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| Recensione:Paolo Del Debbio “ Più etica più mercato" |
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23/12/2016 | Il libro di Paolo Del Debbio “ Più etica più mercato – L’inganno di un luogo comune e le responsabilità della politica” di 288 pagine, edito dalla Marsilio Editori, ed acquistabile al prezzo di 16 euro, mette in rilievo le discrasie tra etica ed economia dove l’una persegue in maniera ossessiva il profitto e l’altra invece il bene come, ed entrambi, non riguardano esclusivamente ”se” debba esserci più etica nel mercato ma soprattutto “come” ciò debba avvenire ed eventualmente “quale debba essere quest’etica. Occupandosi del comportamento umano, l’etica guarda al” singolo rispetto al suo “se” e a tutto il suo interagire nelle forme della socialità. Ogni individuo può scegliere di aderire all’una o all’altra prospettiva etica in relazione ai più diversi convincimenti (filosofici, religiosi, ideologici, politici, sociali), magari anche associati all’appartenenza a vari gruppi o comunità. Non si può presupporre, infatti, che quegli individui siano accomunati, o accomunabili, dall’adesione a un unico patrimonio etico cui possa corrispondere una teoria che si imponga a tutti e che implichi l’accettazione di comportamenti conseguenti. In altre parole: e ancora possibile riproporre una sorta di universale etico nel mondo postmoderno seguito alla dissoluzione dell’universale etico-antropologico moderno? E di tutta evidenza l’enorme difficolta di poterlo fare in un tempo che non conosce un pensiero della totalità accolto dalla totalità (o dalla stragrande maggioranza) degli uomini. Ne scaturisce un libro interessante ed invitante alla lettura per la trattazione di un argomento molto interessante come il rapporto tra etica ed economia dove si deve cercare di aiutare le classi più deboli migliorando la loro condizione economica.
sostenere si articola in alcuni passaggi fondamentali:
1. una base di partenza universale può essere costituita dai “diritti morali”
2. questi possono essere considerati universali in quanto rappresentano il sedimento di una storia secolare che ha visto la continua ricerca di diritti chiamati, a seconda dell’approccio teorico, ora fondamentali, ora semplicemente umani, ora morali che precedessero i “diritti legali” e fungessero da limite e metro di giudizio universalmente riconosciuto della coerenza osservata nella normazione, ovvero nella loro trasformazione in leggi da parte dei pubblici poteri, rivendicando ciò che per l’uomo e irrinunciabile e non disponibile;
3. a partire da questi diritti morali si può costruire un’etica dei diritti;
4. l’elenco di questi diritti morali ne comprende una serie con specifico contenuto economico e sociale;
5. i diritti morali di contenuto economico e sociale presentano tra loro, in molti casi, delle vere e proprie antinomie (ad esempio tra diritti individuali come la proprietà privata e sociali come quelli che hanno dato vita al welfare) ecc.
Pertanto mercato e principi etici devono essere in grado di trovare un punto di equilibrio nel senso che la ricerca del profitto deve essere preceduta dai principi etici.
Pertanto ci vuole più etica in quanto può orientare le dinamiche e gli scopi dell’attività economica e quindi riportare il mercato nella sua funzione originaria di bene comune e non solo di ricerca del profitto.
Biagio Gugliotta.
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