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| Acqua in Basilicata: quadro stabile e severità idrica bassa, ma tensioni sulla ripartizione delle risorse irrigue |
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13/06/2026 |
|  Il sistema idrico lucano presenta una situazione complessivamente stabile e sotto controllo, anche in vista di uno scenario climatico poco favorevole, con scarse precipitazioni e temperature sopra la media. Secondo l’Autorità di Bacino dell’Appennino Meridionale, il livello di severità idrica resta “basso”, sia per uso potabile sia per quello irriguo. Nei principali invasi regionali, Monte Cotugno e Pertusillo, si registra un accumulo di circa 124 milioni di metri cubi d’acqua in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Situazione ancora più favorevole per la diga di Camastra, che ha raggiunto il livello di sfioro grazie all’aumento degli apporti sorgivi, assicurando così la piena disponibilità idrica per il territorio servito. Migliorano anche le condizioni del comparto irriguo, con severità idrica bassa su tutto il territorio regionale, incluso il Vulture-Alto Bradano. Anche Acquedotto Lucano conferma un quadro positivo: le risorse disponibili sono sufficienti per la fascia jonica e superiori al fabbisogno nel Pollino-Lagonegrese, mentre le sorgenti garantiscono un apporto significativo per la Collina materana e il Vulture-Melfese. Resta invece aperto il tema della gestione delle risorse irrigue nello schema Ofanto, dove l’assegnazione di circa 7 milioni di metri cubi d’acqua alla Basilicata per il comprensorio del lavellese viene giudicata insufficiente dall’assessore regionale all’Agricoltura Carmine Cicala e dal presidente del Consorzio di Bonifica Giuseppe Musacchio. Criticità anche sui criteri di riparto e di misurazione, ritenuti non condivisi e poco trasparenti, tanto da richiedere l’intervento di un ente certificatore terzo. Nel frattempo proseguono le verifiche sulla diga del Rendina, per la quale sono previsti 114 milioni di euro di lavori e nuove verifiche tecniche prima della gara d’appalto. |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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