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Potenza: presentazione del libro "Li cunti della Lucania Mia"

14/04/2011

Se ti allietano favole o giochi con le fate, cercami e poi nei boschi o sotto i sassi della Lucania trovami! E’ l’invito del “munaciedd’”, il folletto della tradizione magica, nei panni di un cicerone fantastico per condurre il lettore su un itinerario di fiabe che si districa lungo dieci paesi della Basilicata. Viaggio tutto condensato nelle pagine del libro “Li cunti della Lucania Mia” di Bellettieri Carmensita che sarà presentato al Museo Archeologico Provinciale di Potenza sabato 16 aprile alle 17 dall’associazione Lapis di Trivigno, con il patrocinio della regione Basilicata, della Provincia di Potenza, dell’Apt Basilicata e del Comune di Trivigno.
Alla presentazione interverranno Giampiero Perri, Direttore dell’Apt, Piero Lacorazza, Presidente della Provincia di Potenza, Michele Marino, sindaco di Trivigno e Grazia Marchisiello, ordinario della Società Italiana di Psicoterapia Integrata. Modererà Oreste Lo Pomo, capo redattore Rai Basilicata e autore dell’introduzione al libro. Sarà presente l’editore Arduino Sacco. L’attore Domenico D’Andrea leggerà alcune fiabe con l’accompagnamento musicale del pianista Luigi Giannattasio.
Melfi, Venosa, Barile, Lagonegro, Anzi, Laurenzana, Trivigno, Tricarico, Guardia Perticara e Matera sono i luoghi d’origine delle fiabe raccolte dalla memoria delle nonne per essere restituite ai più giovani. Un tentativo di rinverdire la narrazione fantastica lucana per non perderne il fascino e il fondamentale contributo al patrimonio immateriale che le fiabe apportano alla coscienza collettiva. Se “le fiabe sono i sogni dei popoli”, come diceva K.K.Jung, queste lucane sembrano immagini oniriche in cui si condensano i desideri più profondi e le paure più recondite dei loro eterni narratori. Quando e come nacquero è cosa che si perde nella notte dei tempi, ma nel tempo non si perderà mai il fascino che emanano e gli archetipi che richiamano. Un mondo rurale o fantastico popolato da maghi ed eroi, demoni e santi tutti protesi verso la prova più ardua: cantare ancora e con voce nuova i miti della Basilicata.
“Nei ‘cunti’ della Lucania Carmensita Bellettieri supera il concetto della rivitalizzazione della narrazione fantastica , così come concepita nella filologia classica , e si spinge in una sorta di esperimento letterario dove il substrato dell’oralità si colora di effetti del tutto inaspettati e trova una sorta di mix in una morale espressa in versi. Il libro si snoda attraverso racconti che fanno riferimento dichiaratamente all’identità territoriale, quasi l’autrice avesse voluto intentare sulla cultura popolare una specie di viaggio nei luoghi –scrive Oreste Lo Pomo- E le poesie che chiudono ogni favola diventano quasi ancestrali ballate e ci trasportano in un mondo dove anche i boschi sono animati; dove il fruscio del vento ripete le nenie antiche; dove la natura insegue le danze delle streghe; dove si avverte ancora la presenza magica dei folletti e il lamento delle prefiche. E così l’identità territoriale diventa pretesto per una raccolta che ha una sua originalità intrinseca ed anche un valore narrativo indiscusso”.
Il recupero dell’identità territoriale non è l’unico scopo della narrazione. Il libro conserva la caratteristica fondamentale della fiaba: lo sforzo e la fatica per essere un uomo migliore, un “eroe”. La caratteristica fondamentale dei testi, infatti, è un’originalità narrativa che seduce sì il bambino ma, soprattutto, l’adulto. Fiabe come contenitori degli archetipi fondamentali della vita e della perenne lotta tra il bene e il male che l’ eroe deve affrontare per diventare tale, dunque la sede dell’individuazione del singolo uomo. Congegni indispensabili per l’immaginazione ma anche per la psicologia: “Leggendo le narrazioni de ‘Li cunti della Lucania Mia’, i personaggi e le situazioni descritte prendono forma e diventavano reali. Non sono più semplici racconti, ma qualcosa di molto più profondo: rappresentazioni in termini fantastici dei diversi modi di essere dell’uomo; esperienze di vita con riferimento alle difficoltà di crescita di ciascuno; situazioni che mettono in guardia dai pericoli quotidiani; saggezze che ispirano a valori fondanti per la propria esistenza. Tutto ciò lascia riflettere – come interpreta la psicologa-psicoterapeuta Grazia Marchisiello- L’opera della Bellettieri è un valido contributo alla crescita di adulti e bambini che, a seconda del proprio ciclo vitale, hanno il dovere di rispondere alla stessa domanda: «Chi voglio essere da grande?»”.



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