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Parco del Pollino: 4 dicembre, giornata di studio a Terranova |
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2/12/2013 | “Un laboratorio permanente nel Parco Nazionale del Pollino: premessa conoscitiva per una gestione sostenibile”. La ricerca scientifica per una migliore governance delle aree protette. E' questo il tema della giornata di studio in programma per mercoledì 4 dicembre 2013, alle ore 9,30, a Terranova di Pollino, presso il Centro di Educazione Ambientale (CEA) “Val Sarmento”. La giornata, momento conclusivo dell'omonimo progetto iniziato nel 2011, desidera andare oltre presentando le attività di ricerca che l'Ente Parco Nazionale del Pollino, presieduto dall'on. Domenico Pappaterra e diretto dall'ing. Annibale Formica, ha svolto negli ultimi anni. Progetti di ricerca che si avviano a conclusione o che sono in itinere. Quello del laboratorio permanente è articolato su: studio ecologico dei boschi a partecipazione di abete bianco e la implementazione di modelli di gestione conservativa di un ecosistema di alta valenza naturalistica; dinamismo vegetazionale delle praterie di alta quota in relazione ai fenomeni (moltoattuali) di riscaldamento climatico (Global Warming).
Il programma prevede: i saluti di on. Domenico Pappaterra, presidente del Parco, Prof.ssa Anna Rita Rivelli, Dott.ssa Liliana Bernardo, membri del Consiglio direttivo del Parco; l'apertura dei lavori da parte del direttore dell'Ente Parco, ing. Annibale Formica, dei funzionari dott. Aldo Schettino e dott. Giuseppe De Vivo e del Prof. D omenico Pierangeli, dell'Università della Basilicata. Quindi gli interventi moderati dal prof. Marco Borghetti, dell'UNIBAS. l professori Orazio Ciancio, Presidente Accademia Italiana di Scienze Forestali relazionerà su "La Selvicoltura nelle aree protette tra ragioni del cuore e passioni della ragione"; a seguire il prof. Francesco Ripullone, dell'UNIBAS su "Le condizioni luminose che favoriscono la rinnovazione di abete bianco"; la dott.ssa Tiziana Gentilesca, dell'UNIBAS su "Un modello concettuale per la rinnovazione dell’abete bianco"; i dottori Luigi Todaro e Angelo Rita, dell'UNIBAS su "Relazione clima-crescita in popolamenti misti di abete bianco e faggio nell'Appennino meridionale; il dott. Nicola Guarino, dell'UNIBAS su "Selvicoltura e gestione dei boschi a partecipazione di abete bianco"; il dott. Domenico Gargano, dell'Università della Calabria su "Dinamismo vegetazionale in formazioni prative di alta quota"; il dott. Giovanni Giuseppe Vendramin, dell'Istituto di Bioscienze e Biorisorse (CNR) su "Genetica e conservazione del Pino loricato: stato dell'arte e prospettive di ricerca in relazione ai cambiamenti climatici"; il prof. Graziano Rossi, dell'Università di Pavia su "La conservazione ex situ del germoplasma di specie a rischio di estinzione"; il prof. Carlo Blasi, dell'Università “La Sapienza” su "Costituzione della rete dei boschi vetusti dei Parchi Nazionali nell'Appennino Meridionale". A seguire il dibattito e le conclusioni affidate al presidente Pappaterra e al prof. Marco Borghetti.
Tra i progetti d i ricerca in corso si segnalano:
Il censimento degli alberi monumentali nel Parco del Pollino, che si svolge in collaborazione con l’Accademia Italiana di Scienze Forestali. Al momento sono stati censiti 87 alberi monumentali e si stima siano circa 120 quelli complessivi.
La costituzione della rete dei boschi vetusti dei parchi nazionali dell’Appennino meridionale (Sila, Aspromonte, Cilento, Appennino Lucano). La conservazione ex situ del germoplasma di specie a rischio di estinzione che consiste nella raccolta dei semi di specie vegetali a rischio di estinzione (circa 40 specie tra cui il Pino loricato) e la loro conservazione presso la banca del germoplasma di Pavia e Londra (Banca mondiale del seme).
Il progetto Pino loricato che prevede lo studio dell’areale (distribuzione) della specie.
«Il tema della "ricerca scientifica per una migliore governance delle aree protette", oggetto della giornata di studio, desidera richiamare - sottolineano il presidente e il direttore del Parco, Pappaterra e Formica - l'importanza rivestita dalla conoscenza scientifica e quindi dalla ricerca che costituiscono il fondamento delle politiche di conservazione della biodiversità e delle risorse naturali in generale. La conoscenza rappresenta, pertanto, uno strumento importante a supporto delle decisioni tese a definire programmi di conservazione effettiva (di habitat e specie) all’interno delle aree prot ette». «Il percorso avviato dal Parco con Enti di ricerca e Università - concludono i rappresentanti dell'Ente - lo sottolinea, incidendo positivamente sulle performance dell'Ente e dei sui tecnici nel settore della conservazione della biodiversità. Percorso stimolato anche dall’introduzione della cosiddetta "contabilità ambientale" quale strumento per misurare il livello di conservazione della biodiversità». |
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