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| Banca d'Italia: Basilicata in stagnazione, rallentano industria e petrolio |
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18/06/2026 |
|  L'economia della Basilicata continua a mostrare segnali di debolezza. Nel 2025 il Prodotto interno lordo regionale si è ridotto dello 0,2%, confermando il dato negativo registrato anche l'anno precedente e collocando la regione in controtendenza rispetto al Mezzogiorno (+0,7%) e alla media nazionale (+0,5%). A fotografare la situazione è il rapporto della Banca d'Italia, secondo cui a pesare maggiormente sono stati il rallentamento del comparto industriale, la crisi dell'automotive e la diminuzione delle estrazioni petrolifere. In particolare, la produzione dello stabilimento Stellantis di Melfi ha registrato un'ulteriore contrazione, con effetti che si sono estesi all'intera filiera regionale. Segnali di ripresa sono emersi soltanto nei primi mesi del 2026 grazie all'introduzione di nuovi modelli produttivi. In flessione anche il settore energetico, con una riduzione delle estrazioni di petrolio e gas e un calo del valore complessivo della produzione. Più positivo il quadro delle costruzioni, sostenute dagli investimenti pubblici e dagli interventi legati al Pnrr, mentre il mercato immobiliare ha continuato a crescere sia nelle compravendite sia nei prezzi. Il turismo ha mantenuto un andamento moderatamente positivo, senza però riuscire a imprimere una svolta significativa al terziario. Ristagna invece l'agricoltura, ancora alle prese con l'aumento dei costi di produzione e con le incertezze legate al contesto internazionale. Sul fronte occupazionale si registra un incremento degli occupati, seppur accompagnato da un maggiore ricorso agli ammortizzatori sociali, soprattutto nel settore automobilistico. Crescono anche le retribuzioni reali, che restano tuttavia inferiori ai livelli precedenti alla crisi del 2008. Nonostante il quadro complessivo poco brillante, famiglie e imprese continuano a mostrare una buona tenuta finanziaria, sostenuta dalla ripresa del credito bancario e dall'aumento dei depositi.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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