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| A Lagonegro il cinema diventa comunità grazie al Salotto Donata Doni |
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14/10/2026 | Il Salotto Donata Doni e l’Autunno Rosa raccontano attraverso il cinema storie, emozioni e consapevolezza ottobre il mese del Cinema di Comunità. Tre docufilm, tre incontri con i registi e un unico filo conduttore: la cultura come occasione di crescita personale, condivisione e valorizzazione delle donne. A Lagonegro, il Salotto Donata Doni, presieduto dalla prof.ssa Agnese Belardi, ha voluto dedicare il mese di ottobre all’iniziativa Autunno Rosa Lagonegro, proponendo un percorso cinematografico pensato per coinvolgere il maggior numero possibile di donne, offrendo loro occasioni di incontro, partecipazione e riscoperta del valore di sé. L’iniziativa si inserisce nel progetto Cinema di comunità, nato alcuni anni fa per volontà della prof.ssa Agnese Belardi e realizzato in collaborazione con il Cineteatro Iris di Lagonegro. Un progetto che riconosce nel cinema non soltanto una forma d’arte e di intrattenimento, ma uno strumento capace di avvicinare le persone, creare relazioni e stimolare riflessioni condivise.
Tutti e tre gli appuntamenti(9,10,13) sono stati promossi dalla Lucana Film Commission, con la presenza della presidente Margherita Romaniello, a testimonianza dell’importanza di sostenere iniziative culturali che raggiungono i territori e contribuiscono ad arricchirne la vita sociale.L’obiettivo dell’Autunno Rosa è stato quello di creare occasioni accessibili di partecipazione, capaci di accogliere e coinvolgere tante donne, favorendo soprattutto la fiducia in sé stesse, l’autostima e la consapevolezza del proprio valore. Un percorso nel quale il cinema diventa uno spazio di ascolto, emozione e condivisione, dove ogni storia può lasciare un segno e aprire nuove prospettive. La Basilicata che resiste: le voci della terra e della memoria. Il primo appuntamento ha proposto il docufilm Uno si distrae al bivio, diretto da Alessandra Lancellotti, regista premiata a Venezia nel 2026 e sostenuta dalla Lucana Film Commission. Intervistata dal prof.re Carmine Cassino. L'opera si ispira al mondo e al pensiero di Rocco Scotellaro, restituendo voce alla Basilicata attraverso le testimonianze di un contadino, di anziani braccianti e di giovani agricoltori lucani. Ne emerge il ritratto di una terra che cambia, ma che continua a custodire nelle proprie radici una straordinaria forza umana. Il lavoro, il rapporto con la terra, la memoria e la dignità delle persone diventano elementi di un racconto che non guarda soltanto al passato, ma interroga il presente. È una Basilicata che resiste, che continua a vivere attraverso le persone e le loro esperienze, mantenendo vivo un patrimonio di conoscenze, valori e tradizioni che appartiene all'identità collettiva. L'Avana autentica: la vita raccontata attraverso le strade. Il 10 ottobre il pubblico ha incontrato il regista Alfredo Chiarappa, presente alla proiezione del docufilm La calle pura, che accompagna lo spettatore in un'Avana lontana dai percorsi turistici convenzionali. Il documentario racconta la città attraverso le sue strade, la musica, i volti e la quotidianità di una comunità che continua a esprimere la propria identità con dignità e vitalità. La strada diventa così un luogo di incontro e di appartenenza, uno spazio in cui la vita si manifesta nella sua semplicità: nelle voci delle persone, nei suoni, nelle abitudini e nelle relazioni che tengono insieme una comunità. La presenza del regista ha arricchito la visione, permettendo al pubblico di avvicinarsi al percorso creativo dell'autore e alle ragioni che lo hanno condotto a raccontare questa realtà. Ancora una volta, il cinema ha offerto l'opportunità di attraversare geografie differenti e riconoscere, nelle esperienze degli altri, valori universali: il bisogno di sentirsi parte di una comunità, la bellezza delle relazioni e la capacità di trovare significato nella vita quotidiana. «Che strano chiamarsi Federico»: l'amicizia, la memoria e il mondo di Ettore Scola
Il terzo appuntamento, il 13 ottobre, ha avuto come protagonista il docufilm Che strano chiamarsi Federico, dedicato a Federico Fellini e al suo rapporto con Ettore Scola.
Alla proiezione ha partecipato Silvia Scola, figlia del grande regista, sceneggiatrice e coautrice dell'opera insieme al padre e alla sorella Paola, nonché autrice del libro Chiamiamo babbo. La sua presenza ha offerto al pubblico un'occasione preziosa per entrare nel mondo familiare e umano di Ettore Scola, riscoprendo, attraverso ricordi, aneddoti e un linguaggio intimo, il legame tra due grandi protagonisti del cinema italiano.
