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Protagonisti e retroscena di una classe politica in crisi in un libro di Fontana |
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1/12/2018 | “Un paese senza leader -Storie, protagonisti e retroscena di una classe politica in crisi” mette in rilievo che nessun vero leader può emergere: lo hanno impedito le diverse leggi elettorali (maggioritari sempre mascherati) il sistema di finto premierato che ci ha accompagnati in questi venticinque anni, l’assenza di un meccanismo di sfiducia costruttiva (un governo cade quando c’è una proposta alternativa già pronta).
E ad aggiungere ostacoli è arrivata la novità di una selezione della classe dirigente affidata a qualche centinaia di click in rete.
Tutto era già chiaro dai primi anni novanta con la dissoluzione dei partiti storici della Prima Repubblica, investiti e travolti da Mani Pulite per quanto riguarda la DC ed il PSI; schiacciati dalla caduta del Muro di Berlino e dal sistema dei paesi comunisti per quanto concerne il PCI.
Le antiche leadership scompaiono, le nuove devono misurarsi con una legge elettorale il Mattarellum basato per i 2/3 su collegi uninominali in cui vince il primo classificato), che spingono ad una spartizione preventiva dei seggi tra i partiti partitini alla vigilia del voto.
Persino Silvio Berlusconi come riportato nel testo, leader televisivo per antonomasia, che vincerà le elezioni del 1994 è costretto ad allearsi con la Lega di Bossi al Nord e con Alleanza nazionale di Fini al Sud.
Ma anche quelli dello schieramento opposto della sinistra, sono stati costretti ad aggregarsi per dare un governo al paese, e non è emersa la figura del vero leader.
Alle elezioni del 4 marzo 2018 non ci sono stati né vincitori né vinti e si sono dovuti alleare i due maggiori partiti Lega Nord e Movimento a 5 stelle, per dare al paese un governo capeggiato da un docente universitario della facoltà di Giurisprudenza di Firenze prestato alla politica.
Per quanto riguarda i partiti, rispetto alla prima repubblica non sono diminuiti, ed i governi continuano ad essere instabili, come dimostrano i casi di governi che sono caduti e ricreati, mentre sarebbe opportuno che fossero più stabili e duraturi, e quindi meno partiti e più governabilità.
Il nostro sistema dovrebbe essere bipolare in cui il leader del partito di maggioranza andrebbe al potere e quello di minoranza all’opposizione e viceversa, come si verifica in molti stati esteri.
Biagio Gugliotta
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