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Recensione libro: Gli uomini che comandano il mondo di D. Moro |
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27/03/2014 | Il presente libro si propone di analizza¬re l’organizzazione internazionale odierna delle élites, la sua storia, le basi sociali ed economiche del suo potere, gli orienta¬menti, le sue divisioni interne e soprattutto i modi attraverso i quali riesce ad influenzare gli altri livelli di potere, a partire dagli Stati-nazione. Non si tratta di studiare complotti, bensì di analizzare i meccanismi della affermazione dell’egemonia delle élites, attraverso la diffusione e l’implementazione delle linee guida generali che vengono definite in consessi privati, e le sue conseguenze sulla democraristiche. L’ampia presenza di leading citizens, provenienti da vari settori della società, in incontri che hanno una durata di tre giorni e impegnano i convenuti in discussioni informali e off-the records su tematiche di importanza attuale, special¬mente di politica estera ed economia internazionale. Il forte feeling tra i partecipanti, che permette di superare la varietà di orientamento e impostazione derivata dalla provenienza da nazioni diverse. La privacy degli incontri, che non ha altro scopo se non quello di permettere ai partecipanti di esprimer¬si apertamente e liberamente. Il gruppo Bilderberg nacque il 29 maggio 1954 e prese il nome dall’albergo in Olanda in cui si riunì per la prima volta.
Nel 1973 inizia le sue at¬tività la Commissione Trilaterale, che ha tra i suoi promotori l’avvocato Gianni Agnelli e riunisce il gotha delle tre aree ca-pitalistiche più sviluppate: Nord America, Europa Occidenta¬le e Giappone. Meno segreta del Bilderberg, la Commissione Trilaterale pubblica dei rapporti periodici. È significativo che il primo di essi riguardi la «crisi della democrazia» e sia stato redatto da Michel Crozier e Samuel P. Huntington, il quale di¬verrà il teorico dello «scontro di civiltà» durante la presidenza di Bush II. L’obiettivo, niente affatto occultato, è quello di ri¬spondere alla perdita di autorità delle istituzioni tradizionali ed alle minacce poste dalla partecipazione politica delle mas¬se, attraverso i partiti organizzati, che potrebbe portare alle nazionalizzazioni ed al controllo dell’economia da parte dello Stato.
Non è un caso che la Trilaterale sorga nel momento in cui la crisi economica strutturale si riaffaccia, e l’egemonia Usa si indebolisce e, sia nel Terzo mondo sia nei Paesi più avan¬zati, i rapporti economici, politici e culturali tradizionali ven-gono contestati. Crozier auspica una trasformazione di fondo del modo di governo che garantisca un maggiore «controllo sociale». Bisogna staccarsi dai «vecchi modelli» di democra¬zia ovvero superare l’invadenza della burocrazia e dello Stato e, come sottolineava Gianni Agnelli, mettere al centro il con¬cetto di “governabilità”, da definire come «rapporto tra l’au¬torità delle istituzioni di governo e la forza delle istituzioni di opposizione». Altro elemento nella strategia di contrasto alla crisi della democrazia è l’unificazione europea. Si tratta di temi che sono rimasti l’argomento prinicipale degli incontri e dei rap¬porti della Trilaterale e, come è facile osservare, hanno ege¬monizzato l’agenda ed il dibattito politico degli ultimi trenta anni anche in Italia.
La governabilità, perseguita attraverso una serie di riforme delle leggi elettorali e costitu¬zionali, è diventata il principio regolatore della democrazia, mentre i vecchi partiti organizzati delle classi subalterne sono progressivamente scomparsi o si trasformati. Allo stes¬so tempo lo Stato si è ritirato dall’economia e l’integrazione europea è andata avanti, concretizzandosi nella realizzazione della moneta unica. Negli ultimi venti anni la fine dell’Urss ed il fenomeno della globalizzazione hanno accelerato la transnazionalizzazione dell’economia. Bilderberg e Trilate-rale sono, oggi, organizzazioni dell’élite transnazionale, che comprende e riunisce i vertici delle multinazionali, delle grandi banche e del mondo politico e accademico, all’interno dei quali c’è una consistente pattuglia di italiani. Tra questi, oltre a Mario Monti, ci sono personaggi che occupano ruoli chiave, dall’industria al sistema bancario ai mass media, alla burocrazia statale, alle istituzioni politiche, come John Elkan, Mario Draghi, Paolo Scaroni, Franco Bernabè, Giulio Tremon¬ti, e molte altre figure di rilievo. È evidente che l’esistenza di queste organizzazioni pone una questione molto importante, che è il controllo democratico sui processi decisionali e l’influenza di ristrettissimi gruppi privati sulle decisioni pub¬bliche. Di fatto, le trasformazioni economiche e sociali hanno gravemente indebolito la democrazia tradizionale, favoren¬do l’affermazione di nuove forme oligarchiche di potere che, al livello nazionale, affiancano un livello internazionale ora sempre più importante. L’altro problema, posto dal riemerge¬re di forme di governo oligarchiche, è quello della loro reale efficacia, anche nel loro obiettivo dichiarato, il mantenimento della stabilità e dello sviluppo mondiale. È possibile gestire trasformazioni sociali epocali, la crisi economica più grave dal dopoguerra e l’emergere di potenze economiche e politiche nuove con forme di coordinamento fatte di élites ristrettis¬sime? Élite che sono composte da uomini spesso selezionati solo in virtù della propria enorme ricchezza, appartengono a pochi Paesi, non sono elette o controllate da nessuna autorità pubblica, agiscono in modo poco trasparente se non segreto e, soprattutto, sono ispirate al dogma del mercato autorego¬lato. Le stesse recenti vicende dell’euro in Europa, con le loro conseguenze devastanti sul piano sociale e l’espropriazione delle prerogative dei parlamenti nazionali, dimostra. Tra i principali ispiratori e primo segretario ci fu Joseph Retin¬ger, di origine polacca e fondatore anche del Movimento Eu¬ropeo, organizzazione ispiratrice del processo di unificazione europea. Lo scopo della costituzione del Bilderberg era quello di incentivare il dialogo tra i leading citizens di Usa ed Europa Occidentale per “creare una migliore comprensione delle for¬ze complesse e delle principali tendenze che influenzavano le nazioni occidentali nel periodo “ postbellico”. Ma, tiene a pre¬cisare il Gruppo, la fine della Guerra fredda non ha diminuito bensì ha aumentato l’importanza di queste riunioni di vari settori della società, in incontri che hanno una durata di tre giorni e impegnano i convenuti in discussioni informali e off-the records su tematiche di importanza attuale, special¬mente di politica estera ed economia internazionale. Il forte feeling tra i partecipanti, che permette di superare la varietà di orientamento e impostazione derivata dalla provenienza da nazioni diverse. La privacy degli incontri, che non ha altro scopo se non quello di permettere ai partecipanti di esprimer¬si apertamente e liberamente.
In conclusione si tratta di un libro che offre importanti piste di lettura e spunti di riflessione su questo problema ed è stato scritto con un linguaggio chiaro e lineare senza indugiare in astrattismi od eccessivi tecnicismi.
Biagio Gugliotta.
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