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Esplosione al deposito Eni di Calenzano: chiuse le indagini, nove indagati per omicidio colposo e disastro

21/05/2026



Dopo un lungo lavoro investigativo durato oltre un anno tra incidente probatorio e analisi degli atti, la Procura di Prato ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini sulla tragica esplosione avvenuta il 9 dicembre 2024 nel deposito carburanti Eni di Calenzano. L’esplosione causò cinque vittime, 27 feriti e gravi danni, aprendo uno dei casi più complessi degli ultimi anni sul fronte della sicurezza industriale. Secondo gli inquirenti, alla base del disastro vi sarebbero “errori gravi e inescusabili” commessi durante le operazioni di allestimento di una nuova linea per biocarburanti. Nel dettaglio, la Procura evidenzia criticità nella gestione del rischio, nella pianificazione delle attività e nella presenza di possibili fonti di innesco in un’area ad alta pericolosità, elementi che avrebbero reso l’incidente prevedibile ed evitabile.
Sono nove gli indagati raggiunti dall’atto finale delle indagini: sette dirigenti o preposti di Eni e due della società appaltatrice Sergen srl. Le accuse, a vario titolo, comprendono omicidio plurimo colposo, disastro colposo e lesioni. Tra loro figurano responsabili del deposito, tecnici e figure apicali coinvolte nella gestione delle operazioni e della sicurezza del sito.
Gli indagati avranno venti giorni di tempo dalla notifica per chiedere di essere interrogati o presentare memorie difensive, prima dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura. L’inchiesta, tuttavia, esclude Eni spa come persona giuridica: secondo quanto emerso dall’incidente probatorio, il modello organizzativo della società è stato ritenuto adeguato e non sarebbe emerso un nesso diretto tra le previsioni interne e i fatti contestati, rendendo non configurabile l’illecito amministrativo.
Parallelamente, è stato notificato anche un secondo avviso di conclusione indagini relativo a presunti reati ambientali per lo sversamento di idrocarburi in un fosso vicino all’impianto. Anche in questo caso risultano indagati dirigenti e responsabili del sito. L’esplosione, lo ricordiamo, causò 5 morti, tra cui gli operai lucani Gerardo Pepe, 45 anni, di Sasso di Castalda (PZ) e Franco Cirelli, 50 anni di Cirigliano (MT).




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