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| Si è conclusa la X edizione del Festival della Cooperazione Internazionale |
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15/10/2026 | Si è conclusa domenica 11 ottobre, con piena soddisfazione degli organizzatori e un significativo successo di pubblico, la X edizione del Festival della Cooperazione Internazionale, dedicata al tema “Civiltà dell’amore, civiltà della terra”.
Dal 5 all’11 ottobre Ostuni, Carovigno, San Vito dei Normanni, Francavilla Fontana, Latiano e Lucera hanno ospitato circa 20 iniziative, con oltre 2.500 partecipanti in presenza, ai quali si sono aggiunte le persone collegate online in occasione di alcuni appuntamenti. Alla manifestazione hanno preso parte inoltre circa 35 partecipanti al Campo di Studi AIFO, presenti a gran parte delle iniziative.
Il Festival è organizzato da AIFO Bologna, insieme ai gruppi pugliesi dell’associazione, e dalla RIDS, rete che riunisce diverse associazioni ed enti del Terzo Settore, con un contributo anche sul piano scientifico e culturale.
Una settimana di incontri, testimonianze e confronti dedicati alla pace, alla cooperazione internazionale, alla disabilità, alla salute, alle demenze, ai diritti e alla necessità di costruire nuove forme di convivenza tra persone, comunità e popoli.
Il coordinatore Franco Colizzi: «La civiltà dell’amore non è un’utopia»
A tracciare il bilancio è Franco Colizzi, medico psichiatra e coordinatore del Festival della Cooperazione Internazionale.
«Chiudiamo questa decima edizione con piena soddisfazione, non soltanto per il successo di pubblico, ma soprattutto per la ricchezza delle relazioni, delle testimonianze e delle esperienze condivise», ha sottolineato.
«Il tema “Civiltà dell’amore, civiltà della terra” poteva apparire utopico, lontano dalle possibilità del nostro tempo. I dibattiti e, in particolare, i quattro Dialoghi di Civiltà hanno invece dimostrato che nel mondo esistono già numerose esperienze, culturali e concrete, orientate verso nuovi principi di convivenza tra gruppi, Stati e popoli» ha spiegato.
Il Festival ha posto al centro la necessità di ripensare la “policrisi” contemporanea, segnata da guerre, disuguaglianze, fragilità sociali e contrapposizioni.
«Abbiamo bisogno di riscoprire l’amore concreto, fraterno, solidale e politico come principio capace di orientare le nostre scelte», ha aggiunto Colizzi.
Pace, disabilità e custodia dell’umano
La decima edizione si è aperta a Carovigno, coinvolgendo gli studenti dell’Istituto “Sandro Pertini” in un incontro sulla cooperazione internazionale per le popolazioni della Palestina e dell’Ucraina, con le testimonianze di Susanna Bernoldi e Paolo Bergamaschi. Il confronto con i giovani è proseguito anche a Francavilla Fontana, mentre a San Vito dei Normanni il Festival ha approfondito le prospettive di cooperazione con le comunità colpite dai conflitti.
Uno dei momenti centrali è stato il Convegno nazionale “Salute e Inclusione: Progetto di vita indipendente”, ospitato il 7 ottobre dalla Banca di Credito Cooperativo di Ostuni. I lavori hanno riunito istituzioni, professionisti sanitari, mondo accademico e Terzo Settore intorno ai temi della riforma della disabilità, dell’autodeterminazione e della costruzione di progetti di vita personalizzati e partecipati.
Il principio emerso con forza è stato quello di costruire percorsi non soltanto per le persone, ma insieme alle persone.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle Comunità Amiche delle Persone con Demenza, riunite a Ostuni per condividere esperienze e buone pratiche e promuovere territori più inclusivi e capaci di accompagnare le persone con demenza e le loro famiglie.
Sul versante culturale, i Dialoghi di Civiltà hanno affrontato i temi della convivenza, del convivialismo, della policrisi e della necessità di immaginare una nuova civiltà della terra. Tra gli appuntamenti più partecipati, quello dedicato a “Convivialismo o barbarie” e l’incontro sull’enciclica “Magnifica Humanitas”, con l’arcivescovo Giovanni Intini, il monaco di Bose Giandomenico Placentino, il professor Nello Ciraci, il dottor Franco Colizzi e la giornalista Lucia Bellaspiga.
Arte, teatro e cultura per raccontare la nonviolenza
Il Festival ha utilizzato anche i linguaggi dell’arte e del teatro, con la mostra dell’artista brasiliana Miriam Duque De Paiva e lo spettacolo “Caino contro Abele – Fratello contro fratello”, dedicato alla memoria della volontaria AIFO Rosa Lofino.
A rendere ancora più partecipati gli appuntamenti sono stati anche i Portatori di Gioia di Ceglie Messapica.
La conclusione, domenica 11 ottobre, ad Ostuni è stata affidata all’incontro “La società dell’amore di Follereau”, seguito dai saluti ai relatori e ai partecipanti al Campo di Studi AIFO. Sempre domenica, a Lucera si sono vissuti vari momenti di spiritualità, intensi e molto partecipati.
Dal Festival tre impegni concreti
La decima edizione si chiude soprattutto con tre impegni, nati dal confronto tra organizzatori, associazioni e istituzioni.
Il primo riguarda la cooperazione con l’Ucraina e la volontà di dare concreta attuazione al patto di collaborazione tra Ostuni, San Vito dei Normanni e la città ucraina di Kobleve, trasformando il rapporto istituzionale in iniziative effettive di solidarietà.
Il secondo riguarda la disabilità, con la proposta di avviare una forte campagna territoriale di informazione e formazione sul D.Lgs. 62/2024 e sul progetto di vita individualizzato e partecipato, preparando istituzioni, operatori e realtà sociali alle nuove modalità di presa in carico della persona.
Il terzo nasce dall’incontro delle Comunità Amiche delle Persone con Demenza e consiste nell’appello rivolto ai Comuni pugliesi ad aderire al progetto nazionale, coinvolgendo associazioni e territori e sviluppando nuove esperienze locali.
Tre direzioni diverse ma unite da un obiettivo comune: trasformare i principi della cooperazione, della solidarietà e dell’inclusione in azioni concrete.
«Il Festival si conclude, ma non si esaurisce il lavoro che abbiamo avviato. Le iniziative di questi giorni hanno prodotto riflessioni, relazioni e soprattutto impegni che vogliamo portare avanti insieme alle istituzioni e alle associazioni», ha concluso Colizzi.
Lo sguardo è già rivolto alla XI edizione del Festival della Cooperazione Internazionale, che inizierà a prendere forma nei prossimi mesi, facendo tesoro delle relazioni costruite e del crescente coinvolgimento dei territori.
La decima edizione lascia così un messaggio preciso: prendersi cura dell’umano significa trasformare il dialogo in responsabilità e la solidarietà in azione. |
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