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Si è aperto al Centro Nitti di Melfi un ciclo dedicato a questioni post-nittiane |
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29/11/2015 | Un nuovo ciclo di incontri a tema - promosso dall’Associazione Nitti (persone) e Fondazione Nitti (istituzioni), con il patrocinio del Comune di Melfi – da novembre a gennaio 2016 è avviato con un curioso e interessante approccio: spunti del pensiero e dell’opera di Francesco Saverio Nitti attorno a grandi e seri problemi del nostro tempo che oggi rivelano una significativa intuizione del futuro e quindi dell’evoluzione della storia.
“Cominciamo oggi dal tema migratorio, grande questione italiana a cavallo tra l’800 e il 900 – ha detto aprendo l’incontro di venerdì 27 novembre al Centro culturale Nitti di Melfi il prof. Stefano Rolando, presidente della Fondazione Nitti – consapevoli che quella storia ne ha aperte altre legate a come oggi definire e gestire il tema dalla grande comunità di origine italiana nel mondo, ma che si confronta anche con i nodi degli immensi flussi demografici internazionali attuali che ci fanno ora (in Italia e in Europa) ambito di una complessa destinazione. E cominciamo con una interpretazione molto innovativa contenuta nel libro di Piero Bassetti “Svegliamoci italici! Manifesto per un futuro glocal” (edito da Marsilio) ringraziando il presidente-fondatore della Regione Lombardia e poi a lungo alla guida del sistema camerale italiano (in Italia e nel mondo), che si confronta, anche con riferimento alla vicenda migratoria lucana, con un interessante segmento di classe dirigente della Basilicata”.
Infatti con Piero Bassetti hanno preso la parola l’assessore regionale alle Infrastrutture della Basilicata Aldo Berlinguer, la rettrice dell’Università della Basilicata Aurelia Sole, il sindaco di Melfi Livio Valvano e il vice-sindaco di Matera Gianni Schiuma, il presidente dei Centri lucani nel mondo Luigi Scaglione e lo storico Michele Strazza. Tra i presenti anche l’on. Angelo Sanza.
Piero Bassetti – da anni presidente della Associazione Globus&Locus costituita a Milano tra enti economici e realtà territoriali - ha detto che il grande numero di persone di origine italiana nel mondo (si calcola attorno a 250 milioni) “oggi non sono più aggregati dalla lingua ma da antichi fattori di civilizzazione e da stili di vita, tanto che possono prendere il nome più appropriato di italici e costituiscono per lo più una comunità economicamente preminente e culturalmente meticciata attorno a cui i territori locali e regionali italiani devono svolgere politiche di moderno relazionamento guardando alle potenziali risorse che questa comunità può mettere a disposizione dello stesso nuovo sviluppo italiano”. Purché il fenomeno – ha aggiunto - sia studiato nel quadro dei nuovi processi di globalizzazione e dei sistemi di relazione anche in rete oggi possibili.
La comunità lucana nel mondo è stata originata, a partire dal 1861 – ha detto il dott. Strazza – “da 740.000 emigrati storici (di cui poi 260 mila ritornati) e da un continuo più moderno flusso che dura tuttora”. Gli amministratori lucani intervenuti hanno espresso apprezzamento per l’approccio “che ha per la regione un senso profondo” ha detto l’assessore Berlinguer; “investe un punto importante della problematica di Matera Capitale europea della cultura 2019” ha detto il vicesindaco Schiuma; “è materia di iniziative di Unibas per lo scambio di talenti e il rientro di competenze che si sono sviluppate all’estero” ha detto la rettrice Aurelia Sole; “tocca oggi nodi importanti nei nuovi processi di produzione, scambio e investimenti tra i nostri territori e il mondo” ha detto il sindaco di Melfi Valvano.
Ricordato in apertura dell’evento il pensiero di Nitti – largamente espresso nel suo saggio (scritto nel 1888 a soli vent’anni) L’emigrazione italiana e i suoi avversari in cui, diversamente dall’interpretazione desolata a pessimistica del processo innescato al sud dall’unità nazionale, prefigurava anche potenzialità e opportunità, non solo per le rimesse degli emigrati ma anche per la sprovincializzazione culturale e civile che avrebbe determinato creando comunque soluzioni per la condizione allora di diffusa miseria della popolazione.
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