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Storie di sanità: la giovane dottoressa che non lascia il territorio

13/07/2026



La carenza di medici è un enorme problema che affligge la Basilicata e non solo. La paura venga messa a repentaglio la continuità assistenziale è un sentimento con il quale convivono ormai da tempo migliaia e migliaia di persone. Sopratutto quando si parla di abitanti delle aree più interne e periferiche, distanti chilometri dal più vicino ospedale o pronto soccorso.


È il caso della Valle del Mercure o della Val Sarmento, che hanno quale nosocomio di riferimento quello di Lagonegro. Ma potremmo citarne anche altri. In gran parte del territorio lucano, la mancanza di medici di famiglia sta sempre più condizionando gli utenti: tra l’altro, quando ci sono, sempre più spesso ricevono a singhiozzo ossia garantendo la loro presenza in loco solamente per una o due volte la settimana. La Regione ha cercato di intervenire, ma disagi e difficoltà persistono.


Per comprendere la complessità del problema e trovare delle soluzioni, è fondamentale anche conoscere il punto di vista degli stessi medici, soprattutto quello dei più giovani che, dopo anni di studi molto duri, sono chiamati ad ulteriori pesanti sacrifici per intraprendere una professione molto complicata e, al contrario di quanto si pensi, non sempre ben remunerata. Vincenzina Di Giano è originaria di Rotonda e si è laureata da pochissimo: dopo aver sostituito un medico di famiglia, ha appena completato dei turni molto lunghi e faticosi per assicurare sul territorio la presenza di una guardia medica. Sembra scontato come, per chi come lei è agli inizi, la scelta su cosa fare del proprio futuro dipenda esclusivamente da ragioni economiche, invece non è così poiché i fattori da considerare sono davvero tanti. Per cui, alla fine, a prescindere da normative o procedure, ciò che conta è sempre la volontà del singolo.
Dottoressa, come sono andate queste due settimane?


«In questa appena terminata ho fatto la spola tra Rotonda, Viggianello e Francavilla in Sinni per garantire il servizio di guardia medica, sono stanca ma ero consapevole di cosa mi attendesse e non me ne lamento, in quanto avrei potuto anche rinunciare a combinare la sostituzione in studio prima con la guardia medica poi, ma fa parte di un percorso che voglio fare. Ogni mia scelta deriva dalla passione e dall’amore che nutro verso questo lavoro».
Allora ci sono speranze che possa un giorno diventare un nuovo medico di famiglia dell’area? «Una decisione del genere dev’essere ben ponderata, rispetto alla ricerca o all’attività negli ospedali ci sono delle differenze enormi. Tuttavia, è chiaro che ciascuno ha sempre in testa un obiettivo da raggiungere».
Il suo qual è?


«La chirurgia».
In particolare?


«Neurochirurgia».
Che differenze ci sono tra esercitare in ospedale e visitare come medico di famiglia?


«Diciamo che in ospedale ci sono delle opportunità di crescita che, facendo il medico di famiglia, non si hanno».
Da un punto di vista economico cosa converrebbe di più? «L’inizio in ospedale è difficilissimo, gli stipendi sono bassi rispetto ai turni massacranti che bisogna fare. A livello territoriale, economicamente, è invece più conveniente anche se poi bisogna fare i conti con la carenza di servizi e strutture».
Per cui, tirando le somme tra le due opportunità?


«La carriera ospedaliera ribadisco che, con tutte le difficoltà, ti consente di crescere sotto tanti punti di vista, mentre, continuando a fare quello che sto facendo, per quanto sia utile e formativo, ad un certo punto dovrò inevitabilmente fermarmi».
Quindi, sembra di capire che difficilmente continuerà a fare il medico di famiglia?


«Per adesso mi sono data un anno di tempo, dopodiché, ritengo che avrò tutti gli elementi per decidere in modo corretto quale sarà il mio futuro. Intanto, sto comunque facendo qualcosa che mi piace altrimenti non avrei mai iniziato. L’importante è avere le idee chiare poiché non vorrei un domani accettare i libretti degli assistiti, per poi piantarli in asso appena si presenta un’opportunità migliore. È anche una questione di rispetto».



Gianfranco Aurilio


Lasiritide.it




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