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La voce della Politica
| Bolognetti:nuova legge elettorale?Solo dopo aver abolito i regali del Rosatellum |
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27/02/2026 | Leggo dell’intenzione del Governo di modificare la legge elettorale e avverto l’urgenza di lanciare l’ennesima lettera in una bottiglia a futura memoria. Si parla della necessità di garantire stabilità e di una modifica che potrebbe essere approvata entro fine anno. Non si parla - e la cosa non mi stupisce - del fatto che l’elezione dei parlamentari allo stato dell’arte, ma temo anche con la legge in cantiere, dipende da ristrette oligarchie, con buona pace dell’art. 67 della vigente Costituzione che recita: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
La prima considerazione da fare riguarda i tempi della modifica, che non può esser fatta a meno di un anno dal voto. Nel ricordare a me stesso e a tutti che nel 2022 fummo chiamati alle urne il 25 settembre, gioverà inoltre rammentare al legislatore quanto dispone il testo dell’art. 61 del Dettato costituzionale: “Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti…”.
Se qualcuno si stesse chiedendo perché la leggi elettorali non andrebbero cambiate a meno di un anno dal voto, è presto detto: il nostro Paese ha sottoscritto nel 2002 il cosiddetto “Codice di buona condotta in materia elettorale”. Nel sopra citato Codice, alla voce “Livelli normativi e stabilità del diritto elettorale”, è scritto tra l’altro: “Gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l'elezione, o dovrebbero essere legittimati a livello costituzionale o ad un livello superiore a quello della legge ordinaria”.
Inutile sottolineare che il sopra citato Codice è stato ripetutamente violato dal nostro Paese, dal nostro legislatore, con modifiche di leggi elettorali intervenute anche a pochi giorni dal voto.
Insomma, più che Codice di buona condotta, nel caso dell’Italia del settantennio. si può parlare di zero in condotta. Credo sia inutile spiegare la ratio legis che ha ispirato l’indicazione di cui sopra. Va da sé che gli elettorali hanno il diritto di poter familiarizzare con una nuova legge, così come le forze politiche devono avere i tempi tecnici necessari a poter raccogliere le firme per presentare le liste.
La questione dei “livelli normativi del diritto elettorale” riguarda due cosette di fondamentale importanza, quali l’esercizio del diritto di elettorato attivo e l’esercizio del diritto di elettorato passivo.
Stabilità? Ma davvero vogliono di nuovo venderci la favoletta della “stabilità”? Io affermo che non c’è stato nulla di più stabile del sistema Italia anche dopo il disgraziato 1992. Stabilità fondata sulla sistematica violazione della Costituzione scritta, sull’attentato ai diritti politici del cittadino, su uno Stato che è stato ed è Stato criminale sul piano tecnico-giuridico. Abbiamo avuto dal 1948 la stabilità garantita dalla tenia partitocratica, che si scompone e si ricompone, la stabilità dell’italico gattopardismo e di riforme annunciate a cui hanno fatto seguito puntuali controriforme.
Sgombrato quindi il campo dalla bufala “stabilità”, gioverà ora concentrarsi su due aspetti seri: il metodo di elezione dei parlamentari e la rappresentanza democratica.
Un sistema elettorale che impedisce al cittadino di scegliere i suoi eletti e rappresentanti del territorio è un sistema elettorale oligarchico e anti-democratico. Il cosiddetto “Rosatellum”, da cui abbiamo ereditato l’attuale modalità di elezione di deputati e senatori, è stato tra le maggiori porcate della storia della Res Pubblica. Non peggiore, però, del capolavoro che ha portato quasi un intero Parlamento ad assecondare i desiderata dei venditori di pacchi a 5 stelle e a colpire la rappresentanza democratica attraverso una non necessaria, e anzi perniciosa, riduzione del numero degli eletti. Sempre più le nostre democrazie vanno trasformandosi in oligarchie e democrazie reali e l’Italia da questo punto di vista è un esempio da manuale.
Sì, aver convinto gli elettori a buttare a mare il bambino con l’acqua sporca del settantennio partitocratico di metamorfosi del male è stato un capolavoro, quasi un golpe. Un golpe figlio di quell’antipolitica che nulla ha prodotto di positivo in termini di miglioramento della nostra democrazia, ma che in compenso è servita ottimamente da specchietto per le allodole per evitare di parlare della montante antidemocrazia e del montante antistato di diritto. I giovani che oggi scendono in piazza, ai quali hanno fatto il lavaggio del cervello, dovrebbero farsi alcune domande di fondamentale importanza: che politica vogliamo? Che politica vogliono? Vogliamo una politica riservata ai ricchi e a potenti lobby occulte? Io no, grazie.
Se riforma della legge elettorale deve esserci, allora che si faccia una riforma che ridia al popolo la possibilità di scegliere. A mio avviso sono tre le strade percorribili: un ritorno al proporzionale puro con voto di preferenza e possibile premio di maggioranza assegnato alla coalizione vincente; un sistema che riprenda quello francese e cioè un maggioritario a doppio turno con collegi uninominali; un maggioritario uninominale anglosassone.
Qualsiasi via si sceglierà di percorrere, ciò che occorre fare è ridare dignità al Parlamento e avere un adeguato bilanciamento dei poteri. Un Parlamento debole, con eletti nominati e un esecutivo forte, non è mai un bene per la democrazia.
Prima ancora di Pannella, che negli anni ’70 parlava di “Parlamento squillo”, Luigi Sturzo il 16 dicembre del 1958 diceva: “Oggi questo nostro Stato è come una torta che i partiti si sono divisi e ognuno di essi crede di godere di ogni immunità nella sua parte. Non c’è più lo Stato al di sopra dei partiti, ma lo stato dei partiti, e di partiti famelici. La spartizione della torta non è avvenuta oggi, ma da tempo, durante la resistenza”.
Lo stesso Sturzo, intervenendo nell’aula del Senato il 18 luglio del 1958, affermava: “Un punto difficile da affrontare subito è quello di ridare al Parlamento la sua indipendenza da estranee ingerenze, specialmente da quelle dei partiti, smantellando la sovrastruttura partitocratica che si è andata formando nelle due precedenti legislature, in modo da paragonarsi a una piovra che poco a poco soffoca e stronca”.
Settantasette anni dopo possiamo affermare che la “piovra” ha continuato a stringere e soffocare e a stroncare le istituzioni della Repubblica, la democrazia, lo Stato di diritto democratico.
Ultima, ma non ultima, la questione della rappresentanza dei nostri territori. Al sottoscritto appare evidente che la Basilicata rischierebbe di esser ulteriormente penalizzata se dovesse essere approvata una riforma della legge elettorale così come va delineandosi.
L’invito che rivolgo al Governo e a tutte le forze politiche è quello di aprire un dibattito serio sulla legge elettorale e su future architetture istituzionali che potrebbero scaturire da ulteriori riforme della Costituzione. Il tutto avendo sempre ben presente che occorre avere un sistema che ripristini i cosiddetti checks and balances.
Di Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani, già membro del Consiglio nazionale dei “Club Pannella”, già membro della Presidenza e del Consiglio generale del PRNTT, iscritto all’ODG e alla FNSI. |
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