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| Cardiomiopatia ipertrofica: all'ospedale San Carlo di Potenza attivato un ambulatorio dedicato |
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10/05/2026 | La cardiomiopatia ipertrofica è una malattia silenziosa che colpisce il cuore senza avvisare, spesso scambiata per stanchezza o ansia, a volte scoperta solo dopo un episodio grave. Se fino a poco tempo fa le opzioni terapeutiche risultavano limitate e spesso insufficienti, oggi lo scenario per i pazienti della Basilicata e dell'intero bacino d'utenza segna una svolta decisiva. Nell’ospedale San Carlo di Potenza è stato attivato un ambulatorio specialistico dedicato esclusivamente alla cardiomiopatia ipertrofica, con focus specifico sulle forme ostruttive, le più difficili da trattare. Un servizio che non si limita alla diagnosi, ma accompagna il paziente lungo un percorso clinico integrato, dalla valutazione specialistica al monitoraggio continuo, fino all’accesso alle terapie più avanzate oggi disponibili.
“Questo ambulatorio non è solo un servizio in più, è la dimostrazione che l’Azienda ospedaliera è sempre più punto di riferimento nazionale per le patologie complesse. Il nostro obiettivo è che nessun paziente lucano debba cercare altrove ciò che può trovare a casa propria e di offrire lo stesso servizio per le regioni limitrofe. Continuiamo a investire nelle persone e nell’innovazione, perché la qualità della cura non è un privilegio, è un diritto. L’integrazione tra competenze d’eccellenza, innovazione dei percorsi e tecnologie d'avanguardia, unita a una visione che mette la persona, e non la patologia, al centro di ogni scelta, garantisce al San Carlo una prospettiva costantemente rivolta al futuro". Con queste parole il direttore generale dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza, Giuseppe Spera, ha commentato l’apertura del nuovo servizio.
La cardiomiopatia ipertrofica è causata da un ispessimento anomalo delle pareti del muscolo cardiaco che ostacola il normale flusso del sangue. Chi ne soffre può avvertire affanno, dolore toracico, palpitazioni o episodi di svenimento. Spesso ha una componente genetica, il che rende fondamentale lo screening dei familiari. Per anni la gestione di questa patologia ha rappresentato una sfida clinica non facile. Le terapie tradizionali non sempre erano sufficienti e, nei casi più gravi, si ricorreva a interventi invasivi. Oggi il panorama terapeutico è cambiato radicalmente. Al centro del nuovo percorso c’è una terapia d’avanguardia grazie a un farmaco innovativo che agisce direttamente sul meccanismo alla base della malattia, modulando la contrazione cardiaca in modo selettivo ed efficace. È una terapia che interviene sulla causa, migliorando concretamente la qualità di vita dei pazienti e riducendo, in molti casi, la necessità di procedure chirurgiche. I primi pazienti sono già stati presi in carico nella unità operativa complessa di Cardiologia del San Carlo e i risultati iniziali sono incoraggianti, sia sul piano dei sintomi che dei parametri clinici. “L’attivazione di questo ambulatorio rappresenta un traguardo significativo per la nostra struttura e per l’intero territorio regionale ed extraregionale, in linea con gli indirizzi della direzione strategica rivolti alla crescita quali-quantitativa. Il nuovo trattamento farmacologico ci consente di offrire opzioni terapeutiche fino a poco tempo fa impensabili, migliorando concretamente la vita dei nostri pazienti”, ha dichiarato Eugenio Stabile, professore ordinario di Cardiologia all’Università degli Studi della Basilicata e direttore della unità operativa complessa di Cardiologia del nosocomio potentino. La dottoressa Maria Raffaella Aicale, specialista cardiologa coinvolta nella gestione di questi pazienti aggiunge che “la cardiomiopatia ipertrofica è spesso sottodiagnosticata e complessa da gestire. Questo nuovo trattamento ci permette di intervenire in modo più mirato, direttamente sul meccanismo della malattia. I primi risultati ci incoraggiano a proseguire con fiducia".
L’ambulatorio è inoltre centro di riferimento per la diagnosi precoce e lo screening familiare. Una funzione strategica, considerata la natura spesso ereditaria della malattia. L’obiettivo è intercettare i casi prima che diventino gravi, costruendo attorno alla persona in cura e alla sua famiglia una rete di sorveglianza clinica continuativa. |
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