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Geografia giudiziaria: si riapre il dibattito su Lagonegro e Sala Consilina

29/06/2026



Dopo la proposta di chiusura per carenza di giudici e pm avanzata dall’Associazione Nazionale Magistrati, immediatamente stigmatizzata dal Consiglio dell’ordine e dalla Camera penale, il tribunale di Lagonegro torna ad animare il dibattito politico.


Nel prossimo futuro, di fatti, potrebbe esserne ridotta la giurisdizione. È quanto sta tentando di ottenere Domenico Cartolano, sindaco di Sala Consilina, che sta spingendo affinché il palazzo di giustizia del proprio Comune riapra i battenti dopo quasi 15 anni.


Il primo cittadino è stato ascoltato in Commissione giustizia della Camera dove è all’esame il disegno di legge dell’esecutivo nazionale di revisione delle circoscrizioni giudiziarie. La riforma del 2012 soppresse diversi tribunali tra cui quello di Melfi e, appunto, di Sala Consilina che fu accorpato a quello di Lagonegro che però è in una regione diversa dalla Campania.


Cartolano, accompagnato dal deputato di Azione Antonio D’Alessio, ha puntato su questo ma anche su altri argomenti. Il sindaco ha innanzitutto lamentato l’assenza in loco di una Procura, richiamando in proposito le diverse relazioni della Direzione distrettuale antimafia sul crescente interesse della criminalità organizzata nell'area del Vallo di Diano, che a suo avviso impongono il rafforzamento della presenza dello Stato sul territorio. Secondo Cartolano, che si è però detto scettico circa un epilogo favorevole, «la riforma non ha raggiunto gli obiettivi di efficienza e ha ridotto la capacità di contrasto ai fenomeni criminali». Aggiungendo come, al contrario, quanto deciso nel 2012, ha comportato «meno servizi alla giustizia, disagi per utenti e operatori e presidio di legalità indebolito».


La riforma ridisegnò la mappa della geografia giudiziaria per ridurre i costi e razionalizzare risorse. Erano gli anni della crisi dei debiti sovrani e della paura di default. In nome del risparmio, la mannaia della “spending review” impose la chiusura di 31 tribunali minori e di 220 sezioni distaccate, accorpandoli alle sedi principali. Inoltre furono colpiti anche i giudici di pace, con la soppressione di oltre 600 sedi.


Per estensione territoriale, il Tribunale di Lagonegro è il secondo in Italia, dietro solamente a quello di Roma. Un accorpamento, quello con Sala Consilina, non privo di contraddizioni. Ad esempio, Lagonegro non dispone di un istituto penitenziario e, ormai da tempo, è stato dismesso anche quello di Sala. Non a caso, il Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Lagonegro aveva proposto la realizzazione di una casa circondariale nel Comune valnocino, facendo leva sulle implicazioni sociali poiché migliorerebbe la rieducazione del detenuto - si pensi al problema del sovraffollamento delle celle o alle limitate visite dei familiari dovute alle distanze - piuttosto che alle ricadute economiche per l’area. La richiesta risale a quasi due anni fa, ma ancora nulla si è mosso: per cui, il carcere lucano più vicino rimane quello di Potenza. Di certo, però, quest’ultimo, rappresenta un ulteriore segnale di come, in Italia, troppo spesso, i tagli vengano decisi usando solamente la calcolatrice e senza considerarne appieno le conseguenze.


Anche la Basilicata sta cercando di ottenere la riapertura di un palazzo di giustizia, sta di fatti premendo per Melfi. In proposito, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha appena approvato il documento predisposto dalla Commissione affari istituzionali e generali da rappresentare alla stessa Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, proprio nell’ambito dell’esame del disegno di legge C. 2646 del Governo recante “Disposizioni in materia di circoscrizioni giudiziarie”.


Nel testo si evidenzia come, a quasi 15 anni da quella riforma, il bilancio presenti diverse criticità. Tra queste, l’allontanamento dei servizi di giustizia dai cittadini e dalle imprese, il congestionamento degli uffici giudiziari accorpanti e la scarsa considerazione delle specificità territoriali, infrastrutturali e produttive delle aree interessate. Come comunicato mercoledì scorso dal vice presidente della Regione Basilicata e assessore alle Infrastrutture, Pasquale Pepe, nel documento è appunto inserita la richiesta di riapertura del tribunale della città federiciana.


 


Gianfranco Aurilio


Lasiritide.it




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