Con un atto grave, opaco e moralmente inaccettabile, il Consiglio regionale della Basilicata ha reintrodotto i vitalizi mascherandoli sotto un nuovo nome: indennità differita. Lo ha fatto nel silenzio delle festività natalizie, attingendo persino a fondi destinati alla beneficenza. Un privilegio dal costo enorme, mentre migliaia di famiglie lucane faticano ad arrivare alla fine del mese.
È una scelta irresponsabile, che colpisce al cuore il patto di fiducia tra istituzioni e cittadini. Chi lavora per tutta la vita lo fa per costruire la propria pensione, non per garantire rendite anticipate e privilegiate a una classe politica già ampiamente tutelata.
Per questo promuoviamo un referendum abrogativo degli articoli 16 e 17 della legge regionale 30 dicembre 2025, n. 57. Questo provvedimento non può e non deve passare sotto silenzio.
Un ceto politico già censurato dalla Corte dei Conti, costretto a fare marcia indietro sull’aumento dei fondi ai gruppi consiliari, oltre mezzo milione di euro l’anno a carico dei contribuenti, oggi tenta di nuovo di aggirare l’opinione e la sensibilità dei cittadini. I vitalizi, aboliti anni fa, tornano sotto mentite spoglie: retroattivi, reversibili, rivalutabili, ricalcolabili a ogni rielezione. E soprattutto precoci: il nuovo vitalizio scatta a 65 anni di età, dopo 5 anni di contributi.
E chi viene rieletto, lo riceve già a 60 anni. Tutto questo mentre la comunità già sostiene i costi dei contributi previdenziali figurativi per i titolari di cariche elettive.
Un doppio privilegio, nel pieno di una crisi sociale ed economica che morde il territorio.
La Basilicata è attraversata da difficoltà drammatiche:l’automotive è in crisi, l’agricoltura è piegata dal cambiamento climatico, le bollette soffocano famiglie e pensionati al minimo.
Eppure, il Consiglio regionale sceglie di dedicare le vacanze natalizie a resuscitare vecchi privilegi, con un emendamento anonimo che, se confermato, renderebbe la delibera persino illegittima per carenza assoluta di potere d’iniziativa. Il meccanismo è tanto raffinato quanto iniquo: ogni consigliere versa l’8,8% della propria indennità, ma il contributo a carico della Regione è quasi triplo. Meno di 600 euro al mese (su uno stipendio di oltre 6mila euro) per ciascun consigliere, a fronte di oltre 1.600 euro mensili pagati dai cittadini.
Un beneficio che si estende anche a coloro che erano rimasti senza vitalizio nel 2013 e che oggi riceveranno l’indennità differita senza versare un euro. Perché dieci anni fa i consiglieri regionali si erano tagliati il 10% dello stipendio: un risparmio da destinare a iniziative benefiche, secondo le giuste indicazioni della legge regionale 37/2011.
Fondi rimasti bloccati per anni, ora dirottati per finanziare rendite politiche.
La beneficenza a sé stessi! Un affronto alle persone in difficoltà e al mondo del volontariato. La misura è colma!
Non possiamo aspettare che la maggioranza impari il rispetto per i cittadini. Non possiamo attendere che l’opposizione eserciti fino in fondo le proprie prerogative. Il nostro dovere civile è uno solo: restituire la parola al popolo lucano.
Con il referendum abrogativo aboliremo questi nuovi vitalizi. Bastano cinquemila firme. Le raccoglieremo insieme a chi crede che le vere priorità della Basilicata siano la sanità pubblica, la scuola, le infrastrutture, il lavoro. Non i privilegi della politica.
Nei prossimi giorni avvieremo formalmente l’iter referendario, nel pieno rispetto dello Statuto regionale e della legge regionale n. 40 del 1980.
Sarà una grande mobilitazione della società civile contro il ritorno di una politica che vorrebbe farsi casta.
La Basilicata merita di più. E questa volta, a decidere, saranno i cittadini.
Potenza,17 gennaio 2026
I Promotori
Michele Sannazzaro
Paolo Pesacane
Angelo Summa
Rosario Gigliotti
Ascanio Donadio
Eustachio Nicoletti
Giuseppe Ranoia
Giovanna Galeone
Gianni Rondinone
Nunzia Armento
Donato Lettieri