Il titolo del docufilm richiama lo sguardo singolare con cui Scola ha voluto raccontare Fellini, restituendone non soltanto la grandezza artistica, ma anche l'umanità, l'ironia e la sensibilità.
Nel racconto di Silvia Scola emerge un universo familiare fatto di battute cinematografiche, espressioni diventate rituali domestici e ricordi che trasformano la vita privata in una narrazione capace di raggiungere tutti.
L'amicizia tra Fellini e Scola si nutriva anche di momenti lontani dal lavoro. _Riferisce_ il regista Nicola Ragone che ha lavorato con Silvia, che i due si telefonassero talvolta nel cuore della notte per proporsi una passeggiata in automobile per Roma, senza una meta precisa, fino all'alba. Osservavano le case, i mercati, le strade e i volti delle persone.
Non cercavano necessariamente storie da mettere in scena: cercavano sguardi, dettagli, frammenti di vita. Era questo uno dei segreti della loro sensibilità artistica, la capacità di riconoscere nell'ordinario una fonte inesauribile di poesia.
La vita, per Ettore Scola, poteva essere una festa anche nei momenti più tristi. Da qui nasce il tono gioioso e affettuoso del docufilm, che celebra la memoria senza appesantirla, lasciando spazio all'ironia e alla tenerezza.
Il cinema, in questa prospettiva, non si esaurisce nelle immagini che scorrono sullo schermo. Continua dentro lo spettatore, nelle emozioni che rimangono, nei ricordi che riaffiorano e negli sguardi che impariamo a riconoscere. Autunno Rosa: il valore di sé attraverso la cultura. Con queste tre proiezioni, il Salotto Donata Doni ha voluto attribuire all'Autunno Rosa di Lagonegro un significato particolare, scegliendo la cultura come occasione per raggiungere e coinvolgere le donne attraverso storie capaci di emozionare, incuriosire e stimolare riflessioni personali.
L'intento è soprattutto quello di favorire l'autostima, incoraggiare la partecipazione e offrire momenti nei quali ogni donna possa sentirsi accolta, ascoltata e parte di una comunità.
Non si tratta soltanto di assistere a un film, ma di condividere un'esperienza: incontrare gli autori, ascoltare le loro testimonianze, confrontarsi con altri punti di vista e riconoscere quanto la cultura possa contribuire alla crescita individuale.
È proprio questa la forza del Cinema di comunità, un progetto fondato dalla professoressa Agnese Berardi, presidente del Salotto Donata Doni, che negli anni ha costruito un percorso culturale capace di mettere in relazione il territorio con il cinema d'autore e con le storie del nostro tempo. La collaborazione con il Cineteatro Iris arch Antonio Brigante e il sostegno della Lucana Film Commission, insieme alla partecipazione della presidente Margherita Romaniello, la giornalista Francesca Ferri e degli autori ospiti, confermano il valore di una rete culturale che porta il cinema vicino alle persone e rende ogni proiezione un momento di incontro autentico. Il cinema come bene condiviso. In una realtà come Lagonegro, iniziative di questo genere assumono un valore che va oltre il singolo evento. Significano mantenere vivi i luoghi della cultura, creare opportunità di partecipazione e dimostrare che anche nei piccoli centri è possibile costruire percorsi di grande spessore artistico e umano. Il cinema di comunità permette di incontrarsi, ascoltare, emozionarsi e riconoscersi nelle esperienze degli altri. Le storie della Basilicata, le strade dell'Avana e la memoria di Fellini e Scola diventano così occasioni per guardare il mondo con maggiore curiosità e per riscoprire il valore delle relazioni. Con l'Autunno Rosa, il Salotto Donata Doni rinnova dunque il proprio impegno nel promuovere una cultura accessibile, partecipata e capace di valorizzare le donne, mettendo al centro la loro presenza, la loro voce e la fiducia nelle proprie possibilità. Perché la cultura non è soltanto ciò che si apprende, ma anche ciò che si condivide. E quando il cinema riesce a riunire le persone attorno a una storia, a un'emozione o a un ricordo, diventa un bene comune: uno spazio in cui sentirsi parte di una comunità e riscoprire, insieme, il valore di sé e degli altri. La comunità del lagonegrese ha risposto con la nutrita presenza , le persone visibilmente emozionate per il tuffo nel passato del grande cinema italiano, ha apprezzato le nuove proposte dei giovani registi e rinnovato il piacere del grande schermo rilassati in comode poltrone. |
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