«La dignità della persona prima di tutto: verità e umanità per chi è trattenuto nel Cpr di Palazzo San Gervasio». È l’appello dell’Ufficio Migrantes della Conferenza episcopale di Basilicata dopo la morte, il 10 agosto scorso, di un tunisino di 30 anni. Secondo quanto riferito dalla Procura di Potenza, si è trattato di un suicidio. L’Ufficio Migrantes chiede una verifica «piena e trasparente» sulle condizioni di vita all’interno del Centro, con particolare attenzione all’accesso alle cure sanitarie, ai mezzi di comunicazione con l’esterno e agli spazi di ascolto e sostegno, soprattutto per le persone più vulnerabili.
«Dinanzi al dolore di una giovane vita spezzata, non si può tacere e il primo dovere è quello della verità in tutti i suoi aspetti», sottolinea l’organismo, esprimendo fiducia nelle istituzioni affinché venga fatta piena luce sull’accaduto. La vicenda, aggiunge l’Ufficio Migrantes, impone anche una riflessione più ampia. Nel Cpr di Palazzo San Gervasio, infatti, due anni fa era morto un altro giovane, Oussama. «Un fatto di tale gravità – si legge nel comunicato – impone una riflessione più ampia, che chiama in causa tutti» e richiede percorsi capaci di garantire condizioni di vita più dignitose. Perché l’appello non rimanga solo una dichiarazione di principio, la Conferenza episcopale di Basilicata propone inoltre di consentire, secondo modalità compatibili con le esigenze del Centro, la presenza di associazioni di volontariato, cattoliche e non.
L’obiettivo è offrire assistenza umana e psicologica, legale e spirituale, oltre a momenti di ascolto e all’insegnamento della lingua italiana. «La dignità – conclude l’Ufficio Migrantes – non è un principio astratto, ma una misura concreta con cui giudicare e correggere i luoghi in cui viviamo insieme».