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La voce della Politica
| CallMat, Cifarelli: «Dopo il mancato accordo in Prefettura occorre un'iniziativa immediata di Regione e Governo |
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10/10/2026 | «La vertenza CallMat è arrivata a un passaggio particolarmente delicato. L'esito negativo del tentativo di conciliazione svoltosi ieri presso la Prefettura di Matera lascia circa 350 lavoratrici e lavoratori esposti al rischio concreto di perdere il proprio posto di lavoro. Una prospettiva che non possiamo accettare e rispetto alla quale è necessario un salto di qualità nell'iniziativa delle istituzioni».
Lo dichiara il consigliere regionale Roberto Cifarelli, che ieri mattina ha partecipato al presidio organizzato dalle rappresentanze sindacali davanti alla Prefettura di Matera.
«Ho voluto essere presente al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori per testimoniare una solidarietà che non può esaurirsi nelle dichiarazioni di circostanza. Dietro quei 350 posti di lavoro ci sono persone, famiglie, professionalità costruite nel tempo e una parte importante dell'economia della nostra città. Perdere questa realtà produttiva significherebbe impoverire ulteriormente un territorio che già fatica a offrire opportunità di lavoro stabile, soprattutto alle giovani generazioni.
La questione, tuttavia, non va affrontata solo come una crisi aziendale. Le organizzazioni sindacali hanno posto un interrogativo preciso, al quale occorre dare una risposta altrettanto precisa: che fine hanno fatto i volumi di attività precedentemente affidati al sito di Matera? Sono venuti meno oppure sono stati trasferiti ad altri fornitori e ad altri territori?
È una domanda che chiama direttamente in causa TIM. Se le attività continuano a essere svolte altrove, occorre comprendere per quali ragioni non possano continuare a garantire occupazione anche a Matera. La trasparenza sui volumi delle commesse e sulle scelte industriali è una condizione indispensabile per individuare una soluzione credibile alla vertenza».
Cifarelli richiama quindi le responsabilità delle istituzioni regionali e nazionali.
«Già nelle scorse settimane avevo chiesto al presidente Bardi di assumere direttamente l'iniziativa e convocare con urgenza un tavolo istituzionale. Dopo l'incontro in Prefettura, quella richiesta diventa ancora più pressante. La Regione Basilicata deve esercitare fino in fondo il proprio ruolo, sollecitando la ripresa immediata del confronto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con la partecipazione di TIM, CallMat e delle organizzazioni sindacali.
I lavoratori, più che attraverso i pur necessari ammortizzatori sociali, vanno tutelati attraverso la costruzione di una prospettiva industriale e occupazionale che consenta di salvaguardare tutti i posti di lavoro. Le risorse pubbliche disponibili, a cominciare dai 10 milioni di euro già stanziati dalla Regione Basilicata, devono essere orientate a questo obiettivo, evitando che gli strumenti di sostegno finiscano per rappresentare soltanto una gestione delle conseguenze dei licenziamenti.
Il coinvolgimento dell'arcivescovo monsignor Benoni Ambarus, al quale le organizzazioni sindacali hanno rappresentato nei giorni scorsi le proprie preoccupazioni, testimonia quanto questa vicenda abbia ormai assunto una dimensione che va ben oltre i confini dell'azienda. È in gioco la tenuta sociale ed economica di una comunità».
«La mobilitazione di ieri – conclude Cifarelli – ha dimostrato la determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori a difendere il proprio futuro. Adesso servono risposte. Il presidente Bardi chieda formalmente e con urgenza l'attivazione del tavolo nazionale e riferisca sulle iniziative che la Regione intende assumere. TIM chiarisca il destino delle attività e CallMat metta a disposizione tutti gli elementi necessari a individuare una soluzione.
Il tempo delle attese si sta esaurendo. La priorità deve essere impedire che 350 lavoratrici e lavoratori paghino il prezzo di scelte industriali sulle quali non hanno avuto alcuna possibilità di incidere. Matera non può perdere altri posti di lavoro e altre competenze. Su questo obiettivo continuerò a fare la mia parte, al fianco dei lavoratori e delle loro rappresentanze, in tutte le sedi istituzionali». |
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