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La voce della Politica
| Figisc-Confcommercio: Benzina sotto i 2 euro, ma chi paga il conto? |
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29/09/2026 | Il prezzo scende alla pompa, ma il conto rischia di finire sulle imprese. È questo il paradosso che accompagna le nuove iniziative per contenere il costo dei carburanti. Per gli automobilisti il tetto di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio rappresenta una boccata d’ossigeno in una fase nella quale ogni pieno pesa sui bilanci familiari. Per i gestori degli impianti, invece, il rischio è che il contenimento del prezzo si trasformi in una nuova compressione dei margini.
La Figisc Confcommercio non mette in discussione l'obiettivo di sostenere le famiglie. Ma chiede al Governo di non lasciare fuori dal tavolo proprio chi quei prezzi deve praticarli ogni giorno: i gestori delle stazioni di servizio.
«Siamo dalla parte delle famiglie – afferma il presidente Figisc Bruno Bearzi – e vogliamo contribuire alla riuscita di iniziative utili ai consumatori. Chiediamo al Governo di ascoltare anche chi ogni giorno apre gli impianti, accoglie le persone e garantisce il servizio sul territorio».
È qui che si apre la partita più delicata. Abbassare il prezzo alla pompa non significa automaticamente abbassare i costi di chi gestisce un distributore. Se il margine viene compresso senza interventi di compensazione o senza un confronto con la categoria, a rischio è la sostenibilità economica di migliaia di imprese.
E la questione riguarda anche la concorrenza. Il cosiddetto price cap annunciato da Eni, con i valori indicati di 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il diesel, può determinare un forte spostamento della domanda verso gli impianti che riescono a praticare il prezzo più basso. Un meccanismo che rischia di mettere sotto pressione soprattutto gli operatori indipendenti e le cosiddette pompe bianche, costrette ad acquistare il prodotto sul mercato.
La domanda, dunque, è semplice: chi garantisce che il vantaggio per chi fa il pieno non diventi uno svantaggio per chi tiene aperto il distributore?
LA BASILICATA
In Basilicata la questione assume un peso particolare. Qui il costo della mobilità non è un dettaglio, perché distanze, collegamenti e caratteristiche territoriali rendono l’automobile indispensabile per una parte consistente delle attività economiche.
A richiamare l’attenzione su questo aspetto è Angelo Lovallo, presidente di Confcommercio Potenza e Fnaarc, che allarga il ragionamento dagli impianti di carburante agli agenti di commercio.
«In Basilicata il carburante non è una voce marginale nei bilanci di chi lavora – sottolinea Lovallo –. Per un gestore significa sostenere i costi di un’attività che garantisce un servizio sul territorio; per un agente di commercio significa invece percorrere migliaia di chilometri ogni anno per raggiungere clienti e imprese. In entrambi i casi parliamo di costi direttamente collegati al lavoro».
Ed è proprio questo il punto: per molti agenti di commercio l’auto non è un mezzo per andare al lavoro. È il luogo stesso del lavoro.
Ogni aumento del carburante, della manutenzione, delle assicurazioni o del costo dell’automobile finisce così direttamente nei costi dell’attività. E in una regione nella quale gli operatori devono spesso coprire territori ampi, il peso della mobilità diventa ancora più evidente.
«Non possiamo parlare di sostegno alle imprese – aggiunge Lovallo – senza affrontare il costo degli spostamenti. Per un agente di commercio l’automobile è uno strumento professionale, come un’attrezzatura per un artigiano o un macchinario per un’impresa».
IL VECCHIO LIMITE FISCALE
Da qui la richiesta di rimettere mano anche alla fiscalità dell’auto. Il limite massimo fiscalmente riconosciuto per l’acquisto dell’autovettura degli agenti di commercio è ancora fissato a 25.822,84 euro.
Una soglia che, secondo Fnaarc e Confcommercio, non tiene conto dell’evoluzione dei prezzi del mercato automobilistico.
«È un limite che deve essere aggiornato – dice Lovallo – perché nel frattempo sono aumentati il prezzo delle vetture, dei carburanti, delle assicurazioni e della manutenzione. Chiediamo una fiscalità che riconosca realmente l’automobile come bene strumentale della professione».
La richiesta non riguarda soltanto la categoria degli agenti. Dietro il rinnovo delle auto professionali c'è infatti anche un pezzo di economia: acquisto di vetture, manutenzione, assicurazioni e servizi collegati.
Gli agenti e rappresentanti di commercio iscritti e contribuenti Enasarco sono circa 206 mila in Italia e svolgono un ruolo centrale soprattutto nei rapporti tra produttori, distributori e piccole e medie imprese.
TRE RICHIESTE
Il messaggio che arriva da Confcommercio Potenza e Fnaarc è quindi rivolto al Governo: il problema carburanti non può essere affrontato guardando soltanto al prezzo esposto sulla colonnina.
«Chiediamo tre interventi concreti – conclude Lovallo –: aggiornare la fiscalità dell’auto ai valori attuali, prevedere attenzione specifica al costo dei carburanti per chi percorre migliaia di chilometri per lavoro e riconoscere pienamente l’automobile come bene strumentale per gli agenti di commercio».
La Figisc, dal canto suo, chiede un confronto immediato con i gestori.
Perché dietro il prezzo di un litro di benzina ci sono famiglie che devono risparmiare, imprese che devono reggere i costi e lavoratori che devono continuare a muoversi.
E in Basilicata, dove la distanza è spesso una componente inevitabile del lavoro, il prezzo alla pompa è anche un pezzo del costo della produzione.
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