I sindaci del Marmo Platano Melandro non ci stanno e lo dicono chiaramente. La riforma sanitaria con cui la Regione Basilicata ha deciso, di fatto, di smantellare la sanità di prossimità dei nostri territori è inaccettabile. A soli dieci giorni dall'applicazione, scopriamo che dal 25 maggio il personale dei nostri presidi territoriali sanitari verrà dirottato verso le nuove Case di Comunità, finanziate con fondi PNRR, i cui servizi e attività non sono stati illustrati né discussi neppure con i Sindaci dei comuni che le ospitano. Una decisione calata dall'alto, senza alcun reale confronto con il territorio. La Delibera di Giunta Regionale n. 600/2024 di attuazione del Decreto Ministeriale 77/2022, insieme alla Determina DDG del 27/10/2025 sulle AFT, sono state portate all'attenzione dei Sindaci solo un mese e mezzo fa, con un piano completamente diverso rispetto a quello che oggi si vuole applicare. Ci è stato chiesto di formulare proposte e di confrontarci. Lo abbiamo fatto. Le nostre proposte? Ignorate completamente. Un confronto farsa, un insulto alle nostre comunità. Questa riforma non è prossimità, è l'esatto contrario. È l'allontanamento della sanità pubblica dai cittadini che significherà, ad esempio, che per esami di gestione complessa si dovrà raggiungere l'hub di Sant'Arcangelo. Questo si chiama abbandono sanitario, non riforma. Sul piano operativo, le criticità sono molteplici e gravi. Dal 25 maggio, il personale dei presidi sanitari territoriali verrà trasferito verso le nuove Case di Comunità e le guardie mediche verranno chiuse in quasi tutti i comuni, con la soppressione quasi totale della continuità assistenziale diffusa sul territorio. Una scelta che non tiene minimamente conto della mobilità lucana caratterizzata da pochissimi collegamenti di trasporto pubblico tra i nostri paesi, da strade interne e tortuose, e da tempi di percorrenza lunghi anche per raggiungere un comune vicino. Per una popolazione prevalentemente anziana, spesso priva di patente e senza chi la accompagni, questo significa semplicemente non poter accedere alle cure. Inizialmente verranno chiusi perfino quei presidi distrettuali dove sono previste le sedi AFT, le Aggregazioni Funzionali Territoriali, che avrebbero dovuto garantire i servizi di prossimità. Una contraddizione clamorosa per cui si costruiscono le Case di Comunità svuotando i presidi che già esistono e che già oggi servono i cittadini. I Sindaci evidenziano inoltre la necessità che i nuovi modelli organizzativi previsti dalla riforma rappresentino un reale potenziamento dell’assistenza territoriale, attraverso servizi aggiuntivi e integrativi rispetto a quelli già esistenti, e non meri interventi sostitutivi finalizzati esclusivamente all’adeguamento formale delle disposizioni normative. Tale principio assume particolare rilevanza per gli Ospedali di Comunità, strutture strategiche che dovranno necessariamente integrarsi con i servizi sanitari territoriali già consolidati e funzionanti, valorizzando le esperienze esistenti e rafforzando concretamente la rete assistenziale a beneficio delle comunità locali.
La situazione di disagio coinvolge ovviamente anche i professionisti sanitari, tanto che in alcuni comuni i medici stanno valutando le dimissioni a causa di modifiche unilaterali alle condizioni contrattuali precedentemente sottoscritte, aggravando ulteriormente la già critica carenza di personale sul territorio. Tutto questo per far quadrare i numeri del PNRR, senza guardare in faccia le persone reali, le comunità reali, i nostri anziani, i nostri fragili. Una pianificazione che ha ignorato completamente le specificità geografiche, demografiche e relazionali dei territori. Non si può affidare la programmazione sanitaria di una regione a un Direttore Generale arrivato sei mesi fa, che non conosce la realtà locale e che domani andrà via.
Era un compito che spettava alla politica regionale, da realizzarsi insieme ai Sindaci, agli ambiti, al territorio, e con il tempo e la cura che un intervento di tale portata richiede. Per tali ragioni è stato richiesto un incontro urgente con l’Assessore Regionale alla Sanità al fine di avviare un confronto immediato e costruttivo sulle modalità di attuazione della riforma e sulle possibili misure correttive. L’Assessore ha convocato un incontro per il prossimo 28 maggio, una data che le amministrazioni comunali ritengono eccessivamente tardiva rispetto all’imminente entrata in vigore delle nuove disposizioni. I Sindaci chiedono pertanto con forza e urgenza che il confronto venga anticipato entro la prossima settimana, così da consentire un dialogo preventivo ed efficace sui rilevanti impatti organizzativi e sociali della riforma. Le amministrazioni comunali chiedono, inoltre, una sospensione temporanea dell’avvio delle nuove disposizioni, al fine di permettere ulteriori approfondimenti tecnici e istituzionali condivisi con i territori interessati. Stiamo inoltre organizzando una manifestazione pubblica sul territorio, insieme ai cittadini di tutti i nostri paesi. Perché quando si rischia di calpestare i diritti alla salute e alla sanità di prossimità, si scende in piazza. La salute non è un algoritmo, non è un numero.
È un diritto. E lo difenderemo.
I Sindaci del Marmo Platano Melandro Margherita Scavone —
Sindaco del Comune di Picerno Fabio Laurino —
Sindaco del Comune di Tito Rocco Mastroberti —
Sindaco del Comune di Savoia di Lucania Umberto Vita —
Sindaco del Comune di Satriano di Lucania Giuseppe Galizia —
Sindaco del Comune di Baragiano Raffaele Collazzo —
Sindaco del Comune di Brienza Vincenzo Ostuni —
Sindaco del Comune di Sant’Angelo Le Fratte Leonardo Sabato —
Sindaco del Comune di Bella Giovanni Setaro —
Sindaco del Comune di Muro Lucano Ezio Di Carlo —
Sindaco del Comune di Balvano Cristian Giordano —
Sindaco del Comune di Vietri di Potenza Franco Gentilesca —
Sindaco del Comune di Ruoti Rocchino Nardo —
Sindaco del Comune di Sasso di Castalda Francesco Cianci —
Sindaco del Comune di Castelgrande