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La voce della Politica
| Idrocarburi in Basilicata petrolio, ''riattivato il permesso Serra S. Bernardo'' |
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10/06/2026 | Il permesso di ricerca di idrocarburi denominato Serra S. Bernardo, che occupa una vasta area che ricomprende il territorio di 8 comuni della provincia di Potenza e 1 nella provincia di Matera, torna alla ribalta.
Dopo ben 8.749 giorni (24 anni circa) di sospensione temporale, concessi per vari motivi dal 1994 a giugno 2025, il permesso ritorna attivo.
Il 13 giugno 2025 infatti un Decreto Ministeriale dell’Ambiente e Sicurezza Energetica stabiliva :
Il ripristino dell’area originale di ricerca del permesso (268 Km2)
Il consenso alla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi
Il tempo entro il quale le società concessionarie Eni, Rockhopper e Total dovranno presentare alla Direzione generale fonti energetiche e titoli abilitativi “una relazione di aggiornamento sullo stato del programma dei lavori del permesso di ricerca Serra S. Bernardo con cronoprogramma relativo alla ripresa delle attività”.
Il tempo concesso dal MASE, sei mesi dalla data della pubblicazione del Decreto, è scaduto il 13 dicembre 2025, ma da allora niente è venuto alla luce sui programmi delle Companies in quest’area della Basilicata, né delle conseguenze amministrative che questo ritardo potrebbe comportare.
L’unica cosa accertata è che dal momento del ripristino del titolo minerario in conseguenza dell’abolizione del PiTESAI da parte del TAR del Lazio nel 2024, le Companies dovranno corrispondere allo Stato il previsto canone annuo.
Nel corso di questo lungo anno i Sindaci dei Comuni interessati ed il Coordinamento No Triv Basilicata hanno tentato, con lo strumento dell’Accesso agli Atti, di capire quali fossero le intenzioni delle compagnie ed il conseguente prosieguo dell’iter amministrativo, ma le poche informazioni arrivano avvolte dalle nebbie del ben noto mistero del “segreto industriale”.
Ribadiamo di avere il diritto di sapere perché un pozzo come “Monte Grosso 001” – perforato nel 1989- (poi seguito da “Monte Grosso 001 ST”, perforato nel 1999) dalla British Gas Rimi, ricadente nel territorio del comune di Brindisi Montagna a 3.532 metri di profondità, fu sospeso in quanto “incidentato”. Perché dopo diversi anni questa qualifica è stata ignorata ed abbandonata?
Ora che il Ministero competente ne autorizza il recupero senza tener conto dei motivi della precedente sospensione, né delle sue cause, arrogandosi in modo unilaterale ed autoritativo il diritto di riportare agli attuali 268,56 km2 l’area delle ricerche che era stata ridotta a 208,30 km2 dall’adozione dei criteri del PiTESAI, sorge con forza la necessità di rispondere alle seguenti domande:
I termini dei “sei mesi” sono perentori o no, visto che il Decreto Ministeriale del 13 giugno 2025 definisce lo spazio temporale dei 6 mesi come un obbligo?
Quali sono ad oggi le iniziative e le controdeduzioni del Governo Regionale in materia?
Cosa pensano di fare Sindaci ed Amministratori dei Comuni coinvolti, visto che il permesso in parola riguarda lo stesso capoluogo di Regione Potenza?
Cosa pensano di tutto ciò, cosa stanno facendo nel merito, i consiglieri regionali di opposizione ?
Da parte nostra, continuiamo a pensare che Sindaci, abitanti dell’area interessata e cittadini tutti, associazioni, abbiano il diritto di sapere cosa sarà del loro futuro e perciò ci rivolgiamo alla stampa perché vengano sollevati i necessari livelli di attenzione su una vicenda le cui ricadute rischiano ancora una volta di incidere negativamente sulle condizioni climatiche, ambientali, sanitarie, economiche, su una significativa area della Basilicata in cui vivono circa 100mila persone e facciamo appello ai consiglieri regionali di opposizione ed ai deputati e senatori lucani, perché sappiano e possano adoperarsi, ad ormai un anno esatto di distanza dall’emanazione del DM, per esercitare il diritto di accesso agli atti e restituire ai cittadini il diritto di informazione.
Coordinamento No Triv Basilicata |
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