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Il Presidente Nicola Carlomagno racconta la sua Rinascita Lagonegro, tra presente e sogni futuri

1/11/2026



LAGONEGRO - Gli chiedi della SuperLega e ti risponde con la Coppa Italia. Gli chiedi delle tre vittorie consecutive e ti parla di salvezza, sostenibilità economica e sacrifici. Per Nicola Carlomagno, Presidente della Rinascita Volley Lagonegro, l'entusiasmo non cancella mai il senso della misura. Neppure adesso che i biancorossi hanno cominciato il campionato di Serie A2 Credem Banca con tre successi in altrettante gare, nove punti e la soddisfazione di aver espugnato due campi impegnativi come Brescia e Ravenna. Un avvio che invita a guardare lontano, mentre chi guida la società continua a misurare le distanze, sportive ed economiche, che separano un buon risultato da un progetto capace di durare.

La domenica senza pallavolo giocata offre così l'occasione per fermarsi a riflettere. Oggi, 1° novembre, la Rinascita si gode una pausa dagli impegni ufficiali, avendo già disputato mercoledì scorso in anticipo, la sfida sul campo della Consar Ravenna. Il momento giusto per fare il punto con il Presidente, tra un avvio di campionato ricco di soddisfazioni e le prospettive di una società che continua a guardare avanti.

Nell'intervista rilasciata ai canali ufficiali del Club, Carlomagno racconta anzitutto le due facce di ogni vittoria: quella dell'emozione immediata e quella, assai meno appariscente, delle responsabilità che tornano a farsi sentire il giorno successivo: "Dopo una partita c'è grande gioia, felicità, emozione. Poi arriva la razionalità del giorno dopo, quando si torna a ragionare con lucidità. Siamo felici per quello che i ragazzi stanno facendo, ma dobbiamo restare con i piedi per terra. Il cammino sarà lungo e difficile e il primo obiettivo resta la salvezza. La Serie A2 è un campionato sempre più competitivo, il livello continua ad alzarsi e per una società piccola come la nostra diventa sempre più impegnativo sostenere i costi di questa categoria".

Parole che non ridimensionano quanto conquistato finora, ma aiutano a comprenderne il valore. Il successo di Brescia, contro la vincitrice della Supercoppa di A2, ha interrotto una tradizione particolarmente sfavorevole ai biancorossi. Quello casalingo con Reggio Emilia ha confermato le buone impressioni dell'esordio, prima della vittoria di Ravenna, costruita attraverso una reazione di carattere dopo un primo set complicato: "Ravenna ha una storia straordinaria, è una scuola di pallavolo che ha conosciuto la SuperLega e vinto scudetti. I nostri ragazzi sono stati bravi a non mollare mai, anche quando eravamo sotto nel punteggio, e a ribaltare la situazione. Vincere su quel campo è una soddisfazione importante".

Il presente, tuttavia, è figlio di un'estate nella quale la Rinascita ha dovuto ricominciare quasi da capo. Dopo il sesto posto, la qualificazione alla Coppa Italia e ai playoff promozione della passata stagione, il Club ha cambiato dieci giocatori su tredici. Una rivoluzione che Carlomagno invita a leggere anche attraverso le condizioni nelle quali opera una società di provincia, spesso costretta a confrontarsi con opportunità economiche e personali che possono portare gli atleti altrove: "Non sempre i cambiamenti dipendono dalle nostre decisioni. Ci sono ragazzi che, dopo un percorso, scelgono di andare via. Altre volte incidono gli aspetti economici oppure il desiderio di vivere in realtà diverse. Noi abbiamo un budget e non andiamo oltre, perché la politica societaria deve restare quella di una società sana, che conosce le proprie possibilità. Sono undici anni che facciamo Serie A e credo siano tanti per una realtà piccola come Lagonegro".

La ricostruzione ha seguito criteri precisi: giovani promettenti, giocatori desiderosi di rilanciarsi e, soprattutto, atleti realmente convinti di sposare il progetto biancorosso. Un lavoro che il Presidente attribuisce in larga parte al direttore sportivo Nicola Tortorella, affiancato da una scelta considerata fondamentale: la conferma di coach Waldo Kantor: "È stato il punto di partenza più importante. Considero Waldo uno dei migliori allenatori in Italia e nel mondo. Siamo stati bravi a confermarlo subito e mi auguro che possa restare con noi ancora a lungo. La costruzione di una squadra comincia sempre da una guida tecnica importante".

Attorno all'allenatore argentino e a riferimenti come Nicola Fortunato, Stefano Armenante e Gabriele Tognoni è nata così una formazione profondamente rinnovata, nella quale Carlomagno intravede margini di crescita ancora significativi.

