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Recensione:“ Il grande gigante gentile”, un film di Steve Spielberg |
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2/01/2017 | Il GGG è un gigante, un Grande Gigante Gentile, molto diverso dagli altri abitanti del Paese dei Giganti che si nutrono di esseri umani, preferibilmente bambini. E così una notte il GGG ,che è vegetariano ,rapisce Sophie, una bambina orfana che vive a Londra e la porta nella sua caverna. Quando Sophie chiede come mai l’abbia rapita lui risponde, con la sua lingua stentata: «Perché ho sentito tuo cuore solitario. Io sento tutti segreti bisbigli del mondo». Inizialmente spaventata dal misterioso gigante, Sophie ben presto si rende conto che il GGG è in realtà dolce, amichevole e può insegnarle cose meravigliose.
Steven Spielberg doveva prima o poi incontrare Roald Dahl e farlo con questo libro. Spieberg con questo film scalda ancora una volta occhi e cuore. Sarà l’incontro con Roald Dahl, saranno gli effetti speciali, saranno le storie adatte a un pubblico di ragazzi, un marchio della “fabbrica” che il regista americano porta avanti da anni, sarà perchè sentivamo da tempo la necessità di una favola di orfani in un mondo dalle magiche atmosfere gotiche e oniriche. Il Grande Gigante Gentile ci riporta alla nostra infanzia in una vicenda di straordinaria amicizia tra una bambina Sophia (Ruby Barnhill) e un gigante (Mark Rylance). E non è un caso che questa sia una tra le più belle fiabe Disney resa fluida da una pellicola che domina con sapienza la bellezza della fantasia con la cura di una fotografia estremamente nitida ed efficace che ben connota col giusto peso (e altezza..) la figura del gigante, alto sette metri con enormi orecchie, una pesante tromba e un acuto senso dell'olfatto, gentile e amichevole. Il Grande Gigante Gentile dimostra come sia possibile opporsi alla dittatura violenta e volgare della massa, senza snobismi e altezzosità. I giganti mangiatori di bambini simbolo del male che oscura l’infanzia e il bello della vita, del sogno, sono tratteggiati con punte di ingenuità come si deve a un prodotto per ragazzini e fa veramente bene al cuore immaginare come la forza di una bambina, altro evidente simbolo della purezza e della fiducia, sia l’unica capace addirittura di convincere la regina d’Inghiltera alla “lotta” contro i Giganti rompendo il velo di ipocrisia e conformismi. . Il cinema di Spielberg si è sempre fatto innervare, fin dai giorni di Duel da due elementi il dolore e la sofferenza,declinandoli con modalità differenti nel corso degli anni. Facendo anche proprio e con forza il tema della diversità che per Dahl è fondamentale. Sophie è diversa in quanto orfana, è diversa in quanto divergente rispetto alle disposizioni delle istituzioni (come Matilda) ed è una sognatrice ad occhi più aperti che chiusi. Ma anche il GGG è un diverso nel suo mondo in cui è di fatto un nano, in un mondo di giganti. Tra loro vince una solidarietà inizialmente non prevedibile che li porta a formare una squadra pronta ad affrontare dei rischi tenendo però davanti a sé come un faro il sentimento della Gentilezza che, dopo Cenerentola, sembra essere diventato un po' il leit motiv della Disney.
La violenza e l'ignoranza restano appannaggio di quelli che sono solo capaci di annusare prede e non di vedere esseri viventi ma anche per loro l'esito finale non sarà la morte.
Spielberg è un regista classico che è stato capace di cambiare sempre genere, stare al passo con le nuove tecnologie e, allo stesso tempo, mantenere un approccio elegante, semplice ma non semplicistico e spesso evocativo. A fine visione, rimane il sapore dolce di questa favola al cinema, un elogio calmo e variopinto della Gentilezza quella qualità tipicamente umana che distingue la Civiltà di un gigante e di una bambina dall'inciviltà di chi distrugge tutto quello che ha intorno.
Se vi ricordate di essere stati giovani o se volete accompagnare al cinema qualcuno che lo è ancora, è il film da andare a vedere questa settimana.
Mario Coviello |
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