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Terranova. Pollino, la Montagna sprecata

4/09/2015

Abbiamo fatto, in un recente articolo, un resoconto dettagliato dell’estate terranovese, sotto l’aspetto culturale ed economico, giudicandola, tutto sommato, positiva. Tutto bene , quindi? Apparentemente sembrerebbe di sì, salvo poi scoprire, a mente fredda, che tante, troppe cose non sono andate per il verso giusto, se si pensa che al grande ed ininterrotto flusso di turisti, non sia corrisposta un’equivalente crescita dell’economia locale. Tanto per essere ancora più chiari: la Montagna, il nostro bel Pollino, ha reso per i suoi cittadini gli attesi benefici che la stessa ha fornito, finora gratuitamente ed in modo sproporzionato? La risposta è lapidaria: no. Cerchiamo di spiegarne il perché, anche se la nostra analisi non potrebbe , alla fine, essere condivisa da tutti.
Cominciamo da lontano, dalla preistoria del Parco Nazionale del Pollino. Nei nostri giovanili articoli di fine anni 60, sulla Gazzetta del Mezzogiorno, Mattino e Roma, abbiamo scritto a chiare lettere, dei benefici concreti, monetari che ne sarebbero scaturiti, tanto che, lo teniamo ancora bene in mente, durante una campagna elettorale, di quelle infuocate, il sindaco Fasiello , proprio a Casa del Conte, con parole povere e perentorie, convinse un po’ tutti della bontà di quella che, allora, sembrava una fantastica idea, la soluzione degli endemici mali di arretratezza sociale ed economica delle nostre popolazioni. Tutti sappiamo come, purtroppo, è andata a finire. La Montagna, quella che “ …apposta Apollo se l’ha fatta fare ppe nge venì la state a velleggiare“ (dal “Calascione scordato”, di Domenico Bartolo, scritto tra il 1730/40), quella maestosa catena di Serre e susseguirsi di Piani, da madre premurosa, come lo era stata per secoli, ha smesso di nutrire i propri figli, creando più problemi che vantaggi, trasformata ,come è stata da una assurda burocrazia, in una pesante cappa di piombo fuso che è servita solo a bloccarne il sano e confortevole vivere quotidiano.
Oggi, l’Amministrazione Comunale ricava ben poco, per non dire niente, dallo scorrazzare indisturbato di centinaia di turisti ,fai da te, che con le loro macchine occupano il bel suolo pubblico di Lago Duglia, Acquatremola e Chidichimo, tanto per fare qualche esempio, sfruttano le strutture comunali, lasciano immondizia dappertutto , per poi sgattaiolare dal paese senza, salvo pochi casi, aver lasciato qualche euro nelle asfittiche casse comunali. Così non va e bisogna porvi rimedio. Ecco come, per esempio: istituire un ticket di ingresso per ogni macchina, che serva a coprire le spese che il Comune affronta per raccolta rifiuti e ripristino agibilità delle strutture , usate spesso selvaggiamente, per riordino e messa in sicurezza delle vie di accesso e quant’altro attiene alla cura stessa degli amanti della montagna a costo zero. Stesso discorso deve valere anche per i tantissimi campeggiatori , che piantano tende a loro piacimento sulla montagna e vi sostano senza limiti, creando non pochi problemi. Insomma, come avviene in ogni altra parte d’Italia, i servizi vanno pagati e, di converso, l’Amministrazione si deve impegnare molto di più, per poterne offrire di ottima qualità.
La Montagna, sempre quella nostra maestosa montagna, ha un’altra ricchezza che potrebbe giovare all’economia locale: i funghi, specialmente i ricercatissimi porcini. Questi, appunto, sono sistematicamente razziati, oltre che da gente del luogo , da “forestieri” che, spregevoli raccoglitori, non solo danneggiano l’habitat naturale, ma ne sanno fare anche un buon commercio, visto che rivendono buona parte del grande raccolto a ristoranti e privati delle loro città di provenienza. Come rimediare e cercare di guadagnarci qualcosa? Come si faceva, anche a Terranova, in tempi non lontani, è necessario istituire un tesserino comunale, dal costo ragionevole, e limitare la raccolta dei funghi, in quantità tale da scoraggiare l’aggiotaggio dei preziosi frutti di abeti, faggi e querce. Qualche euro ne verrà pur fuori e si potrebbe anche favorire l’apertura di qualche negozio specializzato in questo prezioso commercio, gestito, secondo le giuste regole, da giovani del posto.
La ricchezza più grande della Montagna, comunque , rimane sempre il patrimonio boschivo che, a cominciare dagli anni 40, come descritto molto bene da Pasquale Tufaro, nel suo libro “Terranova nel ‘900”, ha fornito linfa vitale a tutta l’economia del tempo e per lunghi periodi. Perché, dunque, non programmare nuove “martellate”, che avrebbero un duplice benevolo effetto: portare quattrini al Comune, da impiegare in opere urgenti e, al tempo stesso, dare respiro ai boschi troppo fitti e sporchi, come capirebbe qualsiasi cittadino di buon senso?



