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| Tesseramenti e decisioni federali, l’ASD Viggiano: «Serve parità di trattamento» |
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7/11/2026
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| L'ASD Viggiano interviene sulla vicenda dei tesseramenti dei calciatori non comunitari e richiama il caso del proprio giocatore Diaby Oumar. Nessun ricorso contro il risultato della finale di Coppa Italia persa contro il Corleto, ma la richiesta di uniformità nell’applicazione delle regole.
L’ASD Viggiano esprime amarezza per le decisioni del Tribunale federale relative alla vicenda dei tesseramenti di calciatori non comunitari, già oggetto di recenti comunicati ufficiali. La società ha affidato a una nota del presidente e del direttivo alcune considerazioni, richiamando in particolare una situazione analoga che aveva coinvolto un proprio tesserato, Diaby Oumar.
Il calciatore, nonostante il regolare svolgimento delle procedure di tesseramento, era stato fatto rientrare dalla società in seguito alle indicazioni ricevute dalla Questura. Una decisione che, sottolinea il Viggiano, ha comportato la perdita del giocatore per oltre metà campionato.
Da qui l’amarezza per quanto emerso dal provvedimento federale, anche alla luce della finale di Coppa Italia persa proprio contro il Corleto, formazione nella quale militavano i due calciatori interessati dalla vicenda.
La società, tuttavia, chiarisce di non voler presentare ricorsi né intraprendere ulteriori iniziative. Il risultato maturato sul campo, ribadisce, deve essere rispettato, così come il valore sportivo degli avversari. «Non cerchiamo una coppa assegnata nelle aule di un tribunale», precisa il direttivo.
Resta però la richiesta di garantire equità e uniformità nell'applicazione delle disposizioni federali. «Chi compie sacrifici, affronta difficoltà e rispetta le procedure deve poter avere la certezza di competere in un sistema nel quale tutti siano sottoposti alle medesime disposizioni».
La nota si conclude con un messaggio netto, che riassume la posizione della società: «Le regole o valgono per tutti, o non valgono per nessuno». |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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