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| Un romanzo nato a Castrovillari, con un pezzo di me lucana di Rotonda |
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23/07/2026 | C'è un passo dell'Ecclesiaste che ho riletto molte volte mentre scrivevo questo libro: "Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo. C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire." Non l'ho scelto a tavolino. Ci sono arrivata dopo, rileggendo le pagine che avevo già scritto, e ci ho ritrovato dentro tutto quello che volevo raccontare: che guarire non è un momento solo, ma tanti piccoli tempi, uno via l'altro.
Il mio romanzo d'esordio, "L'Unica Notte Che Conta" (Leone Editore), è nato a Castrovillari, dove vivo. Ma io sono lucana, di Rotonda — e credo che qualcosa di quella terra, del Pollino, sia rimasto dentro questa storia anche se non la nomino mai esplicitamente: quel modo silenzioso e ostinato che hanno certi luoghi di insegnarti a resistere prima ancora di insegnarti a parlare.
Il libro segue il percorso di Sole, dall'adolescenza alla giovinezza, attraverso il peso di una famiglia distratta, il lavoro in biblioteca, un percorso di psicoterapia fatto di resistenze e piccole aperture, e un gruppo di lettura che finisce per condurre lei stessa. È una storia di formazione, ma anche — mi sono resa conto strada facendo — una riflessione su dolore, scelta e sui limiti che ciascuno si costruisce da solo.
Mi sono ritrovata più volte a pensare a una frase di Schopenhauer: "Ogni uomo prende i limiti del proprio campo visivo per i confini del mondo." È esattamente il percorso di Sole, convinta per anni che il proprio dolore fosse colpa propria, fino a imparare, poco alla volta, a vedere oltre quel confine.
C'è poi un altro pensiero dello stesso filosofo che ho sempre trovato spietatamente vero: "L'uomo può fare ciò che vuole, ma non può volere ciò che vuole." L'ho accostato, mentre scrivevo, a un passaggio sul restare, che nel libro definisco "il compito più difficile" ma anche "l'unica cosa che cambia qualcosa".
Nelle pagine del romanzo ci sono anche frasi che ho scritto quasi come piccoli aforismi a sé stanti: "Scegliere non significa non avere più paura. Significa avere paura e aprire la finestra lo stesso", dal capitolo 42. O ancora, dal capitolo 17: "Se non fossi venuta quella notte non saresti qui adesso. Questo è l'unico fatto che conta" — la frase che dà il titolo a tutto il libro.
Il libro non è ancora in libreria. La sua pubblicazione dipende dal raggiungimento di 150 pre-ordini entro la scadenza della mia campagna di crowdfunding: al momento siamo a 40. Chi prenota una copia riceve, oltre al libro, una menzione nei ringraziamenti e una dedica autografata.
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Nota redazionale: contattatemi per eventuali foto aggiuntive, dichiarazioni dirette o approfondimenti sul processo di scrittura. |
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