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| Bullismo, il grido degli studenti: il 50% invoca punizioni corporali. Il CNDDU: Segnale allarmante di sfiducia educativa |
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14/05/2026 | Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda riflessione e viva preoccupazione rispetto ai risultati del recente sondaggio diffuso da Skuola.net, realizzato attraverso i propri canali social su un campione di oltre mille studenti italiani, secondo cui il 50% dei partecipanti si dichiarerebbe favorevole all’introduzione di punizioni corporali contro gli autori di atti di bullismo, prendendo come riferimento il modello adottato a Singapore nei casi ritenuti più gravi. L’altro 50% si è invece espresso in senso contrario, sostenendo che “la violenza non si cura con la violenza” e definendo tali pratiche un “ritorno al Medioevo”.
Il dato non può essere archiviato come una semplice provocazione giovanile né interpretato superficialmente come nostalgia dell’autoritarismo. Esso rappresenta piuttosto un indicatore culturale e sociale estremamente significativo: una parte crescente degli adolescenti sembra non sentirsi più realmente protetta dagli strumenti educativi tradizionali e manifesta una sfiducia profonda nella capacità delle istituzioni scolastiche di intervenire in modo efficace contro il bullismo e le dinamiche di sopraffazione.
Secondo gli ultimi dati ISTAT, pubblicati nel 2025 e riferiti al 2023, il 68,5% degli adolescenti tra gli 11 e i 19 anni dichiara di aver subito almeno un episodio offensivo, aggressivo, diffamatorio o di esclusione, online oppure offline, nei dodici mesi precedenti. Il 21% riferisce episodi ripetuti più volte al mese, mentre circa l’8% subisce atti di bullismo almeno una volta a settimana. Numeri di tale portata descrivono non un’emergenza episodica, ma una condizione relazionale diffusa che incide profondamente sulla salute emotiva, sulla fiducia sociale e sulla qualità della vita scolastica di migliaia di giovani.
Altre ricerche recenti confermano questo clima di crescente insicurezza. Un’indagine promossa da SOS Villaggi dei Bambini rileva che otto adolescenti su dieci considerano la violenza tra coetanei un problema grave, mentre solo poco più della metà dichiara di sentirsi realmente al sicuro a scuola. Parallelamente, diverse rilevazioni mostrano come molti studenti percepiscano note disciplinari, sospensioni e richiami formali come strumenti inefficaci, incapaci di produrre reali cambiamenti nei comportamenti aggressivi.
È dentro questo contesto che deve essere interpretato il consenso verso misure punitive estreme. Quando un ragazzo arriva a ritenere accettabile una punizione fisica, non sta necessariamente esprimendo adesione alla violenza; spesso sta manifestando il bisogno di vedere finalmente riconosciuta la sofferenza delle vittime, ristabiliti i confini e riaffermata la presenza autorevole degli adulti. La richiesta implicita non è tanto quella di colpire, quanto quella di essere protetti.
Il bullismo, infatti, non nasce nel vuoto. Si sviluppa in ambienti segnati da fragilità relazionali, difficoltà nella gestione delle emozioni, impoverimento dell’empatia e crescente esposizione a modelli comunicativi aggressivi. In molti casi la sopraffazione diventa una forma distorta di ricerca di potere, riconoscimento o appartenenza. Al tempo stesso, chi subisce violenza sperimenta frequentemente vergogna, isolamento, perdita di autostima e senso di invisibilità. Le ferite prodotte dal bullismo non sono soltanto sociali: incidono profondamente sulla costruzione dell’identità, sulla fiducia negli altri e sulla percezione del proprio valore personale.
Per questa ragione, trasformare la forza fisica in strumento educativo significherebbe trasmettere un messaggio profondamente contraddittorio: che la violenza possa essere considerata legittima quando esercitata da un’autorità. Una simile impostazione rischierebbe di rafforzare proprio quella cultura della forza e dell’umiliazione che alimenta i fenomeni di bullismo. L’obbedienza ottenuta attraverso la paura non coincide con la crescita morale; il timore della punizione può reprimere temporaneamente un comportamento, ma non genera automaticamente consapevolezza, empatia o responsabilità.
La scuola non può limitarsi a contenere il disagio attraverso logiche esclusivamente punitive. Deve invece recuperare pienamente la propria funzione educativa, diventando uno spazio capace di ascoltare, intercettare precocemente la sofferenza, costruire relazioni significative e promuovere competenze emotive e sociali. Gli adolescenti di oggi vivono spesso in una condizione di forte vulnerabilità affettiva, amplificata dalla pressione dei social network, dalla frammentazione delle relazioni e da modelli culturali sempre più competitivi e conflittuali. In tale scenario, l’autorevolezza educativa non coincide con la durezza della sanzione, ma con la capacità degli adulti di essere punti di riferimento credibili, coerenti e presenti.
