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La voce della Politica
| Sifus: lettera aperta al Ministro Lollobrigida |
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16/07/2026 | “La Basilicata non è una terra da sfruttare, è una terra in cui investire. Dalla diga di Monte Cotugno parta il riscatto della Basilicata: basta prendere, è tempo di restituire.”
Signor Ministro,
apprendiamo che sabato sarà a Senise, sulle sponde della diga di Monte Cotugno, il più grande invaso artificiale d’Europa. La Sua visita rappresenta un’importante occasione per conoscere da vicino una parte della Basilicata che custodisce risorse strategiche per l’intero Paese, ma che continua a convivere con profonde criticità economiche, sociali e infrastrutturali.
E’ proprio per queste ragioni che il SIFUS Basilicata (sindacato fondato sull’unità e la stabilizzazione) Le rivolge alcune riflessioni, nella convinzione che la politica debba saper ascoltare i territori e trasformare le loro istanze in azioni capaci di generare sviluppo, lavoro e dignità.
La Basilicata è una terra straordinariamente ricca. È la terra del petrolio, dell’acqua, delle foreste, dell’agricoltura di qualità e di un patrimonio ambientale che rappresenta una ricchezza per l’intero Paese. Eppure, paradossalmente, è anche una delle regioni che più soffre.
Soffre lo spopolamento continuo dei piccoli comuni, soprattutto delle aree interne. Soffre la mancanza di infrastrutture moderne, di collegamenti ferroviari efficienti, di trasporti adeguati e di opportunità lavorative per i giovani. Troppi sono costretti a partire, lasciando paesi sempre più vuoti e comunità sempre più fragili.
Negli anni la Basilicata è stata spesso considerata una terra dalla quale prendere, più che una terra nella quale investire, è una terra generosa.
È la terra del petrolio che contribuisce al fabbisogno energetico nazionale.
È la terra dell’acqua, una risorsa preziosa che alimenta vaste aree del Mezzogiorno.
È la terra delle foreste, che custodiscono un patrimonio ambientale di inestimabile valore.
È la terra di un’agricoltura di eccellenza che porta il nome della Basilicata sui mercati italiani e internazionali.
Pensiamo alle straordinarie fragole del Metapontino, ai celebri Peperoni Cruschi di Senise IGP, all’Aglianico del Vulture, all’olio extravergine, ai cereali, agli ortaggi, alla frutta e alle tante produzioni che raccontano il lavoro, la qualità e la passione di migliaia di imprenditori agricoli.
L’aumento dei costi di produzione, la concorrenza internazionale, i cambiamenti climatici e soprattutto le incertezze legate all’approvvigionamento idrico spesso mettendo a rischio intere filiere produttive. Ed è qui che emerge il più grande paradosso.
La Basilicata possiede uno dei più grandi bacini artificiali d’Europa e, nonostante questo, ogni estate gli agricoltori vivono nell’angoscia di non sapere se avranno acqua sufficiente per irrigare i propri campi.
Una contraddizione che mortifica il lavoro di chi produce ricchezza e che impone una gestione moderna, efficiente e lungimirante delle risorse idriche. Ma le contraddizioni non finiscono qui.
La Basilicata continua a perdere i suoi giovani.
Lo spopolamento delle aree interne procede senza sosta.
La disoccupazione continua a rappresentare una delle principali emergenze sociali.
Negli anni questa regione è stata troppo spesso considerata una terra dalla quale prendere.
Si è preso il petrolio, si è presa l’acqua, si sono sfruttate le sue risorse ambientali.
E oggi, come se non bastasse, viene persino individuata come possibile destinazione di nuovi sacrifici, attraverso progetti che riguardano il deposito nazionale dei rifiuti nucleari: prospettiva che preoccupa profondamente le nostre comunità.
Noi crediamo che una terra che ha già dato così tanto non possa continuare ad essere considerata soltanto un luogo dove collocare ciò che altri non vogliono.
Ma c’è un altro tema che non può essere ignorato.
Quello della sanità.
Nelle aree interne della Basilicata il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione, rischia troppo spesso di rimanere un principio scritto ma non pienamente garantito.
Liste d’attesa interminabili, carenza di personale sanitario, riduzione dei servizi territoriali e mobilità sanitaria costringono migliaia di cittadini a lasciare la propria regione anche solo per curarsi.
A questo si aggiunge una preoccupante insufficienza delle politiche dedicate agli anziani, alle persone con disabilità e alle loro famiglie, che troppo spesso affrontano da sole difficoltà enormi.
Una società giusta si misura dalla capacità di proteggere chi è più fragile ed è proprio da qui che occorre ripartire.
Ministro, la Basilicata non ha bisogno di nuove promesse, ha bisogno di un segnale concreto.
Quel segnale può partire proprio dalla stabilizzazione dei circa 2.500 operai forestali della che operano nell’ambito delle attività del Dipartimento Agricoltura della Regione Basilicata.
Si tratta di lavoratori che, pur svolgendo da decenni un servizio essenziale per il territorio continuano a vivere in una condizione di precarietà, con contratti che garantiscono mediamente cinque mesi di lavoro annuo.
Stabilizzare questi lavoratori non significa soltanto garantire dignità e certezza alle loro famiglie, bensì investire nella difesa del territorio, nella prevenzione degli incendi, nella sicurezza dei cittadini e nel futuro delle aree interne e una programmazione stabile delle attività di forestazione.
Significa dare un messaggio ai giovani che oggi vedono soltanto valigie in partenza.
Significa dimostrare che lo Stato può finalmente restituire qualcosa a una terra che per troppo tempo ha dato molto senza ricevere altrettanto.
La Basilicata non ha bisogno di promesse, di passerelle, ha bisogno di decisioni e di azioni politiche concrete…
Ha bisogno di infrastrutture.
Ha bisogno di una gestione efficiente dell’acqua.
Ha bisogno di sostenere davvero il comparto agricolo.
Ha bisogno di una sanità pubblica capace di garantire il diritto costituzionale alla cura.
Ha bisogno di politiche sociali che mettano finalmente al centro gli anziani, le persone con disabilità e le loro famiglie.
Ha bisogno di lavoro stabile.
Ha bisogno di sviluppo.
Ha bisogno di rispetto.
Che dalla Basilicata possa arrivare un messaggio chiaro al Governo nazionale: questa regione non vuole assistenzialismo. Vuole giustizia, vuole che le proprie ricchezze diventino opportunità di crescita per chi vive e lavora qui.
Vuole che il diritto al lavoro, alla salute, alla mobilità e allo sviluppo diventino finalmente realtà.
Il SIFUS Basilicata continuerà a battersi con determinazione affinché questo accada, con spirito costruttivo, ma con la fermezza di chi rappresenta lavoratori, famiglie e comunità che attendono risposte da troppo tempo.
Ministro, la Basilicata ha già dato molto all’Italia, non è soltanto una terra da sfruttare: è una terra in cui investire. E soprattutto chiede che alle sue immense ricchezze corrispondano finalmente opportunità per chi ha scelto di restare.
È arrivato il tempo che si restituisca alla nostra regione ciò che le spetta: dignità, sviluppo, lavoro e futuro.
Pina De Donato
Segretaria Generale SIFUS-Basilicata
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