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FILCOM CONFSAL Basilicata, San Carlo: 'oltre 100 lavoratori rompono il silenzio'

12/06/2026

C’è un momento in cui la pazienza cessa di essere virtù e diventa complicità. Quel momento è passato. Oggi, presso il presidio ospedaliero del San Carlo di Potenza, oltre cento lavoratori dell’appalto CSL si sono ritrovati nelle assemblee convocate da FILCOM CONFSAL Basilicata: non per lamentarsi, ma per prendere coscienza, comprendere, e decidere. Una presenza che vale più di mille dichiarazioni di facciata.

Queste assemblee non nascevano dal nulla. Nascevano da una sopraffazione: la rappresentanza sindacale, regolarmente eletta dai lavoratori, era stata soppressa. Le elezioni, negate. E chi aveva operato questa cancellazione della democrazia nei luoghi di lavoro erano, per l’ennesima volta, le stesse organizzazioni — CGIL, CISL e UIL — che da decenni si presentano sui palchi come paladine dei diritti altrui, mentre nei fatti preferiscono il sistema della nomina a quello dell’elezione, la RSA alla RSU, la cooptazione al suffragio. Un vizio antico, si direbbe, se non fosse che l’antichità del vizio non lo rende meno grave.

FILCOM ha sempre ritenuto che la RSU — la Rappresentanza Sindacale Unitaria, eletta dai lavoratori mediante voto — sia l’unico strumento legittimo per misurare il peso reale delle organizzazioni sindacali. Non il tesseramento pilotato. Non la nomina concordata nei corridoi. Il voto. Libero, segreto, individuale. Chi invece teme il confronto elettorale e preferisce le scorciatoie della designazione non difende i lavoratori: difende sé stesso.

Nelle assemblee di oggi abbiamo parlato con chiarezza, documentazione alla mano. Abbiamo illustrato ai lavoratori lo stato reale del comparto, le criticità strutturali dell’appalto, i rischi che si profilano all’orizzonte, le proposte che FILCOM ha avanzato e i risultati concreti conseguiti negli ultimi anni — risultati che hanno fatto di FILCOM CONFSAL l’unico sindacato di riferimento autentico per questi lavoratori.

Abbiamo detto una verità scomoda, e la ripetiamo: il contratto leader di settore non è una conquista. È una fabbrica di povertà. Una costruzione eretta sopra vent’anni di esternalizzazioni selvagge e di appalti aggiudicati al massimo ribasso, e che un provvedimento di legge ha scelto di consacrare, elevandola a standard nazionale. Se il parametro del “salario equo” è fissato a 7,76 euro lordi l’ora, il problema non sono i cosiddetti contratti “pirata”: il problema è il contratto che quella soglia pretende di incarnare come traguardo. FILCOM CONFSAL Basilicata rappresenta lavoratori in appalto, lavoratori esternalizzati, lavoratori che operano esattamente in quei settori coperti dal CCNL Multiservizi: e allora diciamolo senza ipocrisia né reticenza.

Intendiamoci: FILCOM condanna con fermezza i contratti cosiddetti “pirata”, e lo ha sempre fatto senza ambiguità. Ma condannare un fenomeno esige che si ne misuri correttamente la portata, senza trasformarlo in uno spauracchio che distragga dall’analisi del problema reale. I dati depositati presso il CNEL sono pubblici e inequivocabili: i contratti “pirata” rappresentano meno del tre per cento del totale dei contratti collettivi registrati. Il novantasette per cento, dunque, è firmato da organizzazioni pienamente riconosciute — tra le quali, in prima fila, proprio CGIL, CISL e UIL. Questo dato non assolve nessuno: ma impone che il dibattito si sposti dal tre per cento al novantasette. FILCOM CONFSAL Basilicata ha scelto di farlo con gli atti, non con le dichiarazioni. Ha presentato una proposta di legge regionale sul salario di sopravvivenza — non un annuncio, non una campagna mediatica, ma un testo normativo discusso in Prima Commissione del Consiglio Regionale della Basilicata e ora destinato all’esame di ulteriori quattro commissioni prima dell’approdo in aula. Una proposta che non si limita a evocare una cifra suggestiva: costruisce un meccanismo giuridicamente fondato, capace di incidere realmente sulle condizioni salariali nei contratti d’appalto pubblici. Ben diverso dall’esibire, come traguardo storico, accordi che garantiscono sei euro netti l’ora — cifre che, nell’Italia del 2026, non bastano a pagare un affitto, ma che alcune organizzazioni sindacali presentano come vittoria. FILCOM non considera vittoria ciò che altri rassegnati chiamano conquista.

La risposta non può essere la rassegnazione. La risposta è la contrattazione di secondo livello: strumento potente e negletto, capace di ridistribuire valore là dove viene prodotto, di valorizzare le professionalità, di rispondere alle trasformazioni di una società digitale, di investire nella formazione continua come leva di emancipazione e non come voce di bilancio.

In questo contesto — complesso, delicato, che richiede competenza e determinazione — FILCOM CONFSAL Basilicata ha presentato ai lavoratori la propria squadra per le prossime elezioni della RSU. Non candidati per convenienza, non nomi offerti in cambio di favori organizzativi: persone la cui storia aziendale e personale parla per loro, prima ancora che lo faccia qualunque sigla.

Sabia Antonella. Iacobelli Francesco. Lovallo Caterina. Lione Gianfranco. Goldoni Tiago.

Cinque lavoratori. Cinque storie di lavoro vissuto dall’interno, non osservato dall’esterno. Cinque ragioni concrete per scegliere chi conosce i problemi perché li ha attraversati, non perché li ha studiati in un manuale.

Non c’è più tempo da sprecare con chi governa senza lavoratori e senza rispettare le regole. Il tempo appartiene a chi ha il coraggio di restituire ai lavoratori ciò che è dei lavoratori: la rappresentanza, la voce, il futuro.



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