Per arginare realmente il fenomeno, appare indispensabile rafforzare in tutte le scuole percorsi continuativi di educazione emotiva, alfabetizzazione relazionale e gestione non violenta dei conflitti, superando l’idea di interventi episodici o meramente simbolici. Occorre garantire la presenza stabile di figure professionali di supporto psicologico accessibili agli studenti, promuovere una formazione specifica dei docenti sulle dinamiche del disagio adolescenziale e del gruppo classe e costruire un’alleanza educativa più solida tra scuola e famiglie. Diventa inoltre fondamentale sviluppare pratiche di responsabilizzazione e giustizia riparativa che aiutino gli autori di atti aggressivi a comprendere concretamente le conseguenze delle proprie azioni, restituendo centralità alla relazione, all’ascolto e alla ricostruzione del legame sociale.
È altresì necessario investire maggiormente nella prevenzione del cyberbullismo, attraverso un’educazione digitale capace di far comprendere ai giovani il peso delle parole, la permanenza delle ferite online e il rischio di normalizzazione dell’aggressività nei contesti virtuali. Parallelamente, le istituzioni scolastiche devono poter disporre di strumenti operativi più rapidi ed efficaci per intervenire tempestivamente nelle situazioni di maggiore criticità, evitando che il senso di impunità alimenti ulteriormente la sfiducia degli studenti.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce pertanto che ogni forma di punizione corporale risulta incompatibile con i principi costituzionali italiani, con la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e con una visione educativa fondata sulla dignità della persona. Contrastare il bullismo significa investire seriamente nella prevenzione, nella qualità delle relazioni educative e nella costruzione di ambienti scolastici in cui nessuno studente si senta invisibile o abbandonato.
Una comunità educante matura non risponde alla paura con altra paura. La vera sfida consiste nel ricostruire fiducia, autorevolezza e senso di appartenenza, affinché nessun ragazzo senta più il bisogno di invocare la violenza come unica forma possibile di giustizia.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU |
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| Notizie dall'Italia e dall'Estero - Lasiritide OUT -
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12/05/2026 - Frode fiscale nel settore migranti: sequestri per 1,4 milioni eseguiti dalla Guardia di Finanza
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12/05/2026 - Crotone. Organizzazione criminale dedita a truffe online: eseguite 10 misure cautelari
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NEWS BREVI
| 1/12/2021 - Ultimo lotto Bradanica, domani alle 11.30 l’apertura al traffico | Come annunciato nei giorni scorsi verrà aperto domani, 2 dicembre, l’ultimo lotto “La Martella” della strada Statale “Bradanica”.
L’apertura al traffico è in programma alle ore 11.30 al km 135 lato La Martella.
Sarà presente l’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità, Donatella Merra. | |
| | 28/11/2021 - Poste Italiane: estesi orari apertura di tre uffici postali lucani | Poste Italiane comunica che a partire lunedì 29 novembre, gli Uffici Postali di Matera 5, Melfi e Moliterno saranno interessati da un potenziamento degli orari di apertura al pubblico.
In particolare, gli uffici postali di Melfi e Moliterno (PZ) saranno aperti dal lunedì al venerdì, dalle ore 8:20 – 19:05, il sabato dalle ore 8:20 alle 12:35. Matera 5 osserverà l’orario di apertura su 6 giorni lavorativi. Lun/ven 08:20 – 13:45, sabato 08:20 – 12:45.
Questi interventi confermano la vicinanza di Poste Italiane al territorio e alle sue comunità e la volontà di continuare a garantire un sostegno concreto all’intero territorio nazionale. Anche durante la pandemia, infatti, Poste Italiane ha assicurato con continuità l’erogazione dei servizi essenziali per andare incontro alle esigenze della clientela, tutelando sempre la salute dei propri lavoratori e dei cittadini.
L’Azienda coglie l’occasione per rinnovare l’invito ai cittadini a recarsi negli Uffici Postali nel rispetto delle norme sanitarie e di distanziamento vigenti, utilizzando, quando possibile, gli oltre 8.000 ATM Postamat disponibili su tutto il territorio nazionale e i canali di accesso da remoto ai servizi come le App “Ufficio Postale”, “BancoPosta”, “Postepay” e il sito www.poste.it.
| | 15/11/2021 - Obbligo di catene o pneumatici da neve | E’ stata emessa questa mattina e trasmessa alla Prefettura ed a tutte le Forze dell’ordine, l’ordinanza firmata dal Dirigente dell’Ufficio Viabilità e Trasporti della Provincia, l’ing. Antonio Mancusi, con la quale si fa obbligo:“A tutti i conducenti di veicoli a motore, che dal 01 Dicembre 2021 fino al 31 Marzo 2022 transitano sulla rete viaria di competenza di questa Provincia di Potenza, di essere muniti di pneumatici invernali (da neve) conformi alle disposizioni della direttiva comunitaria 92/33 CEE recepita dal Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti 30/03/1994 e s.m.i. o a quelle dei Regolamenti in materia, ovvero di avere a bordo catene o altri mezzi antisdrucciolevoli omologati ed idonei ad essere prontamente utilizzati, ove necessario, sui veicoli sopraindicati.
Tale obbligo ha validità, anche al di fuori del pericolo previsto in concomitanza al verificarsi di precipitazioni nevose o formazione di ghiaccio”. |
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