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| La Caritas di Potenza lancia il cantiere dei "Co-costruttori di bene comune" |
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15/05/2026 | Si è svolto ieri, presso il Centro Polifunzionale di Tito Scalo della Caritas diocesana di Potenza -Muro Lucano - Marsico Nuovo, l'affollato e intenso convegno dal titolo "Co-costruttori di bene comune". Un’occasione preziosa per rimettere al centro dell'agenda sociale e politica il concetto profondo di "bene comune" e per tracciare la strada verso un innovativo 'Patto di rete e di comunità' che vedrà presto formalizzata la collaborazione tra tutti gli attori del territorio. L'evento ha sancito, dunque, la volontà di superare la logica assistenziale del "welfare delle prestazioni" per abbracciare un approccio multidimensionale, fondato sulla partecipazione e sulla corresponsabilità.
Il direttore della Caritas Diocesana di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, Marina Buoncristiano ringraziando tutto il gruppo di lavoro, ha tracciato l'orizzonte operativo del convegno, annunciando i dettagli del prossimo Patto che sarà sottoscritto tra gli attori del bene comune. Un documento che nasce per rispondere alle fragilità strutturali della Basilicata: spopolamento, difficoltà occupazionali, invecchiamento della popolazione e bassi livelli di reddito pro-capite. Solo nel 2024, la rete Caritas della Diocesi ha incontrato ben 4.442 persone, registrando una povertà cronica e trasversale che colpisce anche chi un lavoro ce l'ha (circa il 22% dei beneficiari). "Il bene comune non è la semplice somma di servizi o prestazioni individuali", ha spiegato Marina Buoncristiano. "L'approccio puramente riparativo o i trasferimenti monetari non bastano più a garantire il superamento delle fragilità. Con questo Patto di rete e di comunità vogliamo andare controcorrente. Non cerchiamo uno scambio di prestazioni, ma una cornice di metodo: vogliamo condividere strumenti e 'pensare insieme' prima ancora del 'fare insieme' , rimettendo al centro la dignità e la particolarità di ogni singola persona".
Il cuore metodologico e didattico del convegno ha trovato la sua massima espressione nell'atteso intervento del direttore di Caritas Italiana, Don Marco Pagniello, il quale ha declinato il concetto di "Advocacy", spiegando come essa rappresenti lo strumento indispensabile per progettare concretamente il bene comune oggi, specialmente dinanzi alle gravi difficoltà del nostro tempo. "Fare Advocacy – ha spiegato Don Marco Pagniello – significa letteralmente 'prendere parola' e, soprattutto, 'aiutare a prendere parola'. Per la Caritas non si tratta di un'attività teorica o di un semplice esercizio di comunicazione, ma di un mandato preciso: dare voce a chi non ne ha, accendendo i riflettori sulle cause strutturali della povertà e dell'esclusione sociale. Progettare il bene comune in un'epoca complessa come la nostra richiede il coraggio di passare dalla sola risposta all'emergenza (le 'prestazioni tampone') a un'azione politica e sociale che incida sulle decisioni, sulle leggi e sui sistemi di welfare a partire da quelli locali". Don Pagniello ha esortato la platea a non farsi scoraggiare dalle fatiche e dalle solitudini crescenti, ma a leggere queste difficoltà come una chiamata a camminare insieme e a costruire bene comune mettendo in rete tutti gli attori. In un passaggio chiave del suo discorso, Don Pagniello ha lanciato un forte appello alla responsabilità gestionale tanto politica quanto ecclesiale: "le risorse devono essere ottimizzate. Ottimizzare non significa semplicemente tagliare, ma valorizzare al massimo ciò che si ha, evitare la dispersione dei fondi e contrastare ogni forma di spreco materiale e progettuale."