Ma l'intervista offre anche l'occasione per guardare a ciò che la Rinascita è diventata lontano dal campo. Undici stagioni nei campionati di Serie A, nove in A2 e due in A3, hanno progressivamente modificato la dimensione di un Club nato nel 1978 e ormai riconosciuto nel panorama pallavolistico nazionale: "Siamo passati dall'essere una piccola Cenerentola a una società rispettata e apprezzata. Ci siamo arrivati con serietà, programmazione e impegno. Abbiamo commesso errori, li abbiamo pagati, ma abbiamo continuato a costruire anno dopo anno".

A testimonianza di questa credibilità, il Presidente cita l'arrivo del giovane greco Stavros Mouchlias dalla Lube Civitanova, considerandolo un riconoscimento della qualità del lavoro svolto dalla società e da Kantor. Un risultato che, nella sua valutazione, assume un significato persino superiore a quello di un buon piazzamento in classifica: essere diventati un ambiente nel quale anche club di primo piano scelgono di far crescere i propri talenti.

Una credibilità che la Rinascita cerca di coltivare anche attraverso il settore giovanile, protagonista negli ultimi anni di risultati importanti a livello regionale. Carlomagno sottolinea il lavoro dei responsabili, Roberto Simone e Domenico Bruno, indicando nel capitano Nicola Fortunato, cresciuto proprio nel vivaio lagonegrese, l'esempio concreto di un percorso che altri ragazzi potrebbero ripetere. Tra i nomi sui quali la società ripone fiducia c'è quello di Vincenzo Simone.

Le prospettive del vivaio, però, devono confrontarsi con una carenza che il presidente denuncia senza nascondere l'amarezza: la mancanza di strutture adeguate a Lagonegro: "Paghiamo un dazio altissimo perché non abbiamo un palazzetto o una palestra di buon livello nella quale far allenare i nostri giovani. Eppure il vivaio biancorosso continua a lavorare e a ottenere risultati. Non dobbiamo dimenticare che svolge anche una funzione sociale fondamentale: avvicinare i bambini allo sport significa offrire loro un ambiente sano nel quale crescere".

Il tema degli impianti torna inevitabilmente quando la conversazione si sposta sul futuro. Nel 2028 la Rinascita festeggerà cinquant'anni di storia e Carlomagno, che ricorda ancora gli anni in cui a Lagonegro si giocava all'aperto, individua una priorità che precede qualsiasi ambizione sportiva: riportare la squadra nella propria città: "Il primo sogno è tornare a Lagonegro, disputare finalmente i campionati a casa nostra e consentire ai lagonegresi e alle persone del circondario di assistere alle partite di Serie A". Il Presidente rivolge poi una critica esplicita alla politica locale, che a suo giudizio non ha compreso negli anni l'importanza di una società capace di rappresentare la città su un palcoscenico nazionale, anche in termini di visibilità e promozione del territorio.

E quando arriva la domanda su un possibile futuro in SuperLega, Carlomagno sorprende indicando un traguardo differente: "Ho un piccolo desiderio, che forse non si avvererà mai, ma i desideri vanno sempre coltivati. Non è quello della SuperLega: mi piacerebbe disputare una finale di Coppa Italia e magari vincerla. Anche una Final Four sarebbe straordinaria. Vorrei poterla organizzare proprio a Lagonegro, se un giorno avremo finalmente un palazzetto".

La massima categoria, comunque, non è un'ipotesi che il Presidente esclude. Pur ribadendo la necessità di procedere con prudenza, Carlomagno ritiene che l'attuale gruppo, giovane e ancora in evoluzione, possa migliorare sensibilmente durante la stagione. E si spinge oltre: se la società riuscisse a conservarne l'ossatura nei prossimi anni, potrebbe diventare una squadra capace di competere anche per la promozione.

Resta, infine, una riflessione che riporta il racconto alle persone. Nasce da una recente conversazione con Kantor, con il quale il presidente condivide spesso considerazioni che vanno oltre la pallavolo giocata: "Waldo ci riconosce una qualità che considero il nostro vero valore aggiunto: l'aspetto umano. È fondamentale nella vita, nelle amicizie, nello sport. Qui a Lagonegro è qualcosa di tangibile, si vive, si tocca, si sente. Non è una frase detta per circostanza, è davvero così".

È forse il punto in cui la visione di Carlomagno trova la sua sintesi più nitida. La Rinascita ha imparato a misurarsi con avversari prestigiosi, a ricostruire squadre, a convivere con risorse limitate e a conquistare credibilità oltre i confini della Basilicata. Senza dimenticare, almeno nelle intenzioni di chi la guida, quale debba essere il carattere di una società nata quasi cinquant'anni fa.

Intanto il calendario chiama: domenica 8 novembre arriverà l'Union Napoli. Ci sarà un'altra partita da preparare, un'altra occasione per mettere alla prova quanto costruito. Le tre vittorie iniziali hanno aperto prospettive interessanti, ma Carlomagno non intende cambiare strada. Il lavoro quotidiano, ripete, è ciò che ha permesso alla Rinascita di arrivare fin qui. E che, forse, un giorno potrà avvicinarla al tanto sospirato ritorno a casa.


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