragedia è intervenuta anche la Garante regionale della salute, Tiziana Silletti. ''Esprimo il mio cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia della giovane donna deceduta dopo aver dato alla luce il proprio bambino a Melfi.
Davanti a notizie come questa, le parole sono sempre insufficienti. È difficile accettare che una donna entri in ospedale per vivere il giorno più bello della sua vita e non possa più tornare a casa.
È difficile accettare che nel 2026 si possa ancora morire di parto.
Il mio pensiero va al marito, ai genitori, ai familiari e a tutti coloro che oggi si trovano ad affrontare un dolore che nessuno dovrebbe conoscere.
Proprio perché credo profondamente nel diritto alla salute, ritengo che una tragedia come questa imponga a tutti noi una riflessione seria e responsabile. Ma credo anche che il rispetto per la verità debba prevalere su ogni fretta di giudizio.
Troppo spesso, di fronte a eventi così drammatici, si cerca immediatamente un responsabile. Eppure la medicina continua a confrontarsi con condizioni cliniche estremamente complesse, talvolta silenti, improvvise e imprevedibili, che possono manifestarsi anche quando ogni procedura viene seguita correttamente e ogni professionista opera con competenza e dedizione. Per questo non sempre una tragedia coincide con una colpa.
Accolgo quindi con favore la decisione di disporre un’indagine interna. Sono convinta che gli accertamenti, se condotti con il necessario rigore e nella massima trasparenza, consentiranno di fare piena luce su quanto accaduto. La verità è un diritto della famiglia, della comunità e degli stessi operatori sanitari coinvolti. Solo la verità può dare risposte, dissipare dubbi e rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni sanitarie.
Come Garante del Diritto alla Salute seguirò questa vicenda con attenzione e senso di responsabilità, nella consapevolezza che dietro ogni procedimento, ogni verifica e ogni relazione ci sono persone, affetti e vite spezzate.
Oggi, però, sento soprattutto il bisogno di stringermi, con rispetto e commozione, attorno a una famiglia che vive un dolore immenso. Alla memoria di questa giovane madre va il mio pensiero più sincero.
A chi l’ha amata va la mia vicinanza con l’impegno ogni giorno di garantire il diritto alla salute, alla cura e alla verità''.