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La voce della Politica
| Cupparo sui servizi alle persone fragili |
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5/10/2026 | Dichiarazione Assessore Sviluppo Economico Francesco Cupparo
«Le dichiarazioni del sindaco di Senise richiedono alcune precisazioni. Quando si affrontano problemi che riguardano persone con disabilità e famiglie, il rigore delle informazioni dovrebbe essere il primo dovere di chi rappresenta un’istituzione. E prima di attribuire ad altri scarsa conoscenza della materia, sarebbe opportuno rappresentare correttamente tutti gli elementi della vicenda.
Il primo riguarda le responsabilità. Il sistema dei servizi sociali prevede il concorso di più livelli istituzionali. La legge n. 328 del 2000 attribuisce ai Comuni funzioni amministrative in materia di interventi sociali e disciplina un sistema di finanziamento al quale partecipano più soggetti. Il sostegno regionale, pertanto, non consente di rappresentare il Comune come un soggetto estraneo alla programmazione e all’organizzazione delle risposte ai bisogni dei propri cittadini.
L’Ambito territoriale è la sede nella quale i Comuni organizzano la gestione associata dei servizi. Richiamare l’Ambito, quindi, non significa collocare le responsabilità fuori dal sistema delle amministrazioni locali. Il riparto concreto degli oneri deve essere ricostruito sulla base degli atti che disciplinano il singolo servizio.
Il secondo punto riguarda i RIPAS. Le linee guida del Programma Speciale Senisese contemplano espressamente il sostegno alle persone vulnerabili, i centri socioeducativi diurni e il rafforzamento dei centri per persone con disabilità e anziani. Rappresentare queste risorse come uno strumento estraneo alle esigenze sociali del territorio sarebbe dunque semplicemente sbagliato.
Il sindaco richiama programmazioni già definite e autorizzazioni necessarie per modificarle. Ma l’esistenza di una procedura non equivale all’impossibilità di percorrerla. Il sistema RIPAS prevede anche un apposito modello per richiedere la modifica delle schede di intervento. Occorre verificare disponibilità, impegni e ammissibilità della proposta: è precisamente questo il lavoro che spetta alle amministrazioni.
La domanda, allora, è concreta: il Comune ha verificato con gli uffici regionali la possibilità di una rimodulazione? Ha presentato una proposta? Quali ostacoli specifici sono stati eventualmente rilevati? Ai cittadini, soprattutto quando si parla di persone fragili, vanno forniti questi elementi e non dichiarazioni generiche.
C’è poi un punto sul quale è necessario essere ancora più chiari: la Regione non ha mai coperto le spese di trasporto per questo tipo di servizi. La Regione sostiene in misura significativa le spese di funzionamento dei centri, ma il trasporto resta un servizio a carico del Comune di residenza del beneficiario, secondo quanto previsto dalla normativa.
Non è una ricostruzione teorica. In altri centri della stessa tipologia, come quello di Lauria, il trasporto non è mai stato attivato dall’Ambito socio-assistenziale ed è da sempre rimasto a carico delle famiglie degli utenti. Spetta poi al Comune individuare le risorse necessarie, che possono provenire dalla cassa comunale, dai RIPAS, dalle risorse per le Aree interne, dal Fondo sociale o da altri strumenti disponibili. In alcuni casi, come avviene in numerosi servizi, può essere prevista anche una quota di compartecipazione a carico delle famiglie.
Anche l’affermazione secondo cui la Regione avrebbe assunto e poi disatteso un impegno a finanziare il trasporto deve essere accompagnata dall’indicazione precisa degli atti, delle risorse eventualmente previste e delle condizioni alle quali quell’impegno sarebbe stato assunto. È sulla base dei documenti, non delle dichiarazioni, che si accertano responsabilità e competenze.
Il fatto che il Centro diurno “Don Pino Terracina” e il progetto “Dopo di noi” siano interventi distinti non esaurisce naturalmente la questione posta dalle famiglie. Il punto centrale resta garantire alle persone fragili la possibilità di accedere concretamente e continuativamente ai servizi.
Proprio per questo sarebbe necessario un confronto serio e documentato. Chi richiama gli altri alla competenza dovrebbe essere il primo a dimostrarla, indicando quali strumenti ha esaminato, quali interlocuzioni ha avviato, quali procedure ha attivato e quali soluzioni intende proporre.
Non è corretto chiamare in causa la Regione per qualsiasi problema, soprattutto quando esistono competenze comunali e strumenti che devono essere prima utilizzati e verificati. Ma, soprattutto, non è un atteggiamento costruttivo nei confronti delle famiglie trasformare una questione che richiede collaborazione istituzionale in una contrapposizione politica.
Sui servizi alle persone fragili non servono lezioni da impartire, ma atti da adottare, procedure da attivare e responsabilità da assumere. È su questo terreno che ogni amministrazione deve misurarsi». |
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