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Politiche sociali, Franchini: 'Serve una forte integrazione'

7/02/2025

È competenza delle regioni la responsabilità e l’attuazione delle politiche sociali, sanitarie e socio-sanitarie, in un quadro di livelli essenziali delle prestazioni sociali. Tra gli strumenti di governance con cui si realizza la spesa sociale e la costruzione degli interventi e dei servizi sociali vi sono gli ambiti socio territoriali “sede della programmazione, concertazione e coordinamento degli interventi sociali e delle altre prestazioni integrate e attive a livello locale”. In Basilicata sono 9: Potenza, Matera, Alto Basento comune capofila Pietragalla, Val d’Agri comune capofila Marsicovetere, Vulture Alto Bradano comune capofila Rapolla, Marmo Platano Melandro comune capofila Picerno, Lagonegrese Pollino comune capofila Viggianello, Metapontino Collina Materana comune capofila Policoro, Bradanica Medio Basento comune capofila Irsina. Sebbene il D.Lgs. 147/2017 raccomandò l’adozione di partizioni omogenee per ATS e delimitazioni territoriali dei distretti sanitari e dei centri per l’impiego, entrambe di più antica determinazione, la Basilicata ha scelto di non far coincidere i confini geografici degli ambiti socio-territoriali con quelli dei centri per l’impiego e dei distretti sanitari, che quindi non sono sovrapponibili ed hanno altri comuni di riferimento tra le sfere del settore sociale, sanitario e lavoro.

Può essere utile a questo proposito riportare lo “Studio della Governance e della spesa dei servizi sociali territoriali” a cura del CNEL 2024 che ha classificato in cluster gli ambiti socio territoriali italiani sulla base di alcuni indicatori tra cui: approccio multifondo: numerosità delle fonti di finanziamento utilizzate per attuare la pianificazione che produce differenze stesse modalità organizzative e gestionali; disponibilità o meno di un piano di zona o documento analogo dove si definiscono i criteri principali degli interventi da applicare a livello locale; livello di integrazione tra aree settori/politiche: intensità dell’integrazione tra politiche sociali e altre politiche (del lavoro, scolastiche, sanitarie e della sicurezza); capacità di monitoraggio: esistenza di un sistema di monitoraggio funzionale alla pianificazione che sappia presidiare le cinque aree di intervento: anziani, minori, immigrazione, povertà, disabilità; coinvolgimento attori della pianificazione: tavoli tecnici, equipe multidisciplinari, coprogettazione; rafforzamento dei servizi intesi come differenza tra la realizzazione, il rafforzamento o la nuova attivazione di interventi e servizi relativi alla fase di accesso valutazione e progettazione e nelle specifiche misure per il sostegno e l’inclusione sociale nel triennio 2019-2021; la numerosità media di comuni e la popolazione media afferente all’ATS.

Valutando questi indicatori emerge una tipologia di modalità di lavoro e quindi di offerta di servizi che rientra in un certo tipo di classificazione e tipizzazione. La Basilicata insieme al Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Molise è stata inserita nel cluster “gli isolati” ossia ATS caratterizzati da un minore utilizzo di modalità differenti di coinvolgimento degli attori nell’ambito della pianificazione, con capacità di monitoraggio non diffusa, più basso livello di integrazione tra settori/politiche, ricorso a un numero di fonti di finanziamento limitato, rafforzamento dei servizi meno diffuso, popolazione media minore, numerosità media dei comuni tra i 6 e i 14 nella gran parte dei casi, una fascia di popolazione dell’ambito prevalente sotto i 50.000 abitanti. È più frequente la mancata disponibilità di un piano di zona o documento equivalente.

Gli ATS rientranti nel primo cluster, i c.d. “isolati” (il 19%), sembrano essere più caratterizzati dal punto di vista geografico, sono le realtà nelle quali con più frequenza si pratica una pianificazione di frontiera: nelle isole, nelle aree interne e, comunque, in contesti non densamente abitati. In questo caso, le dimensioni di analisi osservate non denotano necessariamente incapacità a pianificare quanto necessità di adattare la pianificazione a contesti geografici specifici, presenti in un determinato contesto sociale, con bisogni specifici, dove può risultare più complicato monitorare le diverse aree di intervento così come collaborare con altri attori, ma allo stesso tempo non c’è bisogno di utilizzare molte (troppe?) fonti di finanziamento.

Ancora una volta emerge come la struttura geografica/demografica della Basilicata, ossia l’essere una grande area interna, in quanto regione estesa ma con una bassa densità abitativa suddivisa in piccoli e piccolissimi comuni distanti tra loro e con in sistema viario e di trasporto pubblico che non riesce – in modo capillare ed ottimizzato – a garantire la mobilità degli abitanti, influenza l’andamento e l’efficacia delle politiche in questo caso in ambito sociale.

Queste caratteristiche quindi richiedono una programmazione politica ed amministrativa che, conoscendo in maniera approfondita i punti di debolezza e le loro cause, riesca a compensare e a rimediare a queste fragilità, attraverso interventi in grado di rilevare il bisogno vero sia delle persone che della comunità di un contesto locale. Ad esempio alle maglie larghe e disperse della struttura orografica e territoriale lucana, occorre contrapporre le maglie strette, dialoganti di una rete di cooperazione e collaborazione tra enti pubblici, realtà associative, operatori, terzo settore per offrire politiche integrate, servizi, interventi, spazi di socializzazione.

Inoltre la Regione Basilicata può prendere in considerazione la possibilità di far coincidere i confini degli ambiti socio-territoriali con i distretti sanitari ed i centri per l’impiego in modo da realizzare una più forte integrazione tra sociale, sanitario ed inclusione lavorativa. Un notevole contributo alle politiche integrate sul territorio arriverebbe dalla riforma della governance territoriale nella direzione delle unioni di comuni e della gestione associata ed integrata dei servizi pubblici. La politica è l’arte della realizzazione del possibile cercando di superare l’impossibile, la Basilicata ha bisogno di una politica matura e responsabile che favorisca l’alleanza tra le persone, tra le associazioni, tra le comunità, tra le imprese, tra le generazioni, tra i territori. Abbiamo bisogno che ognuno si faccia forza con l’altro e che in un territorio polverizzato si costruisca vicinanza di spirito, di intenti e di servizi, tutto questo non può che partire dal welfare e ne trarrà beneficio tutto il resto.



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