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La voce della Politica
| Petrolio, Giordano (M5S): “La Basilicata ha già dato tanto al Paese' |
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14/09/2026 | Sul petrolio in Basilicata non siamo all’anno zero. Per questo, prima di parlare di nuove estrazioni, sarebbe doveroso fermarsi e porsi una domanda semplice: dopo decenni di petrolio, qual è stato il vero ritorno per la Basilicata?
Prima l’annuncio della Premier Meloni da Bari sull’aumento delle estrazioni, poi il decreto-legge che introduce strumenti per accelerare gli interventi in materia energetica con meccanismi sostitutivi nei confronti delle Regioni, ora le ulteriori dichiarazioni del Ministro Tajani. La sequenza dei fatti consegna un quadro che non può essere ignorato.
Non è una questione ideologica tra favorevoli e contrari. È un tema molto più serio: che cosa hanno prodotto queste estrazioni in termini di sviluppo strutturale? Hanno fermato lo spopolamento? Hanno creato un sistema stabile di lavoro e investimenti? Hanno colmato il divario infrastrutturale? Hanno rafforzato i servizi e la sanità? Sarebbe sufficiente leggere i dati relativi allo spopolamento della Basilicata per accorgersi che nessuno di questi obiettivi è stato raggiunto.
Maggiori estrazioni non equivalgono a maggiore benessere per la nostra regione o per l’Italia intera. Nè tantomeno la Basilicata riuscirebbe a coprire il fabbisogno nazionale.
A tutto questo si aggiunge l’enorme paradosso dei carburanti: nonostante il sacrificio, i cittadini lucani continuano a sostenere costi tra i più alti d'Italia.
Poi c’è il tema che viene prima di ogni barile: la salute. Ultimi studi epidemiologici stanno approfondendo le condizioni ambientali e sanitarie della Basilicata e le possibili relazioni tra esposizioni ambientali e incidenza delle patologie oncologiche. Quanto vale una vita umana rispetto alle logiche dell'estrazione?
Salute, ambiente e sicurezza vengono prima del numero di barili da estrarre. È un tema sul quale servono rigore scientifico, trasparenza e monitoraggio, non slogan e scorciatoie.
Se si vuole parlare di “interesse nazionale”, l’interesse nazionale non dovrebbe essere anche garantire che un cittadino lucano abbia gli stessi diritti alla salute, alla sicurezza e alla qualità della vita di un cittadino che vive lontano da un’area estrattiva?
Non possiamo continuare a considerare la Basilicata come una terra alla quale chiedere sempre qualcosa: petrolio, acqua, energia, territorio. Anche sul deposito nazionale dei rifiuti radioattivi siamo chiamati a discutere di un possibile prezzo da pagare in nome di un interesse nazionale.
La Basilicata non è un giacimento. È una comunità.
E oggi è ancora più grave che si possa anche solo ipotizzare di comprimere le prerogative della Regione su decisioni che riguardano direttamente il futuro del suo territorio. Le istituzioni non possono essere considerate un ostacolo da aggirare quando diventano scomode.
La Basilicata ha dato tanto al Paese. Ora ha il diritto di chiedere che cosa il Paese intenda restituirle.
Abbiamo bisogno di guardare oltre il petrolio e costruire strategie diverse: infrastrutture, servizi, sanità, ambiente, innovazione, turismo, agricoltura, lavoro e soprattutto opportunità per trattenere i nostri giovani.
Si parla di aumentare le estrazioni, di prolungare la vita dei giacimenti, di sfruttare ancora per anni le risorse presenti nel sottosuolo, ma molto meno si discute di ciò che verrà dopo. Quale sarà il destino dei territori una volta terminata l’attività estrattiva? E soprattutto, che fine faranno i lavoratori e le professionalità che oggi dipendono direttamente o indirettamente dal settore petrolifero? Non possiamo limitarci a ragionare sul prossimo barile senza costruire già oggi un piano per il “dopo petrolio”.
I lucani sono un popolo paziente, ma che sa reagire quando vengono toccati la propria dignità e il proprio territorio.
Per questo la domanda è semplice: se il Governo vuole parlare di “interesse nazionale”, ci dica anche una cosa. È interesse nazionale tutelare le comunità lucane?
Christian Giordano
Coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle in Basilicata |
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