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Recensione di “Una memoria d’Elefante” |
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26/08/2013 | Fin dall’antichità l’uomo ha riconosciuto alla memoria un ruolo cruciale per la propria identità e per la propria interazione con il mondo:
presso i Greci era personificata dalla figura mitologica di Minemosine che, accoppiandosi con Zeus, generò le nuove Muse, l’ideale supremo dell’arte e della conoscenza.
Le acque di Memosine che scorrevano a Olimpia, conferivano all’uomo la capacità di conservare i propri ricordi, in un’epoca storica in cui la conoscenza della scrittura non era diffusa.
Fin da subito si svilupparono trucchi mnemonici per combattere l’oblio, che utilizzavano come nel caso del metodo dei loci, l’associazione tra le informazioni da memorizzare ed alcune immagini collegate da un tragitto, da ripercorrere mentalmente.
E’la nascita della mnemotecnica, che ebbe molti estimatori, sia nel mondo romano dove trovò applicazione nell’esercizio dell’arte oratoria, sia nel Medioevo, sia nel Rinascimento.
Questo interesse oggi ha perso importanza: gli studi di neuroscenze e di psicologia cognitiva hanno permesso di superare questo modello “cumulativo” per arrivare a quello di una pluralità di sistemi con molte funzioni (lessicale, semantica, iconica) che interagiscono tra loro, mentre spetta alla memoria a breve termine integrare i contributi delle altre memorie quando occorre recuperare un ricordo.
Nel libro dal titolo “Una memoria d’Elefante” edito dalla Casa Editrice Springer, Lieury, ripercorre la storia del concetto di memoria, dagli studi di mnemotecnica ai modelli più accreditati della ricerca, senza trascurare qualche consiglio, scientificamente verificato, per mantenerla sempre in buona parte.
E’ stato scientificamente dimostrato che la memoria è un muscolo che va continuamente allenato per cui il libro anche se affronta l’aspetto teorico del problema, fornisce alcuni esercizi per addestrare la mente ad averla super come un’elefante.
Per cui la terapia più consona per addestrare la memoria è quella di allenarla costantemente con tecniche specifiche come quella dell’associazione delle immagini che si rivela utile anche per imparare più rapidamente a memoria .
Biagio Gugliotta
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