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Sanità lucana: il Presidente USC Cataldi avverte, rinviare oggi costa caro domani

13/02/2026

Il Presidente dell’ U.S.C. Michele Cataldi lancia un monito chiaro: nella sanità lucana, rimandare le decisioni difficili non è prudenza, ma un costo reale che ricade su cittadini, strutture e territori. Ogni rinvio pesa sull’economia, sulle prestazioni cliniche e sulla qualità dei servizi, aggravando problemi che potrebbero essere gestiti oggi con interventi mirati. Dalla gestione delle liste d’attesa alla mobilità sanitaria, passando per l’instabilità delle strutture, l’attesa genera effetti concreti e spesso irreversibili, trasformando la programmazione futura in una sfida più complessa e onerosa.

Segue comunicato stampa.

Nella sanità lucana si continua a coltivare una convinzione rassicurante ma profondamente sbagliata: che rinviare le decisioni difficili sia, in fondo, una forma di prudenza. Che attendere un nuovo piano, una nuova riforma, un nuovo assetto organizzativo consenta di guadagnare tempo senza pagare un prezzo immediato.
In sanità accade l’opposto. L’attesa non è neutra. L’attesa costa.

Costa in termini economici, costa in termini clinici, costa in termini sociali. E, soprattutto, costa più domani di quanto costerebbe oggi intervenire.

Quando una prestazione sanitaria viene rinviata perché il tetto di spesa è esaurito, il bisogno non scompare. Si accumula. Si aggrava. Spesso si trasforma in una condizione più complessa, che richiederà interventi più lunghi, più invasivi e più costosi. È una dinamica nota a chiunque lavori in sanità: la mancata presa in carico precoce moltiplica i costi futuri.

Lo stesso vale per le liste di attesa. Ogni giorno in più non è solo un disagio per il cittadino, ma un fattore di rischio. Ritardare una diagnosi, una terapia, un percorso riabilitativo significa aumentare la probabilità di complicanze, di accessi impropri al pronto soccorso, di ospedalizzazioni evitabili. Tutti eventi che gravano sul sistema pubblico molto più di una prestazione territoriale erogata per tempo.

C’è poi un costo meno visibile, ma enorme: la mobilità sanitaria. Quando i cittadini non trovano risposte sul proprio territorio, cercano altrove. Ogni paziente che si sposta fuori regione porta con sé risorse economiche, fiducia e capitale umano. È un doppio impoverimento: per il bilancio regionale e per il tessuto sociale. Rinviare le soluzioni oggi significa accettare che questo flusso continui ad aumentare domani.

Il costo dell’attesa si manifesta anche sul versante dell’offerta. Le strutture che operano per conto del Servizio Sanitario Regionale, pubbliche e private accreditate, vivono di programmazione. Hanno bisogno di certezze per assumere personale, investire in tecnologie, mantenere standard di qualità. Un sistema che rinvia continuamente le decisioni, che congela risorse e mantiene vincoli rigidi, produce instabilità. E l’instabilità, in sanità, è un fattore di costo: crisi aziendali, riduzione dei servizi, perdita di competenze.

In questo contesto, l’idea che si possa “tenere fermo” il sistema in attesa di una riforma futura è un’illusione. Il sistema non resta fermo: si deteriora. Ogni mese di attesa erode capacità produttiva, allunga i tempi di risposta, aumenta il rischio di rottura di equilibri già fragili. Quando si decide finalmente di intervenire, il costo dell’intervento è più alto e le opzioni sono più limitate.

Rinviare non è una scelta neutra. È una scelta che trasferisce il problema nel tempo, aggravandolo. È come risparmiare sulla manutenzione di un’infrastruttura critica: apparentemente si riducono i costi oggi, ma si prepara un guasto molto più oneroso, e forse più tragico, domani.

La sanità lucana ha oggi davanti a sé un bivio chiaro. Da un lato, continuare a rinviare, confidando che piani e programmazioni di medio-lungo periodo possano compensare la compressione dell’offerta attuale. Dall’altro, intervenire subito, riallineando risorse e fabbisogni, utilizzando pienamente la capacità produttiva esistente, mettendo in sicurezza l’offerta territoriale.

Intervenire oggi non significa rinunciare alla programmazione del futuro. Al contrario, significa renderla possibile. Non si costruisce un sistema sanitario sostenibile su un’offerta impoverita e instabile. Non si governa il cambiamento lasciando che il presente si logori.

Il costo dell’attesa non compare immediatamente nei bilanci, ma emerge con forza nel tempo: sotto forma di spesa sanitaria più elevata, di cittadini insoddisfatti, di territori che perdono servizi essenziali. È un costo che pagano tutti, anche chi crede di aver guadagnato tempo.

In sanità, il tempo non è una risorsa infinita. E rinviare oggi significa, quasi sempre, pagare di più domani.



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