Le parole di Don Pagniello si sono perfettamente intrecciate con la profonda riflessione biblica e antropologica dell'Arcivescovo della Diocesi di Potenza - Muro Lucano - Marsico Nuovo, S.E. Mons. Davide Carbonaro, che ha rintracciato le radici dell'impegno sociale direttamente nella Parola di Dio: "Nel testo della Genesi, al culmine della Creazione, l’Onnipotente esprime la bontà intrinseca della sua opera: 'Dio vide quanto aveva fatto ed ecco era cosa molto buona' (in ebraico tob me’od). Il bene si coniuga da subito con il buono e con il bello (kalos). L'uomo, posto al vertice, ne è al contempo il custode e il diffusore". Mons. Carbonaro ha poi richiamato l'affascinante esperienza delle prime comunità cristiane narrata negli Atti degli Apostoli, incentrata sulla koinonia (mettere in comune i beni) in netta opposizione all'egoismo dell'idios (il privato): "Per la comunità credente l’Advocacy trova il suo contesto vitale nel mandato biblico di 'aprire la bocca in favore del muto' (Pr 31,8). Se le varie forme di potere non parlano, Dio si fa portavoce e difensore del povero. Per noi non si tratta solo di un impegno etico o filantropico, ma di un compito teologale. In un mondo che corre veloce, ascoltare, fermarsi, difendere e accompagnare sono 'opere segno' indispensabili per co-costruire un bene che sia non solo bello, ma vero".
Protagonisti della macchina organizzativa del convegno e in perfetta sinergia con la Caritas nella la stesura del suddetto Patto, sono stati i vertici dell'Ordine degli Assistenti Sociali, che hanno approfondito il valore strategico della "rete" e le sfide metodologiche che investono la professione a livello nazionale e locale. Giuseppe Palo, Consigliere Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali, ha allargato lo sguardo sulle linee d’indirizzo e sulle metodologie nazionali, evidenziando come la complessità sociale odierna imponga un cambio di paradigma: "Il ruolo dell'assistente sociale oggi si ridefinisce all'interno di una dimensione comunitaria ed etica. Non siamo semplici erogatori di servizi, ma veri e propri nodi di connessione e facilitatori di legami. A livello nazionale, la sfida è quella di strutturare un sistema in cui l'integrazione tra i servizi sociali, il terzo settore e la comunità ecclesiale diventi strutturale, garantendo che le buone pratiche di rete si trasformino in politiche sociali stabili e diffuse". A calare questa visione nella realtà lucana è stata Marlene Ambroselli, Presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali della Basilicata, che ha posto l'accento sulla specificità del contesto locale segnata da una carenza di assistenti sociali: "In un territorio come il nostro, segnato da distanze geografiche e fragilità strutturali, la rete non è un'opzione, ma l'unica via di sopravvivenza per il welfare. Cooperare attivamente con la Caritas ci permette di unire le competenze professionali dell'assistente sociale alla straordinaria capacità di prossimità e ascolto dei presidi parrocchiali. Questa sinergia, che si concretizzerà nel prossimo Patto di comunità, ci consentirà di superare la frammentazione degli interventi".
Particolarmente incisivo è stato l’intervento del Vicepresidente della Regione Basilicata, Pasquale Pepe, che in rappresentanza del governo regionale con l'assessore Mongiello, ha raccolto con forza le sollecitazioni del convegno, offrendo una lucida analisi sul ruolo della politica e delle istituzioni nella generazione di valore per il territorio. Pepe ha posto l’accento sulla necessità impellente di una progettazione virtuosa, tecnica e strategica: la Basilicata si trova dinanzi a grandi opportunità di sviluppo economico e sociale, ma queste – ha ricordato il Vicepresidente – possono essere capitalizzate solo se si possiede la capacità di programmare con lungimiranza e qualità, abbandonando l'estemporaneità. Il cuore del suo discorso ha toccato le difficoltà del nostro tempo, il complesso scenario internazionale e il sentimento della fiducia unitamente al valore dell’ottimismo: un ottimismo che Pepe ha definito "concreto, operativo, che nasce unicamente dalla reale e profonda voglia di fare e di cambiare le cose". Le istituzioni, in quest’ottica, non devono essere percepite come apparati burocratici, ma come i motori primari per tessere legami e "costruire bene comune" insieme ai corpi sociali e alle comunità. Nel confermare il pieno sostegno e nel ringraziare la Caritas e tutti i volontari per il quotidiano impegno sul territorio, Pepe ha concluso ricordando che il ruolo più nobile della politica è proprio quello di farsi custode di questa sinergia, guidando i processi di sviluppo verso un'autentica giustizia sociale. Dagli interventi dei sindaci di Tito, Fabio Laurino e di Potenza, Vincenzo Telesca è emersa una visione comune: i servizi sociali devono essere intesi come un'infrastruttura strategica, al pari di quelle materiali. Solo attraverso una rete di protezione solida, capace di integrare le politiche comunali con le risorse regionali, è possibile restituire speranza e dignità, trasformando la fragilità in un’occasione di ripartenza collettiva. |
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