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| Senise, dolore e incredulità per la morte di Maria Rosa De Donato |
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8/06/2026 |
|  Tristezza ed incredulità sono ancora molto forti a Senise, Comune di origine di Vittoria Maria Rosa De Donato barbaramente uccisa dal figlio lo scorso 29 maggio nella loro abitazione romana, al culmine di una lite. “L’intera comunità è ancora sgomenta, siamo tutti stretti intorno ai familiari cui esprimiamo il nostro più profondo cordoglio”, ci ha detto la sindaca del borgo sinnico Eleonora Castronuovo. Intanto, i carabinieri della compagnia di Tivoli stanno continuando a indagare alla ricerca del movente.
I militari - coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri - faranno accertamenti sui conti correnti della vittima: approfondimenti patrimoniali e finanziari per individuare eventuali movimenti sospetti, che potrebbero essere utili a capire cosa possa aver spinto Francesco Oliveto ad uccidere la madre per poi seppellirla sotto un cumulo di mattoni e cemento. A ricostruire come siano andati i fatti e stato lo stesso 48enne, che dopo la confessione è stato portato in carcere. Secondo la ricostruzione, la donna avrebbe perso la vita dopo una violenta lite avvenuta nell’appartamento nel quale vivevano entrambi, in via Macchiagodena in zona Villaggio Prenestino. L’uomo, incensurato, avrebbe spinto la madre facendole urtare la testa contro il tavolo e poi, agonizzante a terra, l’avrebbe finita a colpi di mattarello. Quindi, nel corso della notte, Oliveto avrebbe trasportato il cadavere fuori nascondendolo nella cantina. Ad avvertire le forze dell’ordine sarebbe stata una vicina, insospettita dall’assenza della donna: le ricerche dei carabinieri sono scattate immediatamente e la mattina del 5 giugno è stata fatta la macabra scoperta. “Il figlio mi aveva detto che la madre era andata in Svizzera per operarsi alla cataratta e che non voleva essere disturbata. Sapevo che era una scusa. Maria - così chiamavano le amiche la vittima, ndr - quando partiva mi avvertiva sempre, per questo dopo giorni di giustificazioni sospette ho contattato i carabinieri”, racconta Annarita, vicina e confidente della donna lucana, dalle colonne del Messaggero. Stando alle testimonianze di chi abita in via Macchiagodena (periferia est della capitale), quella fatale del 29 maggio sarebbe stata "l’ennesima lite" tra i due, tanto che la donna, vedova dal 2011, avrebbe confessato ad una conosciente l’intenzione di tornare a vivere in Basilicata. Maria Luisa, un’altra condomine, ha parlato di “una tragedia annunciata”. Il ritratto del reo confesso è quello di una persona molto chiusa, dal carattere “aggressivo” sia “con la madre che con l’ex moglie”. Sembra che nel quartiere fosse noto per i suoi scatti d’ira. Non aveva amici ed era disoccupato, proprio la necessità che si trovasse un lavoro pare fosse spesso causa di discussioni con la madre. Sempre secondo i vicini, il reo confesso “passava la maggior parte del tempo in quella sorta di cantina. Aveva messo lì anche un computer, ma la porta era sempre chiusa”. Unanime il giudizio sull’anziana vittima: “era ben voluta da tutti e non meritava di finire così”. Per l’ultimo saluto bisognerà attendere venga effettuato l’esame autoptico, possibile che il funerale venga celebrato a Senise dove la vittima ha una casa nella quale tornava spesso.
Gianfranco Aurilio
Lasiritide.it |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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