Il Parco si opporrebbe a questa soluzione? Al diavolo il Parco e chi lo ha fatto malissimo e che Terranova si riprenda, finalmente, il suo ruolo decisionale che le spetta, come sovrana padrona del suo territorio, per difendere il quale si potrebbe anche abiurare un Ente inutile ed ostile. Ci vuole solo forza e coraggio, virtù che non mancano nel sangue dei terranovesi. Sia ben chiaro, questa non è una semplice provocazione.
Questi eclatanti casi sono molto sentiti e dibattuti in paese, tanto che si fanno sempre più pressanti le richieste di intervento da parte del Comune, che non può e non deve ignorarle.
Discorso a parte, sempre inerente la Montagna, merita lo sfruttamento della neve, questa amata, quanta odiata coltre bianca. A Terranova, esiste un ben organizzato Sci Club, fondato e diretto, da oltre 35 anni, da Giovanni Izzi. A questi bisogna dare atto, volenti o nolenti, della grande abnegazione e della smisurata passione, che ne fanno le sue carte vincenti, se, in tanto tempo, anche a proprie spese, ha potuto sviluppare una struttura, in località Piano della Giumenta, ben attrezzata ed attestata a livello nazionale per lo sci di fondo. Terranova può vantare, di conseguenza, validi maestri federali, in questa specialità ed un gran numero di soci, per lo più ragazzi, che hanno mietuto vittorie anche in campo nazionale. La pista , omologata per gare nazionali, si snoda in uno scenario da favola, circondata com’è dalle vette del Pollino ed immersa in faggete ed abetine, che non hanno niente, proprio niente da invidiare ad altri posti più famosi. La scuola dello Sci Club è aperta tutto l'anno e propone , oltre allo sci, anche altre attività come, escursioni con gli sci, con le ciaspole, anche in notturno e con luna piena, passeggiate con il nordic walking, con le muontain bike e attività di orienteering, per un'esperienza davvero indimenticabile. E’, cosa assai importante, forte richiamo di atleti e loro familiari che, durante le gare, arrivano a Terranova e, purtroppo, non sempre riescono a raggiungere la destinazione prevista, per il cattivo stato delle poche strade di accesso. Tanto per essere più espliciti, mancano collegamenti adatti e degni di questo nome, anche se lo Sci Club, con propri mezzi, riesce a trasportare i turisti fin sulla pista che, grande delusione e arrabbiatura, è separata dal parcheggio da trecento metri di un tratturo indecente e non percorribile normalmente. Chi deve provvedere alle strade , senza le quali non si va da nessuna parte? Il rimbalzo di responsabilità coinvolge il Parco, e ti pareva, che non concede colpevolmente licenze, ed il Comune, che non sempre, pur potendo e volendo, è in condizioni di fare il necessario per aiutare ed incoraggiare lo sport e la villeggiatura , fattori di grande impatto economico.
Il presidente Izzi, intanto, sembra scoraggiarsi sempre più, vista la mancanza di collaborazione da parte proprio degli Enti preposti allo sviluppo della zona e, al tempo stesso, denuncia, senza mezzi termini, la scarsa partecipazione proprio della popolazione locale, che continua a ritenere la neve non come strumento naturale di crescita, ma un nemico da evitare. Noi condividiamo in pieno le sue esternazioni, invitandolo, con forza, a non mollare, proprio ora che la sua gestione dello Sci Club sta raccogliendo consensi in Italia. Siamo certi che , aiutato da tutti, vorrà trascorrere i suoi restanti cento anni di vita, a servizio del suo, pardon, del nostro bel paesello, dei suoi ragazzi e delle loro famiglie, conscio com’è che, altrimenti, sarebbe stato del tutto inutile il lavoro di una vita e con esso l’unica valida struttura , che ancora può far dire, come era scritto su una cartolina di Terranova, venduta da Giovanni Caprara, “sport invernali e villeggiature estive”.
In conclusione, con questo articolo che la Siritide ospita volentieri, speriamo di aver scosso, anche se di poco, le coscienze degli addetti ai lavori, di coloro i quali vanno predicando turismo a tutto spiano, e non sempre con cognizioni di causa, per adoperarsi ,realmente, per il tanto atteso progresso di una cittadina , altrimenti avviata al declino, nonostante disponga di ottime strutture ricettive e di tante persone di buona volontà: solo così, potremmo dire che la Montagna, il nostro Pollino, non sia stata malamente sprecata.


Giovanni Labanca




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